Trump affetto da insufficienza venosa cronica: la Casa Bianca conferma la diagnosi e avvia le cure
- piscitellidaniel
- 17 lug
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La Casa Bianca ha confermato ufficialmente che Donald Trump, ex presidente degli Stati Uniti e attualmente figura centrale della scena politica americana, soffre di insufficienza venosa cronica. L’annuncio è stato diffuso attraverso un comunicato medico, in cui si fa riferimento a una condizione diagnosticata dopo una serie di controlli eseguiti tra la fine di giugno e i primi giorni di luglio 2025. Il documento chiarisce che il disturbo, pur essendo potenzialmente fastidioso e debilitante in alcuni casi, è attualmente sotto controllo grazie a un piano terapeutico già attivato.
L’insufficienza venosa cronica è una condizione patologica che colpisce le vene, in particolare quelle degli arti inferiori, rendendo difficile il ritorno del sangue al cuore. Questa difficoltà nel drenaggio può provocare gonfiore, dolore, senso di pesantezza, crampi notturni e, nei casi più gravi, ulcere cutanee e trombosi. È una malattia comune nelle persone oltre i 60 anni, ma può essere tenuta sotto controllo attraverso terapie farmacologiche, misure di compressione e uno stile di vita attivo.
Secondo quanto riferito, la condizione sarebbe stata individuata in seguito ad alcuni episodi ricorrenti di stanchezza e gonfiore agli arti inferiori, rilevati dai medici personali di Trump durante le sue numerose apparizioni pubbliche delle ultime settimane. In particolare, lo staff medico della Casa Bianca ha notato che il 45º presidente degli Stati Uniti manifestava un’andatura meno fluida, un maggiore affaticamento e la necessità di sedersi più spesso durante gli eventi.
Il team sanitario che segue Trump ha prescritto un trattamento articolato. In primo luogo, è stato consigliato l’uso di calze elastiche a compressione graduata, una delle soluzioni più immediate per favorire il ritorno venoso. A ciò si aggiungono farmaci a base di diosmina, flavonoidi e altri principi attivi venotonici, in grado di migliorare il tono delle vene e ridurre l’edema. Non mancano prescrizioni relative alla dieta e all’attività fisica quotidiana, con l’obiettivo di mantenere un peso corporeo adeguato e stimolare la circolazione. Il trattamento, secondo fonti vicine alla Casa Bianca, sarebbe già in corso e i primi miglioramenti sarebbero stati evidenti.
Sul fronte politico, l’annuncio ha suscitato reazioni contrastanti. Da un lato, lo staff dell’ex presidente ha cercato di minimizzare la rilevanza della diagnosi, sottolineando come si tratti di una condizione largamente diffusa tra gli anziani e perfettamente gestibile. Dall’altro lato, alcuni osservatori e avversari politici hanno sollevato interrogativi sull’idoneità fisica di Trump a sostenere un’altra corsa elettorale verso la Casa Bianca, considerata l’età avanzata e le condizioni cliniche pregresse.
Non è la prima volta che le condizioni di salute di Donald Trump diventano oggetto di attenzione mediatica e speculazione politica. Già durante il suo mandato presidenziale, furono numerose le discussioni sulle sue condizioni fisiche, soprattutto in occasione dell’infezione da COVID-19 nell’ottobre del 2020, quando fu ricoverato per alcuni giorni al Walter Reed Medical Center. Anche allora, lo staff cercò di rassicurare l’opinione pubblica con aggiornamenti continui, nonostante le critiche per la gestione opaca dell’informazione sanitaria.
Il nuovo bollettino medico, però, rappresenta un passaggio delicato. La tempistica dell’annuncio, a pochi mesi dall’inizio della campagna per le elezioni presidenziali del 2026, apre un nuovo fronte di dibattito negli Stati Uniti. Trump, attualmente il principale sfidante repubblicano in vista delle prossime elezioni, punta a un ritorno alla presidenza facendo leva su una piattaforma politica che si concentra sulla sicurezza nazionale, l’economia, l’immigrazione e il contenimento dell’inflazione.
Diversi esponenti del Partito Repubblicano hanno voluto esprimere vicinanza e sostegno all’ex presidente, ribadendo che la sua lucidità mentale e la sua energia politica restano intatte. Alcuni, però, iniziano a guardare con maggiore attenzione alle figure alternative all’interno del partito, nel timore che eventuali aggravamenti possano compromettere la campagna. In particolare, il governatore della Florida Ron DeSantis e la senatrice Nikki Haley vengono considerati i possibili “piani B” in caso di ritiro improvviso dell’ex presidente.
Gli analisti politici osservano che la gestione comunicativa dell’episodio sarà determinante. Una strategia trasparente e scientificamente documentata potrebbe rafforzare l’immagine di Trump come figura resistente e determinata, mentre un eventuale atteggiamento evasivo potrebbe alimentare le critiche. Anche l’opinione pubblica si mostra divisa: alcuni sondaggi condotti nelle ore successive alla notizia evidenziano una lieve flessione nel gradimento personale dell’ex presidente, ma non tale da mettere in discussione la sua posizione dominante nelle primarie repubblicane.
Nel frattempo, i medici continuano a monitorare la situazione con controlli regolari. Non sono previste, al momento, interruzioni nell’agenda pubblica dell’ex presidente. Tuttavia, lo staff ha annunciato che sarà posta maggiore attenzione alla durata degli eventi pubblici, ai tempi di riposo e agli spostamenti, soprattutto quelli internazionali. Le valutazioni sulla sua idoneità a sostenere impegni prolungati verranno effettuate caso per caso, con aggiornamenti periodici.

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