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Trump contro Wall Street Journal e Rupert Murdoch: minaccia una causa per la pubblicazione di una lettera falsa su Epstein

Donald Trump è tornato al centro dell’attenzione mediatica e giudiziaria dopo aver annunciato pubblicamente l’intenzione di intentare una causa contro il Wall Street Journal e contro Rupert Murdoch, proprietario di News Corp, accusandoli di aver diffuso una lettera falsa che lo collegherebbe a Jeffrey Epstein. Secondo l’ex presidente, la missiva pubblicata dal quotidiano economico e finanziario americano, che lo raffigurerebbe come mittente di un biglietto di auguri indirizzato a Epstein nel 2003, sarebbe totalmente falsa, creata ad arte e parte di una strategia politica per danneggiarlo a pochi mesi dalle elezioni presidenziali del 2024.


Il caso è esploso a seguito della pubblicazione da parte del Wall Street Journal di un dossier che includeva, tra i materiali, una presunta lettera scritta da Trump a Epstein in occasione del suo cinquantesimo compleanno. La missiva, secondo il giornale, conteneva un disegno osceno realizzato con un pennarello nero e una frase che avrebbe alluso a “meravigliosi segreti condivisi”. Il contenuto, presentato come parte di un album realizzato da Ghislaine Maxwell per Epstein, è stato immediatamente contestato da Trump, che ha definito il documento “una truffa” e un “falso clamoroso”, annunciando l’imminente azione legale.


La risposta dell’ex presidente non si è limitata alle dichiarazioni pubbliche. In un lungo post su Truth Social, Trump ha scritto che il Wall Street Journal “ha pubblicato una lettera completamente inventata, spacciandola per vera, per danneggiare la mia immagine e aiutare l’amministrazione Biden”. Ha aggiunto che “nessuna persona sana di mente potrebbe credere che quella lettera sia autentica” e ha accusato direttamente Rupert Murdoch e l’attuale direttrice del quotidiano, Emma Tucker, di non aver verificato le fonti prima della pubblicazione. Secondo Trump, Murdoch era stato avvertito “personalmente” che la lettera era falsa, ma avrebbe comunque dato il via libera alla diffusione del contenuto per fini politici.


La portavoce di Trump, Karoline Leavitt, ha definito l’episodio “una diffamazione deliberata” e ha affermato che il team legale dell’ex presidente è già al lavoro per notificare le prime richieste ufficiali. In parallelo, Trump ha chiesto all’ex procuratrice generale Pam Bondi di declassificare immediatamente tutti i documenti relativi al caso Epstein in possesso dell’amministrazione, sostenendo che il governo starebbe occultando informazioni per proteggere membri dell’élite politica e mediatica democratica.


Il dossier “Epstein Files”, tornato al centro del dibattito dopo l’ennesima ondata di documenti resi pubblici, ha scatenato una bufera in cui politica, giustizia e media si intrecciano. Il Wall Street Journal ha difeso la propria scelta editoriale, spiegando che la lettera sarebbe stata ottenuta da fonti ritenute attendibili e appartenente a materiali raccolti dagli inquirenti nell’ambito dell’inchiesta sulla rete criminale messa in piedi da Epstein e Maxwell. Tuttavia, né l’FBI né altre autorità federali hanno confermato l’autenticità del documento pubblicato.


In risposta, la campagna elettorale di Trump ha rilanciato la narrazione secondo cui ci sarebbe un’operazione coordinata volta a screditarlo attraverso la strumentalizzazione di materiali dubbi. Il candidato repubblicano ha ottenuto il sostegno immediato di alcuni esponenti del Congresso, in particolare dell’ala più vicina al movimento MAGA. Il senatore JD Vance ha definito la vicenda “una vergogna giornalistica che dimostra quanto i media tradizionali siano disposti a spingersi oltre ogni limite pur di abbattere Trump”.


Anche la base repubblicana si è attivata. Diversi sostenitori di Trump hanno lanciato sui social una campagna con l’hashtag #EpsteinHoax, chiedendo una commissione d’inchiesta indipendente e l’immediata desecretazione di tutti i file legati al caso Epstein. L’obiettivo dichiarato è smentire ogni possibile legame tra l’ex presidente e il finanziere, ribaltando la narrazione mediatica che secondo loro favorirebbe alcuni esponenti democratici storicamente collegati a Epstein, ma mai citati nei report giornalistici con la stessa enfasi.


Trump ha inoltre ribadito che i suoi rapporti con Epstein erano stati minimi e circoscritti agli anni ’90, quando entrambi frequentavano ambienti dell’élite newyorkese. Ha ricordato che, una volta scoperti i primi episodi giudiziari legati al finanziere, lo aveva immediatamente allontanato, senza mai riallacciare alcun contatto. “Se qualcuno ha davvero dei segreti con Epstein, di certo non sono io”, ha dichiarato in uno dei suoi ultimi comizi elettorali, accusando i media di voler “riscrivere la storia”.


Il confronto legale tra Trump e il Wall Street Journal si inserisce in un quadro già molto teso, con l’ex presidente coinvolto in vari procedimenti giudiziari legati al suo operato alla Casa Bianca e alla sua condotta durante la campagna elettorale del 2020. La nuova polemica rischia di avere ripercussioni anche in ambito editoriale: non sono mancate critiche verso Rupert Murdoch, accusato da settori conservatori di aver preso le distanze da Trump per motivi strategici e di voler ora danneggiarlo in vista delle presidenziali del 2024.


Il clima resta dunque incandescente, e l’intera vicenda contribuisce a riaccendere i riflettori sulla figura di Jeffrey Epstein, sulla sua rete di relazioni e sui possibili insabbiamenti che ancora avvolgono il caso. La minaccia di una causa multimilionaria e la richiesta di desecretazione dei documenti da parte di Trump potrebbero portare nuove rivelazioni e alimentare un dibattito destinato a rimanere centrale per molti mesi a venire.

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