Ucraina, Lavrov incontra Xi e Wang Yi: asse Mosca-Pechino si rafforza mentre aumentano gli attacchi di droni ucraini in territorio russo
- piscitellidaniel
- 15 lug
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Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha incontrato a Pechino il presidente cinese Xi Jinping e il capo della diplomazia Wang Yi, in un momento cruciale per l’evoluzione della guerra in Ucraina e delle relazioni geopolitiche globali. La visita di Lavrov, che giunge dopo settimane di intensi scambi bilaterali e in piena escalation militare nel fronte orientale, conferma il consolidamento dell’asse tra Mosca e Pechino e rilancia la strategia russa di alleanze orientate a contenere l’influenza occidentale in Eurasia. Sullo sfondo, i nuovi attacchi con droni lanciati dall’Ucraina contro infrastrutture civili e militari in territorio russo aggravano la tensione e portano il conflitto oltre i confini ufficiali della linea del fronte.
Secondo quanto riferito dalla diplomazia cinese, i colloqui tra Lavrov e Xi Jinping si sono svolti in un clima “costruttivo e strategico”, con al centro l’approfondimento della cooperazione politica, economica e di sicurezza tra i due Paesi. Xi ha ribadito la volontà della Cina di mantenere “una partnership globale con la Russia” e ha sottolineato il valore del “dialogo bilaterale ad alto livello” per la stabilità regionale. Lavrov, dal canto suo, ha ringraziato Pechino per il sostegno politico e diplomatico in sede internazionale, rilanciando l’idea di un mondo multipolare “libero da egemonie e diktat occidentali”.
Nel colloquio con Wang Yi, ministro degli Esteri cinese e consigliere di Stato, sono emersi con maggiore chiarezza i contenuti operativi della cooperazione. Si è parlato di rafforzamento dei meccanismi di sicurezza congiunta, di scambi commerciali in valuta nazionale e di coordinamento diplomatico nei principali dossier multilaterali, a partire dalla riforma del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e dalla governance globale dell’intelligenza artificiale. Le dichiarazioni congiunte, pur evitando riferimenti espliciti all’invasione russa dell’Ucraina, hanno lasciato intendere una forte sintonia strategica, che si traduce in un sostegno implicito alla posizione russa e in una continua ambiguità della Cina rispetto al ruolo di mediatore imparziale.
Intanto, sul campo, la guerra continua a intensificarsi anche oltre i confini ucraini. Nelle ultime 48 ore, decine di droni lanciati da Kiev hanno colpito regioni russe nelle aree di confine, in particolare nei distretti di Belgorod, Bryansk e Kursk, provocando danni a infrastrutture energetiche e logistiche. Alcuni ordigni hanno raggiunto anche la regione di Kaluga e la periferia meridionale di Mosca, dove sono stati intercettati dai sistemi di difesa aerea ma non senza conseguenze. Le autorità russe hanno riferito che i droni miravano a depositi di carburante, stazioni elettriche e impianti di comunicazione, in un’azione mirata a indebolire le capacità di rifornimento dell’esercito russo sul fronte orientale.
La strategia ucraina di portare la guerra sul territorio russo è sempre più evidente. Attraverso l’uso massiccio di droni di produzione nazionale, le forze armate di Kiev cercano di colpire i centri nevralgici della logistica nemica, senza superare formalmente la linea di contatto sul campo ma espandendo il conflitto sul piano territoriale e psicologico. Per Mosca si tratta di una nuova fase della guerra, che implica la necessità di rafforzare le difese interne e di riorientare le strategie militari anche al di là delle operazioni in Ucraina. Le autorità russe hanno già iniziato a costruire nuove strutture di difesa aerea attorno ai principali centri industriali e alle infrastrutture critiche nella regione occidentale del Paese.
La risposta russa agli attacchi non si è fatta attendere. Fonti del ministero della Difesa hanno riferito di nuovi bombardamenti sulle regioni orientali dell’Ucraina, in particolare a Kharkiv e Dnipro, colpendo secondo Mosca obiettivi militari e depositi logistici. Il Cremlino ha inoltre ribadito che l’uso di droni ucraini contro il territorio russo costituisce una “grave escalation” e che ogni attacco sarà seguito da una “risposta proporzionata”. Il presidente Vladimir Putin ha riunito il Consiglio di Sicurezza per discutere le contromisure e ha ordinato il rafforzamento della cooperazione militare con le repubbliche alleate, Bielorussia in primis.
La visita di Lavrov in Cina si inserisce in un contesto di crescente isolamento della Russia sul piano occidentale, aggravato dalle nuove sanzioni europee e dal blocco dei beni sovrani da parte del G7. In questo scenario, la Cina rappresenta per Mosca non solo un partner commerciale di rilievo ma anche un sostegno politico fondamentale in chiave anti-occidentale. Le due potenze condividono un’agenda multilaterale che punta a indebolire il sistema di alleanze guidato dagli Stati Uniti e a costruire nuove architetture di potere fondate su un equilibrio multipolare e su un ruolo più incisivo delle economie emergenti.
Dal punto di vista economico, la cooperazione tra Cina e Russia ha raggiunto nel primo semestre 2025 un volume di scambi commerciali superiore ai 120 miliardi di dollari, con una crescita sostenuta in particolare nel settore energetico, delle materie prime e della tecnologia dual use. Mosca ha aumentato l’export di gas e petrolio verso la Cina, compensando in parte le perdite sui mercati europei, mentre Pechino ha intensificato le forniture di componenti elettronici e veicoli civili con capacità militare potenziale. Aumentano anche gli investimenti incrociati in progetti infrastrutturali lungo il corridoio eurasiatico e nella regione artica.
Sul piano diplomatico, la sinergia tra Lavrov e Wang Yi rafforza l’intento di promuovere un nuovo ordine globale in cui il Sud del mondo, guidato dai Brics, svolga un ruolo sempre più centrale. La prossima conferenza Brics+, prevista per ottobre in Kazakistan, dovrebbe rappresentare il banco di prova per una visione geopolitica alternativa all’Occidente, in cui Pechino e Mosca si propongono come garanti di un sistema fondato sulla sovranità nazionale, sul non intervento e sulla cooperazione economica bilaterale. In questo quadro, la guerra in Ucraina è interpretata da Mosca e Pechino come il sintomo della crisi del modello occidentale, più che come una violazione dell’ordine internazionale.

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