Appalti pubblici e intelligenza artificiale: l’algoritmo controlla, ma la decisione resta all’uomo
- piscitellidaniel
- 7 ott
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Nel sistema degli appalti pubblici si sta consolidando una trasformazione silenziosa ma profonda: l’introduzione dell’intelligenza artificiale nei processi di verifica e controllo degli atti amministrativi. L’obiettivo è duplice, aumentare l’efficienza delle procedure e ridurre i margini di errore o frode, ma senza mai rinunciare al principio di responsabilità umana. L’IA viene utilizzata come strumento di supporto alle amministrazioni, capace di analizzare una grande quantità di dati, individuare incongruenze o anomalie e segnalare possibili irregolarità. Tuttavia, la decisione finale resta affidata agli operatori pubblici, che devono valutare, motivare e assumersi la responsabilità delle scelte.
Gli algoritmi impiegati in questo contesto operano come sistemi di allerta: scandagliano documenti, offerte economiche, certificazioni e parametri di gara, restituendo una mappa di potenziali criticità. Non formulano giudizi vincolanti né sostituiscono il lavoro del dirigente o del responsabile unico del procedimento, ma consentono di concentrare l’attenzione sui casi più complessi. È un modello che si ispira al principio “human in the loop”, secondo cui la macchina elabora, suggerisce e filtra, mentre l’uomo interpreta e decide. L’IA, in questa logica, non agisce in modo autonomo ma come estensione del controllo amministrativo, alleggerendo il carico operativo e migliorando la qualità del monitoraggio.
Il nuovo Codice dei Contratti Pubblici, aggiornato nel 2024, ha introdotto strumenti che favoriscono l’interoperabilità tra le banche dati pubbliche e i sistemi digitali delle stazioni appaltanti. Le amministrazioni possono accedere automaticamente al fascicolo virtuale degli operatori economici, verificare requisiti, certificazioni e dichiarazioni in modo automatizzato. L’intelligenza artificiale si inserisce in questa architettura come strumento di prevenzione degli errori, rilevando discrepanze nei documenti, mancanze formali, anomalie nei punteggi o incoerenze tra dichiarazioni e dati ufficiali. In questo modo, la tecnologia contribuisce a rafforzare la trasparenza e a ridurre i tempi di verifica, ma non elimina la necessità di un esame umano.
Un caso concreto è quello della valutazione di congruità economica delle offerte. In molte gare, i software basati su IA analizzano la struttura dei costi, comparano le offerte tra loro e segnalano eventuali scostamenti anomali. L’algoritmo non stabilisce automaticamente se un prezzo sia sospetto o meno, ma evidenzia le deviazioni statistiche. Spetta poi alla commissione di gara o al responsabile del procedimento approfondire la questione, chiedere chiarimenti all’operatore e decidere se procedere o meno all’esclusione. La decisione, quindi, rimane pienamente umana, mentre la macchina fornisce supporto tecnico e informativo.
Un ambito in cui l’intelligenza artificiale può apportare benefici evidenti è quello della tracciabilità dei flussi informativi e della prevenzione della corruzione. Gli algoritmi possono incrociare dati storici, individuare ricorrenze sospette di partecipazione alle gare da parte degli stessi soggetti o evidenziare legami societari non dichiarati. Anche in questo caso, l’output non ha valore probatorio o sanzionatorio, ma rappresenta un campanello d’allarme per gli organi di vigilanza. L’obiettivo è trasformare il controllo ex post in un controllo preventivo e predittivo, capace di intervenire prima che l’irregolarità si consolidi.
La sfida principale è garantire la qualità e l’affidabilità dei dati. L’IA non può funzionare se le banche dati pubbliche non sono aggiornate o se le informazioni inserite dalle amministrazioni risultano incomplete o incoerenti. Il rischio, in tal caso, è quello di generare falsi positivi o di trascurare anomalie reali. Per evitare distorsioni, è necessario investire nella qualità dei dataset, nell’interoperabilità delle piattaforme e nella formazione del personale che gestisce questi sistemi. La trasparenza degli algoritmi è un altro punto cruciale: chi utilizza un software deve poter conoscere i criteri con cui la macchina elabora i risultati e le logiche che determinano le segnalazioni.
L’introduzione dell’intelligenza artificiale nei processi di appalto pone anche questioni etiche e giuridiche. Le decisioni amministrative, infatti, devono sempre essere motivate e verificabili, e ciò implica che l’azione della macchina non possa essere né opaca né automatica. La responsabilità finale non può essere delegata all’algoritmo, perché la legge assegna agli organi pubblici il compito di valutare il merito delle scelte, garantendo parità di trattamento, proporzionalità e tutela dell’interesse pubblico. Un uso improprio dell’IA, o una fiducia cieca nei suoi risultati, potrebbe quindi violare i principi fondamentali della trasparenza amministrativa e dell’imparzialità.
Anche l’Autorità Nazionale Anticorruzione ha più volte richiamato le amministrazioni all’importanza di mantenere un controllo umano effettivo, stabilendo protocolli chiari per l’utilizzo di tecnologie intelligenti. I responsabili unici del procedimento e i dirigenti devono disporre di strumenti adeguati, ma anche di formazione giuridica e tecnica per interpretare correttamente i risultati forniti dai sistemi automatizzati. Solo una governance consapevole e un quadro regolatorio preciso possono garantire che l’uso dell’intelligenza artificiale nei contratti pubblici diventi un’occasione di efficienza e trasparenza, e non un rischio di deresponsabilizzazione o di errore amministrativo.
L’amministrazione pubblica è dunque chiamata a un delicato equilibrio tra innovazione tecnologica e garanzie giuridiche. L’intelligenza artificiale può velocizzare i processi, rendere i controlli più efficaci e aumentare la trasparenza, ma non può e non deve sostituire il giudizio umano. Nella verifica degli atti, come nell’aggiudicazione o nella fase esecutiva, la decisione resta un atto di responsabilità personale. L’algoritmo può essere un alleato, ma l’amministrazione rimane il soggetto che decide, motiva e risponde.

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