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BMW crolla in Borsa: il taglio delle stime pesa, la Cina vacilla e anche Mercedes è travolta nel ribasso

La seduta di Borsa ha registrato uno scossone nel comparto automobilistico europeo, con BMW che ha subito perdite significative dopo aver rivisto al ribasso le sue previsioni sul 2025. Il gruppo tedesco ha tagliato i margini attesi per il segmento auto, riducendo l’aspettativa di utile ante imposte e costringendo gli investitori a rivedere le proprie valutazioni sul titolo. Il calo delle vendite in Cina, da tempo mercato chiave nella strategia dei costruttori premium, ha giocato un ruolo determinante nel deterioramento delle prospettive, innescando timori di sostenibilità sul piano operativo. Alla debolezza di BMW si è sommata quella di Mercedes-Benz, anch’essa alle prese con un rallentamento negli ordini e una revisione delle stime per il mercato cinese, contribuendo a amplificare il clima di avversione verso il settore.


Il quadro che emerge è quello di un’industria premium europea sotto pressione: la revisione al ribasso di BMW ha portato le sue azioni a perdere fino al – 3 % nelle negoziazioni premercato, mentre Mercedes ha registrato un calo intorno al – 2,7 % nei primi scambi, segnando la difficoltà condivisa dalle grandi case tedesche. BMW ha operato un restringimento della previsione di margine operativo nel segmento auto dal 5-7 % al 5-6 %, indicando che l’utile ante imposte probabilmente sarà in calo rispetto al risultato dello scorso esercizio. Il free cash flow atteso nel settore automobilistico è stato ridotto di circa la metà, con una proiezione rivista a oltre 2,5 miliardi di euro, in parte dovuta a ritardi nei rimborsi doganali dagli Stati Uniti.


Il motore del ripiegamento resta il mercato cinese. BMW ha ammesso che in Cina le vendite non hanno soddisfatto le attese, nel contesto di una concorrenza locale sempre più agguerrita, di un sentiment dei consumatori più debole e di politiche interne meno favorevoli per i marchi stranieri. Le commissioni bancarie verso i concessionari locali sono diminuite, comprimendo i margini di intermediazione. I ricavi generati in Cina costituiscono una fetta rilevante del business BMW, rendendo il calo un elemento che non può essere ignorato dai mercati. Il rallentamento del comparto premium della mobilità elettrica e la crescente quota di auto domestiche con forte competizione prezzo-prestazioni affliggono anche Mercedes, che nello stesso arco temporale ha segnalato una riduzione delle consegne, specialmente nei modelli di fascia elevata come le berline “top” e le linee di lusso.


Al di là della Cina, l’incertezza commerciale tra Ue e Usa ha aggiunto stress: BMW si è trovata a dover rivedere i propri scenari di dazi e rimborsi, visto che l’accordo atteso per ridurre i dazi sulle esportazioni europee non è ancora operativo. Questo fattore ha alimentato il timore che l’onere tariffario possa gravare più del previsto sulle esportazioni, comprimendo ulteriormente redditività e piani di investimento. Le attese che l’Unione europea potrà retroattivamente ridurre i dazi e rendere possibile il rimborso sono ora spostate verso il 2026, con stime di un importo a tre cifre in milioni di euro.


La reazione del mercato è stata rapida nel reagire al segnale d’allarme: gli investitori hanno scontato nel prezzo una revisione delle valutazioni, con chiari premi di rischio aggiuntivo legati al comparto auto. Le case premium sono state punte da vendite, indebolite da un contesto globale assai più volatile rispetto a qualche trimestre fa. In tal senso, l’effetto propagazione verso altri gruppi automobilistici è evidente: le scelte di BMW e Mercedes vengono valutate come indicatori anticipatori del ciclo di domanda delle auto di fascia alta, e i titoli delle aziende con esposizione significativa al mercato cinese vengono osservati con sospetto.


In Italia, il ribasso dei titoli del settore auto ha trascinato anche le utilities e le società legate alla mobilità e all’elettrico, che risentono sia dell’effetto psicologico che della revisione delle prospettive di domanda. Il segmento tecnologico ha cercato parziali rifugi ma non è riuscito a bilanciare l’ampiezza del sell-off nel settore auto. Gli analisti hanno già aggiornato le loro previsioni: alcuni hanno diminuito i target price su BMW, rivedendo al rialzo i tassi di sconto applicati al modello di valutazione, e hanno corretto in peggiorativo le stime di crescita futura per Mercedes.


Il fenomeno ha un significato che va al di là del singolo caso: indica che, anche in un mondo dove l’elettrificazione e la transizione sono viste come fattori di svolta, le case premium tradizionali non sono immuni da shock di domanda e rischi geopolitici. Il crollo delle stime, la fragilità strutturale del modello “premium export-oriented” e la dipendenza dai mercati internazionali più volatili rappresentano un banco di prova significativo per l’industria tedesca dell’auto, e sollevano interrogativi sulle strategie di diversificazione, sull’efficienza operativa e sulle modalità con cui rispondere alla crescente pressione competitiva globale.

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