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Trevi boccia l’offerta Icop: per il Cda non è conveniente e non valorizza il gruppo

10 set
Tempo di lettura: 3 min

Il Consiglio di amministrazione di Trevi – Finanziaria Industriale boccia l’offerta pubblica di scambio promossa da Icop sulla totalità delle azioni della società. Il Cda ha approvato all’unanimità il comunicato dell’emittente, arrivando a una valutazione netta: il corrispettivo proposto viene considerato non congruo dal punto di vista finanziario e l’operazione non conveniente per gli azionisti Trevi. Il giudizio è maturato dopo l’esame delle condizioni dell’offerta e delle fairness opinion predisposte dagli advisor finanziari Mediobanca e Vitale. Secondo il board, il rapporto di scambio non riconoscerebbe adeguatamente il valore della società e le prospettive derivanti dal percorso di rilancio finanziario e industriale completato negli ultimi anni.


L’operazione di Icop prevede l’assegnazione di 0,133 azioni Icop di nuova emissione per ogni azione Trevi portata in adesione, equivalenti a 133 titoli Icop ogni mille azioni Trevi. Al momento dell’annuncio, il rapporto attribuiva a ciascuna azione Trevi una valorizzazione indicativa di circa 4,16 euro, con un premio superiore al 20% rispetto al prezzo ufficiale registrato prima della presentazione dell’offerta. La struttura dell’operazione, tuttavia, non contempla un pagamento in denaro: chi aderisce riceve esclusivamente azioni Icop e diventa quindi azionista dell’offerente, assumendo direttamente i rischi connessi alla sua futura evoluzione industriale, finanziaria e borsistica. Proprio questa caratteristica rappresenta uno degli elementi considerati dal Cda nella propria valutazione.


La posizione di Trevi si lega anche alle prospettive delineate dal piano industriale 2026-2029. Il gruppo ritiene che il rapporto di scambio non rifletta pienamente il valore derivante dalla crescita prevista di ricavi, marginalità e generazione di cassa, oltre che dalla progressiva riduzione dell’indebitamento. Il primo semestre del 2026 ha rappresentato una fase importante del processo di rafforzamento: Trevi ha completato un aumento di capitale da circa 100 milioni di euro e successivamente una manovra di rifinanziamento che ha consentito di superare una parte rilevante delle criticità finanziarie accumulate negli anni precedenti. Il gruppo ha inoltre confermato per il 2026 una guidance con ricavi compresi tra 640 e 670 milioni di euro e un Ebitda ricorrente previsto tra 70 e 80 milioni.


Tra i punti sui quali il Cda esprime prudenza figurano anche le sinergie industriali prospettate da Icop. Secondo la valutazione dell’emittente, una parte rilevante dei benefici indicati avrebbe carattere futuro, sarebbe difficilmente quantificabile e dipenderebbe dalla concreta capacità di integrare strutture operative differenti. Trevi opera a livello internazionale nel campo dell’ingegneria del sottosuolo, delle fondazioni speciali e delle tecnologie per le infrastrutture, con una presenza geografica articolata e competenze sviluppate direttamente nei mercati locali. Il consiglio ritiene quindi necessario valutare con attenzione non soltanto la dimensione finanziaria dell’aggregazione, ma anche gli effetti sull’occupazione, sull’organizzazione internazionale del gruppo e sul futuro di Soilmec, attività considerata strategica.


La partita societaria è resa ancora più complessa dalla presenza di un secondo pretendente. Alla fine di luglio Webuild ha infatti annunciato un’offerta pubblica di acquisto volontaria sulla totalità delle azioni Trevi, destinata a configurarsi come offerta concorrente rispetto a quella di Icop qualora ricorrano le condizioni previste dalla normativa. La proposta di Webuild riconosce 4,50 euro in contanti per ogni azione Trevi, corrispondenti a una valorizzazione complessiva nell’ordine di 295 milioni di euro. La differenza tra le due strutture è sostanziale: Icop propone uno scambio azionario e punta alla creazione di un nuovo gruppo integrato, mentre Webuild offre un corrispettivo interamente monetario, eliminando per l’azionista il rischio legato alla futura quotazione dei titoli ricevuti in cambio.


Il confronto si inserisce in un momento nel quale Trevi considera sostanzialmente completato il proprio risanamento finanziario e punta a valorizzare la crescita del business. Nel primo semestre il gruppo ha registrato ricavi per circa 271 milioni di euro, con una forte accelerazione nel secondo trimestre, un Ebitda ricorrente di circa 40 milioni e un utile netto di 7,2 milioni. La presenza contemporanea delle offerte di Icop e Webuild trasforma quindi il dossier in una delle operazioni industriali più rilevanti del settore italiano delle infrastrutture specialistiche. La bocciatura del Cda non chiude formalmente l’offerta Icop, ma fornisce agli azionisti un'indicazione precisa sulla posizione del management, mentre saranno proprio i soci a dover valutare le condizioni economiche, i rischi e le prospettive industriali delle alternative presenti sul tavolo.

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