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Borse europee in rialzo e oro ai massimi: tra l’incertezza sui dazi e l’attesa delle mosse delle banche centrali

Le borse europee hanno aperto la settimana in territorio positivo, sostenute da un cauto ottimismo dei mercati e dal nuovo record segnato dal prezzo dell’oro, che continua a rappresentare un rifugio per gli investitori in un contesto economico globale dominato dall’incertezza sui dazi commerciali e dalle attese per le prossime decisioni delle banche centrali. Dopo giorni di volatilità, gli indici europei hanno mostrato segnali di stabilizzazione, anche se il clima resta improntato alla prudenza.


A Milano, il Ftse Mib si è attestato oltre quota 43.000 punti, registrando un rialzo dello 0,6%, in linea con le principali piazze del continente. Parigi e Francoforte hanno aperto rispettivamente a +0,4% e +0,5%, mentre Londra è rimasta più cauta, frenata dalla debolezza della sterlina e dai timori per la crescita britannica. Il clima positivo è stato favorito anche dai risultati trimestrali migliori del previsto di alcune grandi società europee e dalla prospettiva di un rallentamento nella stretta monetaria della Banca Centrale Europea.


Il dato più significativo della giornata è però arrivato dal mercato delle materie prime: l’oro ha toccato un nuovo record storico, superando i 2.400 dollari l’oncia, alimentato dall’aumento della domanda di beni rifugio. Gli investitori, spinti dal timore di nuove tensioni geopolitiche e dal rallentamento dell’economia statunitense, continuano a privilegiare gli asset considerati più sicuri. L’aumento del prezzo dell’oro, secondo gli analisti, è anche il riflesso delle incertezze legate alla politica commerciale americana, dopo le recenti dichiarazioni del presidente Donald Trump su possibili aumenti dei dazi verso la Cina.


Il ritorno della retorica protezionista ha innescato una nuova ondata di cautela sui mercati internazionali. Gli operatori temono che un irrigidimento dei rapporti tra Washington e Pechino possa influenzare negativamente gli scambi globali e rallentare ulteriormente la crescita. I dazi, già aumentati su diversi prodotti strategici, potrebbero estendersi a nuovi settori, incidendo sulle catene di approvvigionamento e sull’inflazione. Tuttavia, per il momento, la reazione delle borse è stata moderata: gli investitori sembrano confidare nella possibilità di un compromesso negoziale, almeno temporaneo.


Sul fronte valutario, l’euro si mantiene stabile nei confronti del dollaro, attestandosi attorno a 1,08, in un contesto in cui i mercati valutano le prossime mosse della Federal Reserve. Gli ultimi dati macroeconomici americani indicano un rallentamento dell’inflazione, aprendo la strada a un possibile taglio dei tassi entro la fine dell’anno. Questa prospettiva ha contribuito a rafforzare il sentiment positivo sulle borse europee, poiché un allentamento della politica monetaria statunitense potrebbe favorire una ripresa degli investimenti nei mercati emergenti e nell’area euro.


A sostenere Piazza Affari sono stati in particolare i titoli bancari, in recupero dopo le recenti flessioni. Unicredit, Intesa Sanpaolo e Banco BPM hanno registrato guadagni tra lo 0,8% e l’1,2%, spinti dalle aspettative di margini ancora solidi nel quarto trimestre. Bene anche il comparto energetico, con Eni e Enel in rialzo, favorite dal nuovo incremento del prezzo del petrolio e dal rafforzamento della domanda energetica in Europa. In controtendenza, invece, il settore tecnologico, penalizzato dalle vendite generalizzate dopo le correzioni arrivate dai mercati americani.


Il petrolio Brent è tornato sopra gli 88 dollari al barile, complice la tensione in Medio Oriente e le preoccupazioni per l’offerta. L’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (Opec+) continua a mantenere una linea prudente, evitando aumenti produttivi significativi, nel tentativo di sostenere i prezzi. Questo scenario ha alimentato nuove pressioni inflazionistiche in Europa, che tuttavia, secondo la BCE, dovrebbero rimanere temporanee.


Gli occhi degli investitori restano puntati sulle prossime riunioni delle banche centrali. A fine mese è atteso il nuovo consiglio direttivo della BCE, dal quale potrebbe emergere una conferma della pausa nei rialzi dei tassi, dopo il lungo ciclo restrittivo avviato nel 2022. La presidente Christine Lagarde ha lasciato intendere che l’istituto di Francoforte manterrà un approccio “data driven”, valutando attentamente gli effetti delle precedenti strette sul credito e sulla crescita. Le previsioni economiche indicano una progressiva stabilizzazione dei prezzi al consumo nell’area euro, ma anche una crescita ancora debole, in particolare in Germania e in Italia.


Dagli Stati Uniti, la prossima settimana arriveranno nuovi dati sull’inflazione al consumo e sulla produzione industriale, indicatori che potrebbero orientare le decisioni della Fed. Il presidente Jerome Powell ha ribadito che la politica monetaria americana resterà flessibile e dipendente dai dati, ma ha anche segnalato che l’istituto non esiterà a intervenire in caso di segnali di rallentamento più marcato. Gli analisti di Goldman Sachs e JP Morgan ritengono probabile un primo taglio dei tassi entro dicembre, ipotesi che sta contribuendo a sostenere i listini azionari internazionali.


La crescita globale rimane però fragile. Il Fondo Monetario Internazionale, nell’ultimo aggiornamento, ha rivisto leggermente al ribasso le previsioni per il 2025, stimando un aumento del PIL mondiale del 2,8%, penalizzato dalle tensioni commerciali, dalle incertezze politiche e dal rallentamento cinese. Pechino, nonostante i recenti interventi di stimolo, fatica a rilanciare la domanda interna, mentre le esportazioni restano deboli. L’economia cinese rappresenta ancora uno dei principali punti di riferimento per gli operatori, che temono un effetto domino sulle economie emergenti e sulle catene globali di produzione.


In questo quadro, l’oro si conferma la grande variabile dei mercati. L’aumento delle quotazioni, superiore al 12% dall’inizio dell’anno, riflette il crescente appetito per gli asset difensivi in un contesto di elevata incertezza. Il metallo giallo resta una delle poche attività in grado di proteggere il valore reale degli investimenti in fasi di turbolenza economica. Anche gli acquisti da parte delle banche centrali — in particolare quelle di Cina, India e Turchia — hanno contribuito a sostenere i prezzi.


Il clima generale sui mercati resta, quindi, misto tra prudenza e speranza. Da un lato, la prospettiva di un allentamento monetario e di una stabilizzazione dei prezzi sta restituendo fiducia agli investitori; dall’altro, il ritorno della tensione sui dazi e le incognite geopolitiche mantengono alta la volatilità. In Europa, gli operatori guardano con attenzione anche all’evoluzione delle politiche fiscali nazionali, con i governi chiamati a gestire la fine degli aiuti emergenziali e a garantire equilibrio nei conti pubblici.


La giornata si chiude così con un moderato ottimismo, sostenuto da indici in rialzo e da segnali di tenuta delle economie europee. Tuttavia, gli analisti invitano alla cautela: la crescita resta debole, l’inflazione non è ancora del tutto sotto controllo e le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina potrebbero riaccendere nuove turbolenze sui mercati globali.

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