Regno Unito, Starmer affronta la rivolta interna al Labour e difende Rachel Reeves: “Siamo un partito unito, ma dobbiamo imparare dagli errori”
- piscitellidaniel
- 3 lug
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Nel pieno della corsa finale verso le elezioni generali del 4 luglio, Keir Starmer si è trovato costretto a gestire una delle situazioni più delicate dalla sua leadership del Partito Laburista. A poche ore dall’apertura delle urne, è esplosa all’interno del Labour una dura polemica che ha coinvolto la responsabile per l’economia del partito, Rachel Reeves, accusata da una parte dell’ala sinistra e da alcuni candidati locali di aver assunto posizioni troppo centriste e prudenti, in netto contrasto con la linea più progressista che molti elettori laburisti storici si aspettano. Starmer ha risposto pubblicamente con un appello all’unità e al realismo, rivendicando la coerenza del programma economico del Labour e sottolineando la necessità di “imparare dagli errori del passato senza perdere di vista la responsabilità verso il futuro del Paese”.
In un’intervista rilasciata alla BBC, il leader laburista ha ammesso che la gestione della campagna elettorale non è stata perfetta e che alcune scelte comunicative potevano essere affrontate in modo diverso. Ha tuttavia ribadito con fermezza la fiducia in Rachel Reeves, definendola “la persona giusta per guidare il Regno Unito verso la stabilità economica dopo anni di caos sotto i governi conservatori”. L’intervento si è reso necessario dopo che numerosi esponenti locali del partito, specialmente nei collegi del Nord dell’Inghilterra, hanno espresso forte disappunto per la linea adottata dal team economico, ritenuta troppo cauta e distante dalle esigenze delle classi lavoratrici.
La figura di Rachel Reeves al centro del dibattito interno
Rachel Reeves, ex economista della Bank of England e oggi cancelliera ombra dello Scacchiere, è una delle figure chiave del Labour nella sfida elettorale contro i Tories. Il suo piano economico punta su rigore fiscale, investimenti pubblici mirati e un nuovo patto con le imprese per rilanciare la crescita. L’impianto programmatico, costruito per rassicurare i mercati e attrarre gli elettori moderati, ha tuttavia sollevato malumori tra i sostenitori della sinistra laburista, che denunciano un progressivo allontanamento dai principi storici del partito.
Tra le critiche emerse nelle ultime settimane figurano la mancata promessa di abolire la tassa universitaria, il rifiuto di reinternalizzare l’energia e i trasporti in tempi brevi, e la mancata proposta di un piano fiscale redistributivo più aggressivo verso i redditi alti. Per molti militanti, la strategia di Reeves rischia di snaturare l’identità del Labour, rendendolo un partito troppo simile ai conservatori, con l’unico obiettivo di essere percepito come “affidabile” dagli ambienti finanziari.
Starmer ha respinto queste accuse, spiegando che il Labour non può permettersi di presentarsi agli elettori con un programma percepito come “irrealistico o ideologico”. “Rachel sta facendo un lavoro eccellente – ha dichiarato – e la sua esperienza è un valore fondamentale per il nostro progetto di governo. Non possiamo tornare a essere il partito dei sogni non realizzati. Dobbiamo essere il partito delle soluzioni concrete”.
Un partito sotto pressione ma determinato alla vittoria
Le tensioni all’interno del partito si manifestano in un momento di grande aspettativa, con i sondaggi che continuano a dare il Labour in netto vantaggio sui Conservatori di Rishi Sunak. Secondo le ultime rilevazioni, i laburisti si attestano stabilmente sopra il 40% delle preferenze, mentre i Tories arrancano sotto il 25%. Tuttavia, il partito è ben consapevole che la battaglia elettorale non è vinta fino all’ultimo voto, e che ogni segnale di divisione può essere strumentalizzato dall’avversario.
Starmer, consapevole dei rischi, ha convocato una riunione straordinaria con i principali responsabili di circolo per serrare le file. Ha chiesto di evitare polemiche pubbliche e di concentrarsi sulla mobilitazione dell’elettorato indeciso, particolarmente nei collegi contesi tra nord e Midlands. “Ogni voto perso per divisioni interne è un regalo alla destra”, ha detto ai suoi. Allo stesso tempo, ha promesso che, una volta vinte le elezioni, verrà avviata una riflessione ampia e partecipata sul futuro del partito e sul ruolo della base nella definizione delle politiche pubbliche.
Il messaggio, seppur teso, sembra essere stato recepito. Alcuni candidati che avevano sollevato critiche nei confronti della linea economica hanno fatto parziali marce indietro, ribadendo che “le differenze di opinione sono legittime in un grande partito democratico, ma l’obiettivo comune resta mandare a casa i conservatori e ricostruire il Paese”.
La strategia del Labour tra moderazione e cambiamento
Il nodo centrale della strategia del Labour resta il bilanciamento tra prudenza economica e promesse di cambiamento. Starmer ha impostato l’intera campagna su un messaggio di affidabilità e responsabilità, cercando di capitalizzare il malcontento diffuso per la gestione caotica dei governi conservatori degli ultimi anni, segnati dalla Brexit, dalla pandemia, dalla crisi del costo della vita e dalla turbolenza finanziaria sotto la leadership di Liz Truss.
Rachel Reeves ha più volte spiegato che non è possibile rilanciare lo Stato sociale senza prima “ricostruire le fondamenta della crescita”. La sua promessa di “non aumentare le tasse sui redditi da lavoro” e di “rispettare il limite di spesa pubblica” ha rassicurato i mercati e ottenuto consensi anche tra gli imprenditori. Ma il prezzo politico di questa moderazione è ora al centro del dibattito interno.
Starmer ha cercato di mediare promettendo che “le vere trasformazioni arriveranno una volta assicurata la stabilità macroeconomica”. Nel programma sono comunque previsti investimenti significativi in sanità pubblica, edilizia sociale, energia verde e riforma del lavoro. La sfida sarà convincere gli elettori, e soprattutto i militanti più scettici, che si può governare con serietà senza rinunciare ai valori progressisti.
Con l’avvicinarsi del voto, il Partito Laburista affronta dunque non solo la sfida elettorale, ma anche quella identitaria. Keir Starmer, nel difendere Reeves e la linea economica, ha scommesso tutto su un Labour credibile, pronto a governare con pragmatismo. Ma dovrà dimostrare che dietro la prudenza non si cela la rinuncia al cambiamento, bensì la volontà di renderlo possibile e duraturo.

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