Anghileri: “Esentare dall’Irpef gli under 35”. La proposta dei giovani imprenditori per trattenere talenti e rilanciare il lavoro
- piscitellidaniel
- 5 giu
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Ridurre il carico fiscale sui giovani lavoratori per favorire occupazione, consumi e permanenza dei talenti in Italia. È questa la proposta rilanciata da Maria Anghileri, presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria, che ha indicato nell’esenzione dall’Irpef per gli under 35 una possibile misura capace di sostenere le nuove generazioni in una fase caratterizzata da salari ancora contenuti, costo della vita in aumento e crescente competizione internazionale per attrarre competenze qualificate.
L’idea si inserisce all’interno di un dibattito sempre più ampio sul rapporto tra giovani e mercato del lavoro. Negli ultimi anni l’Italia ha registrato miglioramenti sul fronte occupazionale, ma continua a confrontarsi con criticità strutturali che riguardano soprattutto le fasce più giovani della popolazione. L’ingresso nel mondo del lavoro avviene spesso in età più avanzata rispetto ad altri Paesi europei, mentre le retribuzioni iniziali risultano frequentemente inferiori a quelle offerte da molte economie concorrenti. A questo si aggiungono il caro-affitti nelle principali città e l’aumento generale del costo della vita, fattori che incidono sulla capacità di costruire percorsi autonomi e stabili.
Secondo i sostenitori della proposta, una riduzione significativa della pressione fiscale potrebbe aumentare immediatamente il reddito disponibile dei giovani lavoratori senza gravare direttamente sulle imprese. L’esenzione dall’Irpef consentirebbe infatti di incrementare il salario netto percepito dai dipendenti under 35, migliorando il potere d’acquisto e rendendo più attrattivo il mercato del lavoro italiano. L’obiettivo dichiarato è quello di contrastare il fenomeno della fuga dei talenti, che continua a rappresentare una delle principali criticità per il sistema economico nazionale.
Ogni anno migliaia di giovani laureati e professionisti scelgono infatti di trasferirsi all’estero per cercare opportunità lavorative considerate più vantaggiose dal punto di vista economico e professionale. La disponibilità di salari più elevati, percorsi di carriera più rapidi e contesti maggiormente orientati alla valorizzazione del merito costituiscono fattori che spingono molti giovani a costruire il proprio futuro fuori dai confini nazionali. Questo fenomeno comporta una perdita significativa di capitale umano qualificato, con conseguenze che si riflettono sulla competitività delle imprese e sulla capacità innovativa del Paese.
La proposta dei Giovani Imprenditori si collega anche al tema della produttività e della crescita economica. Le nuove generazioni rappresentano infatti una componente fondamentale per il rinnovamento del tessuto produttivo. Le imprese necessitano sempre più di competenze digitali, tecnologiche e manageriali avanzate, mentre la trasformazione legata all’intelligenza artificiale, alla sostenibilità e alla digitalizzazione richiede personale qualificato e in grado di adattarsi rapidamente ai cambiamenti. Favorire l’occupazione giovanile significa quindi investire direttamente nella capacità del sistema economico di affrontare le sfide future.
L’eventuale introduzione di una misura fiscale di questo tipo solleva però anche interrogativi relativi alla sostenibilità finanziaria. L’Irpef rappresenta una delle principali fonti di entrata per il bilancio pubblico e qualsiasi riduzione significativa del gettito richiederebbe la ricerca di coperture adeguate. Per questo motivo il dibattito si concentra anche sulle possibili modalità applicative della proposta. Tra le ipotesi che potrebbero essere valutate figurano limiti di reddito, durata temporanea dell’agevolazione o applicazione progressiva in funzione della situazione lavorativa dei beneficiari.
Un altro aspetto rilevante riguarda l’impatto sui consumi. Un incremento del reddito disponibile per milioni di giovani potrebbe infatti tradursi in una maggiore capacità di spesa, con effetti positivi sulla domanda interna. Le fasce più giovani tendono generalmente a destinare una quota significativa del reddito ai consumi e agli investimenti personali, contribuendo a sostenere diversi comparti dell’economia. L’aumento della disponibilità economica potrebbe inoltre facilitare l’accesso alla casa, alla formazione e ad altre spese considerate fondamentali nelle prime fasi della vita lavorativa.
La proposta si inserisce in un contesto europeo nel quale numerosi Paesi stanno sperimentando misure finalizzate a favorire l’occupazione giovanile. Incentivi fiscali, riduzioni contributive e agevolazioni per l’assunzione rappresentano strumenti già adottati in varie forme da diverse economie europee. L’obiettivo comune è quello di rendere più semplice l’ingresso nel mercato del lavoro e aumentare la competitività dei sistemi economici nella corsa globale ai talenti.
Particolarmente importante è anche il legame tra occupazione giovanile e dinamiche demografiche. L’Italia continua a registrare uno dei più bassi tassi di natalità d’Europa e molti osservatori sottolineano come l’incertezza economica rappresenti uno dei fattori che influenzano le scelte familiari delle nuove generazioni. Migliorare le condizioni economiche dei giovani lavoratori potrebbe contribuire indirettamente a favorire percorsi di autonomia e progetti di vita oggi spesso rinviati a causa delle difficoltà finanziarie.
Le imprese guardano con interesse a interventi che possano aumentare l’attrattività del mercato del lavoro senza incidere direttamente sul costo del lavoro. Negli ultimi anni numerose aziende hanno segnalato crescenti difficoltà nel reperire personale qualificato, soprattutto nei settori ad alta specializzazione tecnologica. La possibilità di offrire condizioni economiche più competitive potrebbe contribuire a ridurre questo problema e favorire una maggiore permanenza dei giovani nel sistema produttivo nazionale.
Il confronto sulla proposta di esenzione Irpef per gli under 35 è destinato a proseguire nei prossimi mesi, intrecciandosi con il più ampio dibattito sulla riforma fiscale e sulle politiche per la crescita. La questione tocca temi centrali per il futuro del Paese: occupazione, competitività, innovazione, demografia e capacità di trattenere le competenze necessarie per affrontare le trasformazioni economiche dei prossimi decenni.


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