Brembo e SIAD stringono un’alleanza strategica per lo stoccaggio dell’idrogeno: tra innovazione, materiali ceramici e il salto verso la decarbonizzazione industriale
- piscitellidaniel
- 6 ott
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Nel panorama italiano dell’energia verde, emerge un nuovo tassello che vale la pena analizzare con attenzione: Brembo e SIAD hanno deciso di unire le forze investendo nella startup Hydrospark, una realtà che sviluppa tecnologie avanzate per lo stoccaggio e la produzione di idrogeno. L’intesa non è solo un’operazione finanziaria, ma un segnale chiaro che le imprese meccaniche e industriali italiane intendono giocare un ruolo attivo nella transizione energetica.
Hydrospark, la startup bergamasca attiva nel settore delle celle a ossido solido (Solid Oxide Cell, SOC), ha attirato l’interesse di Brembo (mediante la sua divisione Brembo Ventures) e del gruppo SIAD, che hanno deciso di entrare nel capitale con quote paritetiche. L’investimento punta a consolidare la piattaforma tecnologica, accelerare le fasi sperimentali, dimostrare la fattibilità industriale su scala pilota e scalare verso produzioni significative. La tecnologia SOC si caratterizza per l’elevata efficienza nella conversione dell’idrogeno in elettricità e calore, con la potenzialità anche di invertire il processo per produrre idrogeno da fonti rinnovabili: ciò la rende un componente centrale per le strategie di stoccaggio energetico a lungo termine.
La particolarità dell’accordo sta nell’ibridazione dei mondi coinvolti: Brembo porta con sé competenze nella parte meccanica, industriale, nei processi produttivi e nella supply chain dell’automotive, mentre SIAD apporta conoscenze e infrastrutture nel campo dei gas industriali, dell’ingegneria energetica e dei materiali. Insieme, le due aziende cercano di combinare capacità di sviluppo tecnologico con asset produttivi e know-how consolidato, per ridurre il rischio tipico delle startup con alta intensità di ricerca e prototipi sperimentali.
La scelta di puntare su una startup come Hydrospark — piuttosto che sviluppare internamente le tecnologie — suggerisce una strategia che privilegia l’innovazione esterna, lo scouting e il partenariato, un modello che in molti settori high tech si è dimostrato più agile e meno costoso che l’internalizzazione totale. Questo approccio consente di innestare nuove idee in contesti produttivi già esistenti, favorendo un percorso di sperimentazione che può essere accelerato dal supporto industriale e finanziario del mondo maturo.
L’operazione riflette anche una scommessa: l’idrogeno è spesso indicato come uno dei vettori centrali per la decarbonizzazione dell’industria, dei trasporti pesanti e dei sistemi energetici flessibili. Tuttavia, l’idrogeno non è semplice da maneggiare: serve produzione a basso costo (idealmente elettrico da fonti rinnovabili), infrastrutture di trasporto e stoccaggio sicuro. In questa filiera, le tecnologie di stoccaggio rivestono un ruolo critico: esse consentono di accumulare energia in momenti in cui la produzione rinnovabile supera la domanda e rilasciarla quando serve, compensando l’intermittenza delle fonti come solare ed eolico.
Lo stoccaggio dell’idrogeno può avvenire in diverse forme (gas compresso, liquido, idruri metallici, materiali ceramici). Le tecnologie basate su materiali ceramici e celle a ossido solido possono offrire vantaggi in termini di densità energetica, stabilità termica e integrazione con cicli di calore. Se Brembo e SIAD riusciranno a integrare queste celle in sistemi industriali affidabili, si spalanca una prospettiva interessante per ambiti quali l’industria pesante, le centrali ibride, i backup energetici e i sistemi locali di microgrid.
Un elemento chiave sarà la scalabilità: passare dal laboratorio al prototipo e da lì alla produzione industriale richiede non solo validazione tecnica, ma anche supply chain, certificazioni, costi competitivi, processi di assemblaggio e affidabilità nel tempo. Le competenze di Brembo sui processi industriali e la robustezza della sua rete produttiva possono contribuire a gestire questa transizione. Allo stesso modo, SIAD, operando nei gas industriali e nell’ingegneria, ha tradizionalmente gestito sistemi ad alta complessità, che possono favorire il salto strutturale delle celle SOC.
Non va sottovalutato il contesto normativo e infrastrutturale in cui questo progetto si inserisce. L’Italia ha elaborato una Strategia nazionale per l’idrogeno, anche se con ritardi e criticità, che stima investimenti per circa 18 miliardi entro il 2030 per abilitare tecnologie e impianti. Le idee guida riguardano produzione, domanda, trasporto e stoccaggio, con ambizioni di fare dell’Italia un hub dell’idrogeno in Europa. Tuttavia, servono anche standard, iter autorizzativi, certificazioni, incentivi e meccanismi che riducano il rischio degli investitori. In Europa, inoltre, si sta sviluppando una rete di corridoi dell’idrogeno all’interno del piano REPowerEU, che prevede collegamenti tra siti produttivi, cluster industriali e modalità di importazione, per rendere il vettore competitivo e accessibile su scala continentale.
Inoltre, l’accordo Brembo-SIAD si inserisce in una fase in cui molte aziende industriali guardano con sempre maggiore urgenza alla transizione: la pressione normativa, la spinta ESG, il costo dell’energia e la competizione globale spingono chi ha asset produttivi importanti a trovare leve di efficienza e a giocare un ruolo diretto nel percorso energetico, piuttosto che limitarsi a essere un consumatore passivo di energia “green”.
Un ulteriore fattore rilevante è la geografia dell’innovazione: Hydrospark è nata in territorio bergamasco, un segnale che anche nel cuore delle aree industriali “tradizionali” possono emergere startup tecnologiche d’avanguardia. L’investimento di imprese consolidate sul territorio rafforza l’eco-sistema locale, crea sinergie tra ricerca, università, distretti industriali e incentiva la crescita di competenze e filiere hi-tech.
Il successo dell’alleanza non è affatto scontato: molti progetti di idrogeno, specie nei sistemi di stoccaggio, si sono arenati per costi troppo elevati, inefficienze, problemi di ciclo vita e incertezze regolatorie. Se le prestazioni delle celle non reggono nel tempo o i costi non si riducono, la tecnologia rischia di rimanere confinata in nicchie. È perciò cruciale che Brembo e SIAD accompagnino l’investimento con un progetto di sviluppo a lungo termine: roadmap tecniche, capitali aggiuntivi, test pilota su scala reale, partnership industriali e commesse concrete.
La partnership apre scenari che vanno oltre un singolo prodotto: se l’Italia potrà vantare competenze e tecnologie consolidate nel campo dell’idrogeno e dello stoccaggio, potrà giocare un ruolo nella catena europea dell’energia verde. In un contesto in cui le nazioni cercano di consolidare una leadership sulle tecnologie energetiche del futuro, l’investimento italiano in sicurezza e stoccaggio può diventare una carta strategica di competitività industriale internazionale.
Infine, va considerato il peso simbolico: che un’azienda come Brembo — storicamente associata al settore automotive — guardi anche all’energia e al vettore idrogeno, è indicativo del cambiamento dei paradigmi industriali. Non più solo produttori di componenti, ma attori integrati del sistema energetico, con strumenti e visioni che superano il perimetro tradizionale dell’automotive per abbracciare l’energia come fattore abilitante. In questo senso, l’alleanza con SIAD e l’investimento in Hydrospark sono gesti programmatici: non operazioni isolate, ma punte di un disegno che vuole connettere mobilità, industria e rete energetica in un orizzonte decarbonizzato e integrato.

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