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Agcom sanziona Google e YouTube per 80mila euro: violati gli obblighi sui diritti connessi degli editori

L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha inflitto una sanzione di 80.000 euro a Google Ireland Limited e alla sua piattaforma YouTube per violazione della disciplina sui diritti connessi, una normativa introdotta in attuazione della direttiva europea 2019/790 sul diritto d’autore nel mercato unico digitale. Secondo l’Agcom, Google non ha rispettato l’obbligo di negoziazione in buona fede previsto dall’articolo 43-bis della legge sul diritto d’autore, introdotto dal decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 177. La sanzione rappresenta un passo rilevante nell’ambito del rapporto tra le grandi piattaforme digitali e gli editori italiani, che rivendicano una giusta remunerazione per l’uso dei propri contenuti online.


La normativa sui diritti connessi nasce con l’obiettivo di riequilibrare le relazioni tra gli editori e le piattaforme online che traggono vantaggio economico dalla diffusione e indicizzazione dei contenuti giornalistici. In base a tali disposizioni, i fornitori di servizi della società dell’informazione – tra cui motori di ricerca, aggregatori di notizie e piattaforme video – devono corrispondere una remunerazione agli editori per l’utilizzo, anche parziale, dei loro articoli. Questo include anteprime, titoli, estratti o link che appaiono nei risultati delle ricerche o nei suggerimenti automatizzati. Le piattaforme sono tenute ad avviare trattative in buona fede con gli editori per definire i compensi, secondo criteri oggettivi, trasparenti e non discriminatori.


L’istruttoria condotta da Agcom è partita su segnalazione di alcuni editori italiani che hanno denunciato la mancata conclusione di accordi con Google per l’uso dei propri contenuti giornalistici su YouTube. In particolare, l’Autorità ha rilevato che, a differenza di quanto avvenuto con Google News Showcase – dove sono stati stipulati accordi con vari editori – nel caso di YouTube l’azienda non ha dato seguito alle richieste di negoziazione avanzate dagli aventi diritto. Secondo Agcom, la piattaforma ha assunto un atteggiamento elusivo, non rispondendo alle istanze o interrompendo le comunicazioni senza motivazioni giustificate. Questo comportamento è stato valutato come una violazione dell’obbligo legale di negoziare in buona fede, principio cardine della nuova disciplina.


Il procedimento ha riguardato specificamente l’utilizzo su YouTube di contenuti di natura giornalistica, per i quali gli editori non avevano autorizzato la pubblicazione né avevano ricevuto alcun compenso. L’Agcom ha ricordato che l’obbligo di riconoscere i diritti connessi sussiste indipendentemente dalla modalità tecnica con cui i contenuti vengono utilizzati: anche brevi estratti, miniature, anteprime o titoli che indirizzano a contenuti editoriali rientrano nell’ambito di applicazione della norma. La legge prevede inoltre che l’importo del compenso venga stabilito in relazione a parametri come la diffusione online del contenuto, il valore economico derivante dall’utilizzo e l’impatto sulla visibilità dell’editore.


Google, secondo quanto emerso durante l’indagine, ha sostenuto che i contenuti giornalistici su YouTube sarebbero caricati principalmente dagli utenti o dai canali ufficiali degli stessi editori e che dunque non sussisterebbe un obbligo diretto di remunerazione. Questa argomentazione non è stata accolta dall’Agcom, che ha evidenziato come la piattaforma, in quanto intermediario, benefici comunque della presenza di quei contenuti, anche in forma frammentaria, attraverso la monetizzazione pubblicitaria, il suggerimento algoritmico e l’indicizzazione nei risultati. In questo contesto, la responsabilità del provider non può essere esclusa, e anzi impone l’attivazione di un sistema efficace per assicurare che i contenuti protetti non siano utilizzati senza compenso.


La sanzione da 80.000 euro, sebbene simbolica rispetto alla capacità economica del colosso statunitense, assume un valore significativo sul piano regolatorio. È la prima volta che Agcom interviene direttamente su YouTube in applicazione del nuovo impianto normativo sui diritti connessi. Il provvedimento si inserisce in una linea più ampia di interventi dell’Autorità per far rispettare l’equilibrio tra creatori di contenuti e piattaforme digitali, in un contesto in cui l’asimmetria di potere contrattuale tra le parti è diventata una questione centrale a livello europeo. Il regolamento attuativo del 30 marzo 2023 ha chiarito le modalità con cui devono avvenire le trattative, compresi i tempi, gli obblighi informativi e i criteri per la determinazione dei compensi. Google e YouTube, secondo l’Agcom, non hanno rispettato tali obblighi.


Il caso italiano si aggiunge a una serie di contenziosi analoghi già registrati in Francia, Spagna, Germania e Australia, dove le autorità di regolazione hanno imposto obblighi stringenti ai giganti del web per garantire il rispetto dei diritti degli editori. In Francia, ad esempio, l’Autorité de la concurrence ha inflitto a Google una multa da 500 milioni di euro per pratiche simili. Anche in Spagna, con l’entrata in vigore della legge sui diritti connessi nel 2022, sono stati avviati procedimenti che hanno portato alla firma di accordi con grandi gruppi editoriali nazionali. In Australia, il News Media Bargaining Code ha introdotto un sistema di arbitrato obbligatorio, diventando un modello osservato da altri paesi.


Nel contesto italiano, l’intervento di Agcom rappresenta un segnale politico e normativo che mira a rafforzare la posizione degli editori nella contrattazione con le piattaforme. Il settore editoriale, da anni in crisi per il calo delle vendite e la concorrenza dei contenuti digitali gratuiti, vede nei diritti connessi uno strumento fondamentale per riequilibrare il sistema dell’informazione, garantendo un ritorno economico che consenta di investire nella qualità del giornalismo. La remunerazione per l’uso dei contenuti editoriali non riguarda solo la tutela patrimoniale, ma è parte integrante della sostenibilità democratica del pluralismo informativo. L’esito del procedimento Agcom potrebbe quindi rappresentare un precedente importante per future trattative tra editori e grandi piattaforme.

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