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Bancomat prepara la svolta stablecoin: un’infrastruttura interoperabile per i nuovi pagamenti digitali

16 set
Tempo di lettura: 3 min










Bancomat punta a trasformarsi da tradizionale circuito nazionale dei pagamenti in una vera infrastruttura digitale capace di ospitare servizi finanziari di nuova generazione, comprese le stablecoin. Il progetto più avanzato è EUR.BANK, iniziativa sviluppata insieme ad alcune delle principali banche italiane con l'obiettivo di creare non soltanto una moneta digitale ancorata all'euro, ma un ecosistema istituzionale e interoperabile integrato con il sistema bancario. La strategia risponde a una trasformazione profonda del mercato: blockchain, tokenizzazione e nuove forme di moneta digitale stanno modificando il modo in cui denaro e attività finanziarie possono essere trasferiti, mentre l'Europa cerca di rafforzare la propria autonomia rispetto alle grandi infrastrutture internazionali dei pagamenti.


Il punto centrale del progetto è proprio l'interoperabilità. Secondo la visione di Bancomat, il futuro non dovrebbe essere caratterizzato da una proliferazione di stablecoin incapaci di comunicare tra loro, ma da infrastrutture che permettano a banche, imprese e utenti di utilizzare differenti strumenti digitali all'interno di un ambiente comune. La stablecoin rappresenterebbe quindi il primo accesso a un sistema più ampio, nel quale potrebbero progressivamente trovare spazio pagamenti, trasferimenti internazionali e operazioni collegate ad attività finanziarie tokenizzate. L'obiettivo è rendere la tecnologia sottostante quasi invisibile all'utente, lasciando all'infrastruttura il compito di scegliere e collegare i diversi strumenti necessari per completare le transazioni.


Il progetto EUR.BANK è già entrato nella fase di sperimentazione tecnica. Banca Generali, Banca Mps, Banca Sella, Banco Bpm, Bper Banca, Cassa Centrale Banca, Credem, Crédit Agricole Italia e Intesa Sanpaolo hanno aderito ai test, inizialmente senza coinvolgimento diretto della clientela. Le prove servono a verificare i principali casi d'uso e il funzionamento dell'architettura tecnologica. La tabella di marcia prevede una fase pilota dedicata alle applicazioni concrete e punta all'emissione della stablecoin nel 2027, subordinatamente alle autorizzazioni richieste. La presenza di un gruppo così ampio di istituti evidenzia la volontà di costruire una soluzione di sistema anziché un prodotto proprietario legato a una singola banca.


Le stablecoin sono token digitali progettati per mantenere un valore stabile rispetto a una valuta tradizionale. Nel caso di EUR.BANK il riferimento sarebbe l'euro, in un quadro regolamentato e strettamente collegato al sistema finanziario. Il progetto si inserisce in un mercato nel quale il dollaro conserva una posizione nettamente dominante anche nell'universo delle valute digitali. Per gli operatori europei la questione assume quindi una dimensione che va oltre l'innovazione tecnologica: disporre di infrastrutture e strumenti denominati in euro significa ridurre la dipendenza da piattaforme esterne e rafforzare la sovranità europea nei pagamenti digitali.


L'iniziativa si sviluppa parallelamente al progetto dell'euro digitale della Banca centrale europea, ma i due strumenti hanno natura differente. L'euro digitale sarebbe moneta direttamente emessa dalla banca centrale, mentre una stablecoin è emessa da soggetti privati e deve essere sostenuta da un adeguato sistema di riserve e garanzie secondo la normativa europea. In prospettiva, però, diverse forme di moneta potrebbero convivere: depositi bancari tradizionali, euro digitale, stablecoin e strumenti finanziari tokenizzati. Proprio in questo scenario l'infrastruttura diventa strategica, perché il valore non dipenderà soltanto dall'esistenza della singola moneta digitale, ma dalla capacità di trasferirla e utilizzarla facilmente tra reti e servizi differenti.


Per Bancomat questa evoluzione coincide con un riposizionamento industriale. Il gruppo vuole superare il ruolo storico di circuito legato principalmente a carte, prelievi e pagamenti domestici, sviluppando una piattaforma capace di accompagnare le banche verso i nuovi modelli finanziari digitali. L'interoperabilità internazionale già perseguita nei pagamenti tradizionali diventa così il modello da estendere alla blockchain e alle stablecoin. Un'infrastruttura condivisa potrebbe inoltre evitare che ciascun istituto debba sostenere autonomamente costi tecnologici, normativi e operativi per creare un proprio ecosistema.


La partita riguarda anche la futura tokenizzazione degli asset, dalla quale potrebbero nascere nuovi sistemi per trasferire obbligazioni, quote di fondi e altre attività finanziarie utilizzando registri distribuiti. Per funzionare su larga scala questi mercati avranno bisogno di strumenti di pagamento digitali affidabili e regolamentati, capaci di collegare finanza tradizionale e blockchain. È su questo terreno che Bancomat cerca di costruire il proprio spazio: non semplicemente emettendo una stablecoin, ma realizzando l'architettura attraverso la quale banche e clienti possano accedere a servizi interoperabili, mantenendo il sistema bancario al centro della trasformazione digitale dei pagamenti.

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