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Regno Unito, economia in affanno: il PIL scende per il secondo mese consecutivo e rafforza i timori di stagnazione

Il Regno Unito registra un nuovo segnale di debolezza economica con il Prodotto Interno Lordo in calo per il secondo mese consecutivo. Secondo l’Office for National Statistics (ONS), a maggio il PIL britannico si è contratto dello 0,1%, dopo il -0,2% rilevato in aprile. Una doppia flessione che interrompe le speranze di una ripresa stabile e solleva nuove preoccupazioni sulla capacità del Paese di evitare un ritorno alla stagnazione economica. La crescita registrata nel primo trimestre dell’anno, che aveva riportato fiducia dopo mesi di contrazione, sembra ora minacciata da una serie di fattori congiunturali e strutturali che stanno colpendo trasversalmente industria, costruzioni e servizi.


Il rallentamento dell’economia arriva in un momento cruciale per la politica monetaria e fiscale del Regno Unito. La Bank of England si trova ora davanti a un bivio: da un lato la necessità di contenere ancora l’inflazione, dall’altro il rischio concreto di soffocare la ripresa con tassi d’interesse troppo elevati. L’indice dei prezzi al consumo, pur in calo rispetto ai picchi dell’anno precedente, rimane sopra il target del 2%, alimentato da rincari nel settore alimentare e dei servizi. Allo stesso tempo, la crescita resta fragile e l’occupazione mostra segnali di indebolimento, con un aumento delle richieste di sussidi e una frenata nella creazione di nuovi posti di lavoro.


Settori in crisi: industria e costruzioni in flessione

Il dato di maggio evidenzia una contrazione diffusa che colpisce in modo particolare i settori produttivi. La produzione industriale è scesa dello 0,6%, con un calo marcato nei comparti della manifattura, dell’energia e dell’estrazione mineraria. A pesare sono state le chiusure programmate di alcuni impianti, il calo della domanda interna e l’incertezza sui mercati internazionali. La produzione manifatturiera, in particolare, ha sofferto l’erosione dei margini dovuta all’aumento dei costi energetici e alla persistente debolezza della sterlina, che continua a penalizzare le importazioni di componenti chiave.


Le costruzioni hanno registrato un crollo dell’1,2%, il peggior dato da inizio anno. Il settore edile è stato colpito dal rallentamento degli investimenti immobiliari, dal calo dei permessi di costruzione e da una crescente difficoltà di accesso al credito, soprattutto per le imprese di piccole dimensioni. Le banche, ancora prudenti dopo gli shock degli ultimi anni, hanno irrigidito i criteri per la concessione dei mutui, rendendo più difficile finanziare progetti di sviluppo immobiliare. Anche la domanda di case ha subito una battuta d’arresto, con i tassi ipotecari che restano su livelli elevati, dissuadendo le famiglie dal procedere con nuovi acquisti.


Servizi in rallentamento: colpiti commercio e ristorazione

Il settore dei servizi, che rappresenta circa l’80% del PIL britannico, è cresciuto solo dello 0,1%, rallentando bruscamente rispetto ai mesi precedenti. Il comparto più colpito è stato quello del commercio al dettaglio, in calo per il secondo mese consecutivo. I consumi delle famiglie si stanno riducendo sotto la pressione dell’inflazione e della perdita di potere d’acquisto, con molti nuclei costretti a ridimensionare le spese non essenziali. Anche i servizi di ristorazione e intrattenimento hanno subito un calo, legato al clima instabile e all’incertezza economica che scoraggia le spese voluttuarie.


In parziale controtendenza si è mosso il comparto dei servizi professionali e finanziari, trainato dalle attività legate all’intelligenza artificiale e alla digitalizzazione. Tuttavia, la crescita in questi ambiti non è stata sufficiente a compensare il rallentamento generale, e gli analisti avvertono che anche questi segmenti potrebbero subire un raffreddamento se il contesto macroeconomico non dovesse migliorare.


La risposta del governo e la strategia della Bank of England

Il governo britannico guidato da Keir Starmer, insediatosi da poche settimane dopo la vittoria laburista alle elezioni generali, ha ereditato un’economia in difficoltà e una finanza pubblica sotto stress. Il nuovo esecutivo ha promesso interventi per stimolare la crescita, rilanciare gli investimenti e ridurre le diseguaglianze sociali, ma il margine fiscale a disposizione è limitato. Il debito pubblico ha raggiunto livelli record, e il deficit resta elevato, riducendo lo spazio per nuove misure espansive.


Il Cancelliere dello Scacchiere Rachel Reeves ha ribadito la volontà di mantenere la disciplina di bilancio, puntando su un mix di riforme strutturali e attrazione di investimenti esteri. Tuttavia, la fiducia degli operatori resta incerta, e molti osservatori attendono la prossima legge di bilancio per capire quale sarà l’effettiva capacità del governo di rilanciare l’economia senza compromettere gli equilibri di finanza pubblica.


Sul fronte della politica monetaria, l’attenzione si concentra ora sulle prossime mosse della Bank of England. La riunione del Monetary Policy Committee di agosto potrebbe segnare un punto di svolta. Alcuni membri del comitato si sono già espressi a favore di una pausa nei rialzi dei tassi, sostenendo che l’attuale livello è già abbastanza restrittivo. Altri, più cauti, preferiscono attendere segnali più chiari di raffreddamento dell’inflazione prima di cambiare direzione. I mercati scontano con crescente probabilità un primo taglio entro l’autunno, ma tutto dipenderà dai dati macroeconomici in arrivo nelle prossime settimane.


Prospettive e rischi futuri

L’economia britannica si muove dunque in un contesto estremamente fragile, in cui anche piccoli shock possono avere effetti amplificati. Il rischio principale è quello di entrare in una fase di stagnazione prolungata, con una crescita anemica, investimenti in calo e consumi deboli. Il rallentamento globale, le tensioni geopolitiche, l’elevata inflazione di fondo e la crisi del costo della vita continuano a rappresentare fattori di rischio che pesano sulle prospettive del Paese.


A tutto ciò si aggiungono le incognite post-Brexit, che continuano a influenzare negativamente la competitività del Regno Unito sul piano commerciale e industriale. Le difficoltà nei rapporti con l’Unione Europea, i costi aggiuntivi per le esportazioni e le limitazioni alla libera circolazione di lavoratori e merci hanno indebolito numerosi settori chiave, dalla logistica alla produzione alimentare.


L’unica nota parzialmente positiva è rappresentata dalla tenuta del mercato del lavoro, che pur mostrando segnali di rallentamento, rimane relativamente stabile rispetto ad altri contesti europei. Tuttavia, l’aumento dei contratti a tempo determinato, del part-time involontario e della sottoccupazione suggerisce che anche su questo fronte le difficoltà potrebbero acuirsi nei prossimi mesi. La traiettoria dell’economia britannica nei mesi a venire dipenderà in gran parte dalla capacità delle istituzioni di adottare politiche coordinate, efficaci e tempestive per contrastare la deriva verso una nuova crisi.

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