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Wall Street chiude in rialzo grazie ai chip, ma pesano inflazione e tensioni geopolitiche


I principali indici di Wall Street hanno chiuso in rialzo giovedì, al termine di una seduta caratterizzata da forte volatilità. A sostenere il mercato sono stati soprattutto i titoli tecnologici, che hanno mostrato segnali di recupero dopo le recenti vendite, mentre gli investitori hanno continuato a monitorare attentamente gli sviluppi del conflitto in Medio Oriente.


Il comparto dei semiconduttori ha guidato il rimbalzo dopo il brusco calo della giornata precedente, che aveva trascinato i principali listini statunitensi oltre l’1% in territorio negativo e portato il settore tecnologico in correzione, con una flessione superiore al 10% rispetto ai massimi storici di chiusura.


Tra i protagonisti della seduta, Intel ha messo a segno un balzo del 6%, mentre Nvidia e Micron Technology hanno guadagnato rispettivamente lo 0,5% e il 3,2%. L’indice tecnologico dello S&P 500 è avanzato dello 0,7%, mentre l’indice dei semiconduttori di Filadelfia ha registrato un progresso del 3,5%.


La stabilizzazione dei mercati è avvenuta nonostante le dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump, che ha minacciato un intervento particolarmente duro nei confronti dell’Iran e ha affermato che Washington potrebbe presto assumere il controllo delle infrastrutture energetiche del Paese. Nel frattempo, le quotazioni del petrolio sono rimaste sostanzialmente stabili.


Alle 11:53 ET, il Dow Jones Industrial Average è salito di 268,31 punti, pari allo 0,54%, a quota 50.187,09, l'S&P 500 ha guadagnato 18,57 punti, pari allo 0,26%, a 7.285,56 e il Nasdaq Composite ha guadagnato 103,26 punti, pari allo 0,41%, a 25.272,76.


Dall’inizio di giugno, l’S&P 500 ha comunque perso circa il 4% rispetto al record storico di chiusura. A pesare sul sentiment degli investitori continuano a essere le valutazioni elevate del settore tecnologico, le aspettative di una politica monetaria più restrittiva e le tensioni geopolitiche in Medio Oriente, che alimentano i timori di nuove pressioni inflazionistiche.


I dati macroeconomici pubblicati hanno evidenziato un aumento dei prezzi alla produzione negli Stati Uniti superiore alle attese nel mese di maggio, segnando l’incremento annuale più marcato degli ultimi tre anni.


Sul fronte del mercato del lavoro, le nuove richieste di sussidio di disoccupazione sono cresciute leggermente nella scorsa settimana, confermando alcuni segnali di graduale rallentamento.


Gli operatori si aspettano che la Federal Reserve lasci invariati i tassi d’interesse nella riunione della prossima settimana. Tuttavia, i mercati continuano a scontare almeno un rialzo di 25 punti base entro la fine dell’anno. «In questa fase i mercati sono più preoccupati dall’inflazione che dalla crescita economica. Per questo motivo, eventuali correzioni nel breve termine potrebbero essere innescate più dalle pressioni sui prezzi che da un deterioramento dell’attività economica», ha commentato Kevin Gordon, responsabile della ricerca macroeconomica e della strategia dello Schwab Center for Financial Research.


L’attenzione degli investitori è inoltre rivolta all’atteso debutto in Borsa di SpaceX, la società guidata da Elon Musk e valutata circa 1.750 miliardi di dollari, previsto per venerdì. L’operazione potrebbe rappresentare un importante banco di prova per il rally che quest’anno ha spinto più volte i mercati azionari statunitensi verso nuovi massimi storici.


A livello settoriale, otto degli undici comparti principali dello S&P 500 hanno terminato la seduta in territorio positivo, con il settore industriale che ha registrato la performance migliore.


Il comparto dei servizi di comunicazione ha chiuso in calo dell’1,8%, penalizzato soprattutto dalle vendite su Alphabet e Meta, entrambe in ribasso di circa il 2%.


Forte pressione anche su Oracle, che ha perso il 12% dopo aver annunciato un piano di investimenti per l’esercizio fiscale 2027 superiore alle aspettative degli analisti di Wall Street.


Tra i titoli tecnologici, AppLovin ha ceduto l’1%, mentre Atlassian ha lasciato sul terreno il 4%. Perdite più consistenti hanno interessato anche ServiceNow, Salesforce e Adobe, che hanno registrato flessioni comprese tra il 3,2% e il 5%.


In controtendenza Navan, che ha messo a segno un rialzo del 14% dopo aver migliorato le previsioni per l’intero esercizio sia sul fronte dei ricavi sia dell’utile operativo, aggiornamento comunicato nella giornata di mercoledì.


Sul fronte dell’ampiezza del mercato, al New York Stock Exchange i titoli in rialzo hanno prevalso su quelli in ribasso con un rapporto di circa 1,9 a 1, mentre sul Nasdaq il rapporto è stato di 1,58 a 1.


Dal punto di vista dei nuovi massimi e minimi annuali, l’S&P 500 ha registrato 18 nuovi massimi a 52 settimane e 14 nuovi minimi. Sul Nasdaq Composite, invece, si sono contati 107 nuovi massimi e 121 nuovi minimi, a conferma di una partecipazione al rialzo ancora non uniforme all’interno del listino tecnologico.




Fonte: investing.com

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