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Ucraina, manovra economica e incognite regionali: settembre si apre con tre sfide cruciali per Giorgia Meloni

Settembre si preannuncia come un mese decisivo per il governo guidato da Giorgia Meloni, stretta tra urgenze internazionali, vincoli economici sempre più rigidi e la crescente pressione del calendario politico interno. L’agenda dell’esecutivo si apre con tre fronti caldi: la gestione del conflitto in Ucraina e del rapporto con gli alleati occidentali, la stesura della nuova legge di bilancio in un quadro macroeconomico difficile e l’avvio della campagna per le prossime elezioni regionali, che si preannunciano tutt’altro che scontate.


Il tema internazionale, con l’evolversi della guerra in Ucraina, resta al centro delle attenzioni di Palazzo Chigi. Dopo più di due anni dall’invasione russa, il conflitto sembra essere entrato in una fase di logoramento, ma l’impatto sulle politiche italiane resta profondo. Il sostegno politico e militare a Kyiv è stato uno dei pilastri della linea atlantista adottata dal governo Meloni fin dall’insediamento, ma ora l’esecutivo deve fare i conti con un’opinione pubblica più stanca e un quadro internazionale più fluido. Il possibile ritorno di Donald Trump negli Stati Uniti e l’incertezza politica in Francia e Germania stanno modificando gli equilibri, costringendo l’Italia a ripensare la propria postura strategica.


Al vertice NATO di Washington, Meloni ha ribadito il pieno sostegno a Volodymyr Zelensky, confermando la disponibilità italiana a partecipare ai nuovi programmi di addestramento e supporto. Tuttavia, la necessità di garantire la continuità degli aiuti, anche sul piano economico, entra ora in rotta di collisione con le esigenze interne di bilancio. La prossima manovra finanziaria, infatti, sarà inevitabilmente segnata dalla scarsità di risorse e dalla necessità di mantenere gli impegni presi con Bruxelles, in un contesto in cui le previsioni di crescita sono state riviste al ribasso.


Sul tavolo del Ministero dell’Economia si stanno accumulando richieste provenienti da tutti i dicasteri: dalla conferma del taglio al cuneo fiscale per i lavoratori a basso reddito, alle misure per sostenere la sanità pubblica e le famiglie con figli, fino al rifinanziamento di bonus edilizi in forma ristretta. La pressione del debito e i vincoli imposti dal nuovo Patto di Stabilità europeo complicano però ogni margine di manovra. Giancarlo Giorgetti, titolare del MEF, ha già avvertito che non ci sarà spazio per misure una tantum e che la priorità sarà garantire la sostenibilità del deficit.


Meloni si trova quindi a dover fare scelte strategiche che inevitabilmente scontenteranno parte della sua stessa maggioranza. All’interno della coalizione di centrodestra, infatti, si moltiplicano le richieste di maggiore spesa pubblica. La Lega insiste su una nuova versione della flat tax per i redditi medi, mentre Forza Italia chiede un rilancio del piano casa e incentivi per le imprese. Ma con risorse così limitate, il rischio è di innescare tensioni politiche che potrebbero destabilizzare gli equilibri costruiti finora.


A questo quadro già complesso si aggiunge l’incognita delle elezioni regionali. I prossimi appuntamenti elettorali in regioni chiave come Emilia-Romagna, Calabria e Umbria metteranno alla prova la tenuta della coalizione e la sua capacità di mantenere il consenso in territori strategici. I sondaggi mostrano un elettorato ancora mobile e la presenza di liste civiche sempre più influenti, che potrebbero erodere voti decisivi nei confronti diretti con il centrosinistra. Il voto regionale avrà inoltre un forte valore simbolico, costituendo un test sulla popolarità del governo e sul radicamento territoriale dei partiti che lo sostengono.


Fratelli d’Italia, in particolare, punta a consolidare la propria leadership anche a livello locale, ma dovrà vedersela con una Lega ancora molto forte nel Nord e con le ambizioni rinnovate di Forza Italia, intenzionata a recuperare terreno dopo la scomparsa di Silvio Berlusconi. La gestione delle candidature regionali potrebbe quindi aprire nuove frizioni interne, soprattutto nei territori dove gli equilibri sono più fragili.


Settembre, dunque, si configura come un banco di prova per la Premier. La sua leadership è ancora salda, ma l’intreccio tra pressioni internazionali, emergenze economiche e scontri politici locali rende il quadro più instabile rispetto ai mesi precedenti. In particolare, la capacità di Meloni di mantenere coeso il centrodestra sotto stress, senza cedere alle spinte centrifughe dei suoi alleati, sarà determinante per affrontare le sfide dell’autunno e per arrivare con forza al 2026, anno in cui si concluderà la legislatura.

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