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Tensione nei cieli: incidente tra un aereo tedesco e un laser cinese

L’8 luglio 2025 un velivolo militare da ricognizione tedesco, impegnato in un’operazione di sorveglianza nel Mar Cinese Meridionale, è stato colpito da un fascio laser proveniente da una nave cinese. Il raggio ha colpito i sensori ottici del velivolo e ha temporaneamente accecato parte dell’equipaggio, costringendo i piloti a manovre di emergenza per evitare il peggioramento della situazione. Il mezzo è riuscito a rientrare alla base, ma l’episodio ha immediatamente sollevato l’attenzione della diplomazia internazionale.


L’aereo stava partecipando a una missione multinazionale sotto l’ombrello della NATO, volta al monitoraggio del traffico navale in una delle aree più strategiche ma anche più contese del globo. Secondo fonti del Ministero della Difesa tedesco, l’illuminazione con laser ad alta intensità rappresenta un atto ostile, in grado di compromettere la sicurezza degli equipaggi e la strumentazione di bordo. Non è la prima volta che simili episodi si verificano in questa zona: già in passato, navi cinesi erano state accusate di utilizzare laser per disturbare voli militari di Australia e Stati Uniti.


La reazione del governo tedesco è stata immediata. Il Ministero degli Esteri ha convocato l’ambasciatore cinese a Berlino per esprimere una protesta formale. Il portavoce del governo ha definito l’atto “un’aggressione inaccettabile ai danni delle forze armate di uno Stato sovrano”, sottolineando che un’azione simile potrebbe facilmente provocare incidenti più gravi. L’uso di laser militari contro mezzi in volo è severamente regolato dalle convenzioni internazionali e, se confermato, configurerebbe una violazione del diritto internazionale.


La Cina ha replicato smentendo ogni coinvolgimento diretto. In una nota ufficiale, il Ministero degli Esteri ha dichiarato che le sue navi operano “nel pieno rispetto delle norme internazionali” e ha ribadito la propria sovranità sul Mar Cinese Meridionale. Le autorità di Pechino hanno inoltre accusato la Germania e i suoi alleati occidentali di alimentare tensioni nell’area attraverso la presenza militare. Il governo cinese sostiene che la navigazione nella zona dovrebbe essere “libera, ma rispettosa della sovranità cinese”.


L’episodio ha suscitato forte preoccupazione anche in altri paesi europei. Il ministero della Difesa francese ha definito l’uso dei laser “un pericoloso precedente” e ha chiesto un’indagine indipendente sotto l’egida dell’ONU. L’Italia ha espresso “vicinanza alla Germania e pieno supporto a ogni iniziativa volta a garantire la sicurezza del traffico aereo internazionale”. Anche Washington ha condannato l’episodio, promettendo un rafforzamento delle pattuglie navali nel Mar Cinese Meridionale.


Gli analisti vedono in questo nuovo incidente una conferma della crescente assertività cinese nei mari asiatici. La strategia di Pechino sembra mirare al consolidamento del controllo delle acque contese attraverso una combinazione di forza militare, tecnologia e diplomazia aggressiva. L’utilizzo di strumenti non convenzionali come i laser, pur rimanendo sotto la soglia dell’uso della forza letale, consente alla Cina di esercitare pressione senza giungere a uno scontro diretto. Tuttavia, il margine di manovra è sempre più ristretto e il rischio di errori o provocazioni che degenerano in crisi aperte è in costante aumento.


L’indagine condotta dalle autorità tedesche è ora concentrata sull’analisi dei dati di bordo, inclusi i registri dei sensori danneggiati e le tracce radar delle navi presenti nella zona durante il volo. Secondo indiscrezioni, l’intensità del raggio laser e la sua provenienza sarebbero già stati tracciati, confermando il coinvolgimento di una nave militare cinese operante nell’area intorno alle isole Spratly. Berlino starebbe inoltre collaborando con intelligence britannica e americana per comparare gli eventi con episodi simili verificatisi negli ultimi mesi.


L’incidente ha anche riacceso il dibattito sull’impiego di tecnologie di disturbo in scenari di pattugliamento aereo. I laser ad alta potenza sono impiegati non solo per danneggiare sensori ottici, ma anche per accecare temporaneamente piloti, disorientare droni o compromettere le comunicazioni. La comunità militare europea considera tali tecnologie parte integrante di una “guerra ibrida” sempre più pervasiva, in cui strumenti non letali vengono usati per testare la resilienza e la determinazione degli avversari.


Il Parlamento tedesco ha convocato una sessione straordinaria delle commissioni Difesa ed Esteri per valutare le possibili contromisure, tra cui il rafforzamento del supporto a missioni congiunte con Francia, Regno Unito e Stati Uniti nel Pacifico, e l’aumento degli investimenti in sistemi di protezione per i velivoli. Sul tavolo anche l’ipotesi di portare la questione in sede NATO, con l’obiettivo di costruire una risposta diplomatica e strategica condivisa.


Mentre la situazione resta fluida, cresce la pressione sull’Unione Europea affinché prenda una posizione chiara e coordinata. L’Alto rappresentante per la politica estera Josep Borrell ha dichiarato che “non si può accettare un’escalation silenziosa che metta a rischio vite umane e l’equilibrio delle rotte marittime globali”. A Bruxelles si discute della possibilità di aggiornare la strategia Indo-Pacifico dell’UE, inserendo strumenti specifici per rispondere a minacce ibride come quella registrata nei cieli del Mar Cinese Meridionale.

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