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Aeroporto di Catania: ricavi record, governance bloccata e ombre sulla gestione

Nel 2024 l’aeroporto di Catania ha superato i 12 milioni di passeggeri, confermandosi come il principale scalo del Mezzogiorno e uno dei più trafficati in Italia. Questo boom ha prodotto un risultato economico significativo: i ricavi della SAC, la società che gestisce lo scalo, hanno toccato quota 122 milioni di euro, con una crescita del 18% rispetto all’anno precedente. Ma a questa performance economica brillante fa da contraltare una paralisi istituzionale che ne sta minando lo sviluppo strategico.


Il consiglio di amministrazione della SAC è di fatto congelato da mesi. Le divisioni tra i soci pubblici – in primis Regione Siciliana e Comune di Catania – e quelli privati hanno impedito il rinnovo degli organi amministrativi, nonostante la scadenza del mandato e la necessità di dare continuità alla governance. L’attuale presidente, Giovanna Candura, è rimasta in prorogatio, in assenza di un accordo che consenta la nomina di un nuovo board. Le tensioni tra gli azionisti derivano da divergenze sulle alleanze politiche e sulla visione industriale dell’ente, ma anche da pressioni incrociate legate alla possibile apertura del capitale sociale.


L’ingresso di investitori privati nella compagine societaria della SAC è infatti una delle ipotesi più concrete sul tavolo. La società ha confermato l’intenzione di avviare un percorso in tal senso entro la fine dell’anno, per attrarre capitali freschi destinati a sostenere il piano di sviluppo dell’aeroporto. Tuttavia, la mancanza di una governance pienamente operativa rischia di compromettere la credibilità del processo agli occhi dei potenziali partner industriali e finanziari. Senza un board legittimato e stabile, non è possibile procedere in modo trasparente a una due diligence o valutare proposte di investimento.


Lo scalo etneo si trova inoltre sotto osservazione per un episodio che ha attirato l’attenzione dell’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC). L’ente ha contestato una gara da circa un milione di euro indetta dalla SAC per l’affidamento della manutenzione impiantistica. Secondo l’ANAC, si tratterebbe di una procedura “non conforme” in quanto basata su un bando di servizi per un’attività che, di fatto, dovrebbe essere classificata come lavori. L’Autorità ha inoltre criticato i requisiti richiesti alle imprese partecipanti, ritenuti troppo restrittivi e potenzialmente lesivi della concorrenza. Alla società sono stati concessi 45 giorni per rimediare alle anomalie, pena l’eventuale blocco dell’affidamento.


In questo quadro complesso, l’aeroporto di Catania continua comunque a generare volumi e risultati economici significativi. Nel 2023, i passeggeri erano stati circa 10,5 milioni, mentre l’anno precedente lo scalo era stato pesantemente penalizzato dalla pandemia. Il 2024 si sta dimostrando l’anno della piena ripresa, ma la mancata evoluzione del modello gestionale rischia di frenare le prospettive di lungo termine. Le compagnie aeree hanno aumentato le frequenze e aperto nuove rotte, ma segnalano criticità legate all’infrastruttura: pochi spazi disponibili, scarsa digitalizzazione dei servizi, e una capacità di gestione logistica che va al limite durante l’alta stagione.


La Regione Siciliana, principale azionista pubblico, ha espresso la volontà di rilanciare il ruolo strategico dello scalo anche nel quadro della futura integrazione con l’aeroporto di Comiso, parte del medesimo sistema aeroportuale. Tuttavia, anche su questo fronte il percorso è fermo. La mancanza di una cabina di regia comune e le difficoltà a stabilire una governance condivisa stanno impedendo la nascita di un soggetto unitario per la gestione integrata dei due scali. Il rischio è che i due aeroporti continuino a operare in parallelo, senza sinergie né economie di scala, in un contesto di forte concorrenza da parte degli scali di Palermo e Reggio Calabria.


Il tema delle infrastrutture è anch’esso centrale. Il masterplan di SAC prevede nei prossimi anni un investimento da oltre 200 milioni di euro per l’ampliamento dei terminal, il rifacimento delle piste e l’automazione dei processi di imbarco e sicurezza. Il progetto, cofinanziato in parte con fondi europei, necessita però di un’accelerazione sul fronte delle autorizzazioni e dei bandi. Anche in questo caso, l’assenza di una governance pienamente legittimata rischia di tradursi in ulteriori ritardi esecutivi.


Sul piano nazionale, il caso Catania riapre il dibattito sul modello di gestione degli aeroporti a partecipazione pubblica. Mentre alcuni scali – come quelli di Milano, Roma o Bologna – operano secondo logiche industriali, con governance snelle e apertura ai mercati, altri – soprattutto nel Mezzogiorno – sono ancora vincolati da equilibri politici, lentezze decisionali e poca trasparenza nei processi. La SAC rappresenta in questo senso un paradigma dei limiti di un sistema che, pur generando utili e occupazione, fatica a trasformare la crescita in sviluppo strutturale.

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