Auto elettrica in fiamme, portiere bloccate: tragedia in Cina e crollo in Borsa per Xiaomi dopo l’incidente che scuote il mercato dell’elettrico
- piscitellidaniel
- 13 ott
- Tempo di lettura: 4 min
Un grave incidente avvenuto in Cina ha scosso il settore dell’auto elettrica e in particolare il colosso tecnologico Xiaomi, che da pochi mesi ha fatto il suo ingresso nel mercato automobilistico con il modello SU7, presentato come simbolo dell’innovazione e della nuova mobilità intelligente. Un veicolo del marchio, secondo le prime ricostruzioni delle autorità locali, avrebbe preso fuoco improvvisamente mentre era in marcia, causando la morte del conducente, rimasto intrappolato all’interno dell’abitacolo dopo il blocco delle portiere elettriche. L’episodio, che ha suscitato enorme clamore mediatico, ha avuto immediate ripercussioni sui mercati finanziari: il titolo Xiaomi ha registrato un tonfo di oltre il 7% alla Borsa di Hong Kong, bruciando in poche ore miliardi di capitalizzazione.
Le immagini dell’incidente, diffuse dai media cinesi e rapidamente rilanciate sui social, mostrano la vettura avvolta dalle fiamme e i soccorritori impegnati in operazioni disperate per aprire le portiere bloccate. Secondo le prime ipotesi, il sistema elettronico di chiusura automatica potrebbe aver cessato di funzionare a causa di un corto circuito provocato dal surriscaldamento del pacco batterie. L’episodio ha riaperto il dibattito sulla sicurezza dei veicoli elettrici e sui rischi connessi alla gestione dei sistemi digitali che controllano ogni funzione dell’automobile, dalla trazione al blocco delle porte.
Xiaomi ha diffuso una nota ufficiale nella quale esprime “profondo cordoglio per la vittima e piena collaborazione con le autorità” per accertare le cause dell’incendio. La società ha sottolineato che si tratta di un caso isolato e che il modello SU7 rispetta tutti gli standard di sicurezza imposti dalle normative cinesi ed europee. Tuttavia, l’incidente ha generato un’ondata di sfiducia tra gli investitori e tra i consumatori, colpendo l’immagine di un marchio che negli ultimi mesi aveva costruito gran parte della propria reputazione sul binomio tecnologia-sicurezza.
Il modello coinvolto, lanciato all’inizio del 2024, rappresenta il primo passo del gruppo guidato da Lei Jun nel mondo della mobilità elettrica. Progettato per competere con Tesla Model 3 e con i veicoli di BYD e Nio, il SU7 era stato presentato come il simbolo della fusione tra intelligenza artificiale, software avanzato e design aerodinamico. L’auto integra un sistema operativo connesso con l’ecosistema digitale Xiaomi, capace di sincronizzare smartphone, dispositivi domestici e funzioni di guida autonoma. Proprio queste caratteristiche, oggi, sono al centro delle indagini: gli esperti di sicurezza sospettano che un guasto al software di gestione o al circuito di alimentazione possa aver impedito al conducente di aprire manualmente le portiere in caso di emergenza.
L’incendio ha scatenato un’ondata di polemiche sui social network cinesi, dove molti utenti hanno denunciato la crescente complessità dei sistemi digitali delle auto di nuova generazione. Alcuni commentatori hanno sollevato interrogativi sull’opportunità di affidare completamente ai comandi elettronici funzioni vitali come la chiusura delle portiere o l’attivazione dei finestrini. Anche diverse testate internazionali hanno sottolineato il rischio che l’incidente possa rallentare l’entusiasmo verso i veicoli smart, alimentando un clima di diffidenza che già da mesi pesa sul mercato globale dell’elettrico.
Sul piano economico, le conseguenze per Xiaomi sono state immediate. Il titolo ha aperto la seduta con un crollo a Hong Kong, perdendo oltre 7 punti percentuali e trascinando al ribasso l’intero comparto tecnologico. Gli investitori temono che l’incidente possa portare a richiami di veicoli o a inchieste governative che rallenterebbero la produzione e comprometterebbero le prospettive di crescita del nuovo ramo industriale del gruppo. Il mercato automobilistico cinese, già fortemente competitivo e sottoposto a una pressione sui margini, non perdona gli errori di immagine: i consumatori si mostrano sempre più attenti alla sicurezza e alla reputazione dei marchi.
Il governo cinese ha già annunciato l’apertura di un’indagine tecnica. Il Ministero dell’Industria e dell’Information Technology ha chiesto chiarimenti a Xiaomi e ha disposto la verifica dei protocolli di sicurezza relativi alle batterie e ai sistemi di emergenza elettronici. Gli esperti dovranno stabilire se il guasto sia stato provocato da un difetto di fabbricazione o da un errore umano nella manutenzione. In parallelo, la compagnia ha inviato i propri ingegneri sul posto per raccogliere i dati registrati dal sistema digitale del veicolo, che conserva informazioni sullo stato del motore, della batteria e dei comandi utilizzati nei secondi precedenti all’incendio.
Il caso arriva in un momento delicato per l’industria automobilistica cinese, impegnata in una corsa tecnologica senza precedenti. I principali produttori nazionali stanno cercando di affermarsi come leader globali dell’elettrico, mentre la concorrenza con marchi internazionali come Tesla, Volkswagen e Hyundai si fa sempre più serrata. La fiducia dei consumatori, già minata da precedenti episodi di incendi di batterie o malfunzionamenti nei software di guida autonoma, rischia di subire un nuovo colpo.
Gli analisti di mercato sottolineano che l’incidente rappresenta un campanello d’allarme anche per gli altri operatori del settore. La transizione verso veicoli completamente digitalizzati richiede standard di sicurezza molto più elevati rispetto al passato. La gestione elettronica di sistemi vitali come il blocco porte, i freni e la trazione espone i veicoli a rischi nuovi, legati non solo ai guasti meccanici ma anche a eventuali errori di programmazione o malfunzionamenti dei sensori.
Il dramma della SU7 mette dunque in evidenza il rovescio della medaglia della rivoluzione tecnologica nell’automotive. L’auto del futuro, connessa e intelligente, promette efficienza, sostenibilità e comfort, ma introduce anche nuove vulnerabilità che richiedono controlli più rigorosi, aggiornamenti costanti e una formazione specifica per i conducenti. Per Xiaomi, l’obiettivo immediato sarà ristabilire la fiducia dei clienti, garantendo la sicurezza dei propri modelli e cooperando pienamente con le autorità. Tuttavia, il danno d’immagine è già evidente: un singolo episodio ha messo in discussione mesi di strategie e l’ambizione di competere nel segmento premium dell’auto elettrica globale.
In un mercato che vive di percezioni e innovazione, la vicenda dell’auto in fiamme segna un momento di riflessione per l’intero settore. Il futuro dell’elettrico non potrà prescindere da un equilibrio tra tecnologia e sicurezza, e il caso Xiaomi diventerà un punto di riferimento nelle discussioni internazionali sul rapporto tra automazione e responsabilità industriale.

Commenti