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RINA avvia il progetto HYDRA 2026 per lo sviluppo dell’acciaio pulito e l’uso industriale dell’idrogeno

Il progetto HYDRA, promosso e coordinato da RINA, segna un passaggio strategico per l’industria siderurgica italiana ed europea, aprendo la strada a una sperimentazione concreta sull’uso dell’idrogeno nella produzione di acciaio. La scelta di avviare questa iniziativa nasce dall’urgenza di ridurre le emissioni di anidride carbonica derivanti da un comparto che, a livello globale, è tra i più responsabili di gas serra e che deve affrontare una transizione energetica complessa. Oggi per ogni tonnellata di acciaio prodotta si generano in media oltre 1,6 tonnellate di CO₂, un livello che l’Unione Europea e i governi nazionali ritengono insostenibile se si vogliono rispettare gli obiettivi di neutralità climatica entro il 2050. Il progetto HYDRA si propone di abbattere questa soglia in maniera radicale, sperimentando l’uso di idrogeno verde come agente riducente e fonte energetica in sostituzione dei combustibili fossili.


L’investimento previsto ammonta a circa 88 milioni di euro, in gran parte cofinanziati dall’Unione Europea nell’ambito degli IPCEI, gli Importanti Progetti di Comune Interesse Europeo dedicati alla transizione energetica, con il sostegno del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. La durata stimata del progetto è di sei anni e il cuore della sperimentazione sarà il Centro Sviluppo Materiali di RINA a Castel Romano, struttura storicamente dedicata alla ricerca metallurgica e ora destinata a diventare polo di riferimento per la decarbonizzazione della siderurgia. L’impianto pilota sarà concepito come una piattaforma aperta, accessibile a imprese, centri di ricerca e attori industriali interessati a sperimentare nuove soluzioni per la produzione di acciaio pulito. Questo approccio di open innovation permetterà di testare componenti, materiali e processi in un contesto reale ma controllato, favorendo la collaborazione lungo l’intera filiera.


Dal punto di vista tecnico, l’impianto pilota replicherà le fasi principali del ciclo siderurgico sostituendo carbone e gas naturale con idrogeno. Una prima sezione sarà dedicata alla riduzione diretta del minerale di ferro, con l’idrogeno impiegato per trasformare gli ossidi in ferro metallico senza emissione di CO₂. Successivamente, il ferro ridotto sarà trattato in un forno elettrico ad arco alimentato da energia rinnovabile, completando la produzione di acciaio. La capacità nominale della struttura sarà di circa sette tonnellate di acciaio all’ora, un volume ridotto se paragonato agli impianti industriali ma sufficiente a garantire la validazione su scala significativa. L’obiettivo è arrivare a produrre complessivamente 10.000 tonnellate di acciaio all’anno, quantità che consente di effettuare test estesi sulla qualità del materiale, sulla resistenza delle infrastrutture e sulle condizioni operative.


Uno degli aspetti più delicati riguarda la qualificazione dei materiali che entreranno in contatto con l’idrogeno. Le tubazioni, le valvole, i giunti, i refrattari e tutte le componenti degli impianti devono essere progettati e certificati per resistere alle particolari condizioni fisico-chimiche legate a questo elemento, che presenta rischi specifici di permeazione, fragilità e instabilità se gestito in modo non adeguato. Per questo il progetto prevede anche la realizzazione di laboratori di test e validazione, che diventeranno centro di riferimento europeo per la certificazione di materiali e componenti destinati alla filiera dell’idrogeno. Accanto agli impianti sperimentali, HYDRA includerà inoltre attività di formazione e qualificazione del personale, al fine di creare competenze specialistiche su sicurezza, progettazione e manutenzione di impianti alimentati a idrogeno.


L’avvio della sperimentazione richiede una pianificazione rigorosa anche sotto il profilo della sicurezza e della normativa. L’idrogeno è un vettore energetico ad alto potenziale ma richiede protocolli specifici per il suo utilizzo industriale. Per questo RINA, che opera da anni nel campo della certificazione e della conformità tecnica, ha previsto la definizione di procedure e standard già nella fase progettuale, così da garantire la replicabilità del modello anche in contesti industriali complessi. La normativa europea sull’idrogeno è in continua evoluzione e il progetto HYDRA intende collocarsi come banco di prova per sviluppare linee guida condivise a livello internazionale.


Dal punto di vista economico e strategico, la realizzazione di acciaio pulito mediante l’idrogeno può rappresentare un vantaggio competitivo rilevante per l’Italia e per l’Europa. Il comparto siderurgico è essenziale per infrastrutture, edilizia, trasporti e manifattura, e la possibilità di offrire un prodotto a basso impatto ambientale risponde alla crescente domanda dei mercati e delle istituzioni. In particolare, i grandi gruppi industriali e le catene globali di fornitura stanno orientando i propri criteri di acquisto verso materiali certificati green. Essere in grado di produrre acciaio con un’impronta di carbonio ridotta può significare accedere a contratti di fornitura strategici e consolidare posizioni competitive in mercati in trasformazione.


Un altro aspetto decisivo riguarda l’integrazione di HYDRA con le politiche energetiche europee. Il progetto si inserisce nel più ampio disegno del Green Deal e nel piano per l’idrogeno della Commissione Europea, che prevede la realizzazione di hub industriali alimentati da questo vettore e lo sviluppo di una rete di distribuzione a livello continentale. La possibilità di validare l’uso dell’idrogeno su scala siderurgica, che rappresenta uno dei settori più difficili da decarbonizzare, è fondamentale per dimostrare la fattibilità delle politiche comunitarie.


Non mancano tuttavia sfide significative. L’approvvigionamento di idrogeno verde in quantità adeguata è ancora un nodo da sciogliere, poiché richiede lo sviluppo di impianti di elettrolisi su larga scala e l’impiego di energia rinnovabile a basso costo. Anche la stabilità dei costi e la disponibilità di infrastrutture di trasporto restano punti critici. Inoltre, l’adeguamento dell’industria siderurgica alle nuove tecnologie comporta investimenti ingenti e tempi lunghi, incompatibili con le urgenze immediate di mercato. HYDRA, in questo senso, ha il compito di ridurre il rischio tecnologico dimostrando che il processo è praticabile e replicabile, ma la sua estensione su larga scala dipenderà da scelte politiche, incentivi economici e condizioni di mercato favorevoli.


Con HYDRA, RINA mira dunque a porre le basi per un futuro in cui la produzione di acciaio possa diventare compatibile con la transizione energetica, combinando innovazione tecnica, ricerca applicata e cooperazione industriale. Si tratta di un progetto che non riguarda solo un’azienda o un settore, ma l’intero sistema produttivo europeo, che deve trovare soluzioni concrete per ridurre il proprio impatto ambientale senza compromettere competitività ed efficienza.

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