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Venezuela, Caracas chiude l’ambasciata in Norvegia dopo il Nobel a María Corina Machado: crisi diplomatica e tensione politica in aumento

Il governo del Venezuela ha annunciato la chiusura dell’ambasciata a Oslo e la sospensione delle relazioni diplomatiche con la Norvegia, in risposta all’assegnazione del Premio Nobel per la Pace a María Corina Machado, figura simbolo dell’opposizione al regime di Nicolás Maduro. La decisione, comunicata ufficialmente dal ministro degli Esteri venezuelano Yván Gil, rappresenta un nuovo capitolo nella crescente tensione tra Caracas e la comunità internazionale, segnando una svolta nelle relazioni con uno dei Paesi europei che per anni aveva svolto un ruolo di mediazione tra governo e opposizione.


La scelta di interrompere le relazioni con Oslo non è solo un gesto politico, ma un segnale di rottura profonda. La Norvegia, infatti, era stata protagonista in più fasi dei negoziati tra le autorità venezuelane e le forze democratiche, ospitando dal 2019 diversi incontri di dialogo politico volti a favorire una transizione pacifica del potere. Con la chiusura dell’ambasciata, il governo Maduro invia un messaggio chiaro: il Venezuela non riconosce più la neutralità norvegese e considera l’assegnazione del Nobel a Machado come “un atto ostile e interferente”.


Secondo il comunicato diffuso dal ministero degli Esteri di Caracas, la decisione è stata motivata dal fatto che “la Norvegia ha cessato di comportarsi come un Paese imparziale, schierandosi apertamente con i settori che cospirano contro la stabilità del Venezuela”. In altre parole, il riconoscimento internazionale conferito a María Corina Machado viene interpretato dal governo come un sostegno diretto alle forze di opposizione che contestano la legittimità del potere di Maduro.


La reazione del governo norvegese è stata improntata alla prudenza. Il ministero degli Esteri di Oslo ha espresso “rammarico” per la decisione venezuelana, ribadendo che la concessione del Premio Nobel è indipendente dalle scelte del governo e che il Comitato del Nobel agisce in piena autonomia, come previsto dalla tradizione norvegese. Tuttavia, la risposta non sembra destinata a smorzare le tensioni. La chiusura dell’ambasciata rappresenta di fatto una sospensione dei canali diplomatici diretti, in un momento già segnato da gravi tensioni politiche e da una crisi economica che continua a colpire duramente la popolazione venezuelana.


María Corina Machado, ingegnere e leader del movimento Vente Venezuela, è da anni una delle voci più forti contro il regime chavista. Esclusa dalle elezioni e oggetto di numerose persecuzioni giudiziarie, la sua figura è diventata simbolo della resistenza democratica. Il Premio Nobel per la Pace 2025, assegnato per “il coraggio e la difesa dei diritti civili e politici in un contesto autoritario”, ha consacrato il suo ruolo internazionale ma ha anche riacceso lo scontro interno. Machado ha definito il riconoscimento “un premio per tutto il popolo venezuelano che non si arrende”, mentre il governo ha reagito con una serie di misure repressive, tra cui l’intensificazione dei controlli sui media e il monitoraggio delle attività delle ONG.


La chiusura della sede diplomatica in Norvegia potrebbe avere conseguenze significative anche sul piano dei negoziati internazionali. Oslo, insieme al Messico e alla Colombia, era uno dei principali mediatori nei colloqui tra governo e opposizione, promossi anche con il sostegno dell’Unione Europea e degli Stati Uniti. La decisione di Maduro rischia di interrompere in modo definitivo il fragile processo di dialogo, già indebolito dalle accuse di brogli elettorali e dalle violazioni dei diritti umani denunciate dalle organizzazioni internazionali.


Negli ultimi mesi, il Venezuela era tornato sotto i riflettori della diplomazia mondiale a causa del deterioramento della situazione interna. Le elezioni legislative e amministrative, boicottate da gran parte dell’opposizione, hanno confermato il controllo del Partito Socialista Unito del Venezuela su quasi tutte le istituzioni del Paese. Allo stesso tempo, la crisi economica e l’esodo di milioni di cittadini hanno accentuato l’isolamento internazionale di Caracas, aggravato dalle sanzioni economiche imposte dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea.


L’assegnazione del Nobel a Machado ha dunque rappresentato la scintilla che ha innescato una reazione durissima da parte del regime. Nei giorni successivi all’annuncio, i media vicini al governo hanno accusato la leader dell’opposizione di “collaborare con potenze straniere per destabilizzare il Paese”. Le autorità hanno inoltre intensificato la sorveglianza su alcuni esponenti del suo movimento politico, con nuove denunce e convocazioni da parte del tribunale di Caracas.


Sul piano internazionale, la decisione venezuelana ha suscitato preoccupazione. L’Unione Europea, tramite l’Alto rappresentante Josep Borrell, ha espresso “profondo rammarico” per la chiusura dell’ambasciata, definendo il gesto “un ulteriore passo verso l’isolamento del Venezuela”. Anche il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha condannato la decisione, invitando Maduro a “ripristinare i canali diplomatici e a rispettare i principi del dialogo internazionale”. La Norvegia, dal canto suo, ha ribadito che continuerà a sostenere le iniziative per una soluzione pacifica e democratica della crisi venezuelana, anche senza la presenza di una missione diplomatica a Caracas.


La scelta di Maduro appare anche come una mossa politica interna. Secondo molti analisti, il presidente venezuelano cerca di rafforzare il consenso tra i settori più radicali del chavismo, presentandosi come vittima di un complotto internazionale. Il nazionalismo e la retorica antioccidentale restano strumenti centrali per consolidare il potere, soprattutto in un momento in cui il Paese si avvicina a una nuova stagione elettorale. Tuttavia, la chiusura dell’ambasciata rischia di isolare ulteriormente Caracas sul piano diplomatico, compromettendo anche le relazioni con quei Paesi europei che, pur critici verso Maduro, avevano mantenuto una linea di dialogo.


Intanto, in Venezuela continuano le manifestazioni spontanee di sostegno a María Corina Machado, soprattutto nelle principali città del Paese e nelle comunità venezuelane all’estero. A Caracas, centinaia di persone hanno sfilato con bandiere e cartelli per celebrare il Nobel e per chiedere “libertà e democrazia”. Le autorità hanno dispiegato un massiccio dispositivo di sicurezza, ma finora le proteste si sono svolte in modo pacifico.


Il gesto di chiudere l’ambasciata a Oslo rappresenta dunque molto più di una reazione diplomatica: è un segnale politico che conferma la volontà del governo venezuelano di irrigidire la propria posizione, anche a costo di rompere legami storici con uno dei principali attori della diplomazia internazionale. In un contesto segnato da crescente isolamento, povertà diffusa e crisi dei diritti civili, la decisione di Maduro rischia di aggravare ulteriormente la distanza tra il Venezuela e la comunità democratica globale, mentre il nome di María Corina Machado continua a diventare simbolo di una resistenza che non si spegne.

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