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Auto sotto pressione in Europa: profit warning di BMW e flessione per Stellantis trascinano i listini in calo

Le borse europee hanno aperto la settimana con un clima di marcata incertezza, penalizzate dal crollo dei titoli automobilistici dopo il profit warning lanciato da BMW e la debolezza diffusa che ha colpito anche Stellantis. Il comparto dell’auto, già appesantito da margini in contrazione, rallentamento della domanda e costi crescenti per la transizione energetica, torna così al centro della tensione dei mercati. Milano ha chiuso in lieve calo, mentre gli altri listini europei hanno risentito dell’effetto domino, segnando ribassi generalizzati nei settori ciclici.


BMW ha rivisto al ribasso le previsioni per l’anno in corso, comunicando che la redditività del segmento automobilistico sarà inferiore alle attese. Il gruppo ha ridotto le stime di margine operativo e ha segnalato un rallentamento delle vendite, in particolare nel mercato cinese, dove la concorrenza delle case locali e la frenata dei consumi hanno pesato in modo deciso sui ricavi. La casa bavarese ha inoltre segnalato ritardi nei rimborsi doganali statunitensi e un aumento dei costi di approvvigionamento, fattori che insieme hanno ridotto la capacità di generare flussi di cassa e utile operativo.


La reazione dei mercati non si è fatta attendere. Le azioni BMW sono scese di oltre il 3% a Francoforte, trascinando con sé l’intero comparto automobilistico europeo. Gli investitori hanno interpretato il profit warning come un campanello d’allarme su un possibile deterioramento più ampio delle prospettive del settore. Anche Mercedes-Benz ha ceduto terreno, con perdite vicine al 2%, mentre Porsche e Volkswagen hanno seguito a distanza. Le case automobilistiche tedesche, da sempre punto di riferimento per la solidità industriale del continente, si trovano oggi a dover gestire una transizione complessa in un contesto economico globale meno favorevole.


A Milano, il titolo Stellantis ha chiuso in ribasso dopo un nuovo downgrade da parte di un importante istituto finanziario, che ha abbassato le stime sugli utili a causa della contrazione della domanda in Europa e dell’aumento dei costi legati alla produzione dei veicoli elettrici. L’attenzione si concentra sulla tenuta dei margini, messi alla prova dal rallentamento del mercato e dalla riduzione dei volumi di vendita in alcune aree chiave. Il gruppo guidato da Carlos Tavares ha ribadito il proprio impegno per mantenere una struttura di costi efficiente, ma gli analisti restano cauti sulla capacità di preservare la redditività in un contesto di domanda debole e prezzi in calo.


Il quadro generale per l’automotive europeo rimane fragile. I costruttori devono affrontare la pressione competitiva dei marchi cinesi, in grado di offrire veicoli elettrici a prezzi più bassi grazie al sostegno governativo e a filiere produttive integrate verticalmente. La risposta europea, basata su incentivi alla transizione e strategie di medio-lungo periodo, stenta a produrre effetti immediati sui conti. Inoltre, la volatilità dei costi energetici e delle materie prime continua a influire sulle scelte produttive e sulle prospettive di investimento.


Anche il contesto macroeconomico non aiuta. Le prospettive di crescita dell’area euro restano modeste, la fiducia dei consumatori è debole e i tassi di interesse elevati frenano gli acquisti di beni durevoli, come le automobili. La domanda interna in Europa mostra segnali di stagnazione, mentre la Cina — che per anni è stata il principale motore per i profitti dei costruttori occidentali — continua a registrare dinamiche altalenanti, tra politiche industriali selettive e concorrenza interna sempre più serrata.


Nel mercato obbligazionario, i rendimenti dei titoli corporate del settore auto si sono ampliati, riflettendo l’aumento della percezione di rischio da parte degli investitori. Le tensioni si sono estese anche ad altri comparti ciclici, con una seduta complessivamente negativa per le borse europee. Il Ftse Mib ha chiuso con un calo di circa lo 0,3%, mentre Francoforte e Parigi hanno registrato perdite simili. Gli indici settoriali legati all’automotive hanno segnato ribassi superiori al 2%, confermando che l’intero comparto è tornato sotto pressione.


La giornata ha mostrato quanto la fiducia nel settore automobilistico europeo resti fragile e fortemente condizionata dai segnali provenienti dai mercati globali. Le difficoltà di BMW e Stellantis diventano un indicatore di tendenza per l’intero comparto, che deve ora misurarsi con la combinazione di margini in calo, investimenti elevati per la transizione elettrica e una domanda mondiale sempre più selettiva. In assenza di segnali di ripresa, il rischio di una fase prolungata di debolezza rimane concreto per l’intera filiera automobilistica europea.

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