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Banche sotto pressione dopo la manovra: Mediolanum e Bper tra i titoli più colpiti, pesa l’impatto delle nuove misure sul comparto finanziario

La seduta di Borsa ha registrato una giornata difficile per il comparto bancario, con un’ondata di vendite che ha colpito i principali istituti italiani dopo le prime analisi sugli effetti della manovra economica presentata dal governo. Gli investitori hanno reagito con prudenza all’ipotesi di un nuovo contributo straordinario sul settore e a un quadro fiscale percepito come penalizzante per gli intermediari finanziari. Mediolanum e Bper sono risultate le peggiori del listino, con ribassi superiori al 3%, seguite da cali diffusi anche per Intesa Sanpaolo, UniCredit e Banco BPM.


Il clima di incertezza è stato alimentato dal dibattito politico e dalle anticipazioni sulla distribuzione del contributo previsto per il sistema bancario, destinato a finanziare parte delle misure espansive della manovra. Secondo le stime circolate negli ambienti di mercato, l’impatto complessivo per il settore potrebbe aggirarsi intorno ai 4 miliardi di euro, una cifra che, pur distribuita nel tempo, ridurrebbe in parte la redditività delle banche e metterebbe pressione sui bilanci del 2025. Gli analisti sottolineano come il nuovo intervento, se confermato, rappresenti un segnale di instabilità normativa e di imprevedibilità fiscale che gli investitori non gradiscono, soprattutto in un momento di transizione dei tassi di interesse.


Mediolanum ha guidato le perdite con un calo marcato, penalizzata anche dalla forte esposizione sul mercato domestico e dal modello di business incentrato sulla gestione patrimoniale, che risente delle fluttuazioni del risparmio privato e dell’andamento dei rendimenti obbligazionari. La società, pur mantenendo fondamentali solidi e una redditività elevata, ha subito le prese di profitto dopo mesi di performance positive. Il mercato teme che un eventuale aumento della tassazione o una restrizione sui margini di intermediazione possa ridurre la crescita degli utili nel prossimo esercizio.


Bper Banca ha invece risentito in modo più diretto delle discussioni sulla fusione con la Popolare di Sondrio, in un momento in cui la manovra aggiunge un ulteriore elemento di incertezza per gli istituti di medie dimensioni. Il titolo è sceso di oltre il 3%, toccando i livelli minimi delle ultime settimane. Gli analisti ritengono che il nuovo contributo, se applicato in modo proporzionale agli utili o al patrimonio, potrebbe pesare in misura maggiore proprio sulle banche che stanno affrontando processi di integrazione o di riorganizzazione interna, come Bper. Tuttavia, il gruppo modenese continua a mostrare una base patrimoniale solida e una capacità di generare flussi di cassa costanti, elementi che lasciano margini di recupero nel medio termine.


Nel complesso, il comparto bancario italiano ha chiuso la giornata in rosso, con l’indice settoriale in calo di oltre il 2%. UniCredit e Intesa Sanpaolo, pur più resilienti, hanno ceduto rispettivamente l’1,5% e l’1,2%, risentendo del peggioramento del sentiment generale. Anche Banco BPM ha registrato flessioni, mentre le popolari regionali hanno subito vendite contenute ma diffuse. Le banche minori, meno esposte ai grandi flussi speculativi, hanno mantenuto una maggiore stabilità, ma gli operatori segnalano che il clima resta fragile e legato all’evoluzione del dibattito politico.


Il nervosismo è stato accentuato dal calo dei rendimenti dei titoli di Stato italiani, che hanno ridotto il margine di interesse, componente fondamentale per la redditività delle banche. Il rendimento del BTP decennale è sceso sotto il 4%, in parte per effetto della domanda di titoli difensivi e in parte per le attese di un allentamento monetario da parte della BCE nei prossimi mesi. La riduzione dei tassi, se da un lato alleggerisce il costo della raccolta, dall’altro tende a comprimere i margini di intermediazione, con conseguenze dirette sui profitti del sistema bancario.


Gli investitori valutano inoltre con attenzione le possibili ripercussioni della manovra sulle politiche di dividendo. In un contesto di incertezza normativa, le banche potrebbero decidere di adottare un approccio più prudente alla distribuzione degli utili, preferendo rafforzare il capitale. Alcuni analisti ipotizzano che, nel caso in cui il contributo straordinario venga confermato nei termini attuali, la remunerazione agli azionisti potrebbe subire una riduzione temporanea nel 2026. Ciò potrebbe frenare l’interesse dei fondi internazionali, che negli ultimi mesi avevano sostenuto il comparto bancario italiano proprio per l’elevato dividend yield.


Sul piano macroeconomico, le misure contenute nella manovra mirano a reperire risorse per finanziare interventi di sostegno ai redditi e alle imprese, ma il ricorso a prelievi settoriali viene interpretato come un segnale di debolezza strutturale della finanza pubblica. Le banche italiane, che negli ultimi anni hanno contribuito in modo significativo alla stabilità del sistema economico, si trovano ora a dover affrontare una nuova fase di pressione fiscale. Non si tratta di un rischio immediato per la loro solidità, ma di un elemento che può condizionare la redditività futura e la percezione internazionale del mercato bancario nazionale.


Gli operatori attendono ora chiarimenti ufficiali dal Ministero dell’Economia sui criteri di calcolo e sulle tempistiche del contributo. L’eventuale decisione di rimodulare o diluire l’impatto nel tempo potrebbe restituire fiducia ai mercati e favorire un rimbalzo tecnico dei titoli nelle prossime sedute. Tuttavia, il quadro resta delicato: le incertezze legate alla politica fiscale, unite ai timori di rallentamento dell’economia europea, mantengono elevata la volatilità nel settore finanziario.


Il caso Mediolanum e Bper diventa emblematico di una situazione in cui la solidità strutturale delle banche non basta a compensare la percezione di instabilità regolatoria. Gli investitori restano in attesa di segnali più chiari sulla direzione del governo in materia di politica economica e di rapporti con il sistema creditizio, consapevoli che ogni nuova misura sul comparto può influenzare direttamente la fiducia del mercato e la competitività dell’intero settore bancario italiano.

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