Regionali in Calabria: exit poll in rosso per il centrosinistra, Occhiuto proiettato verso un margine ampio — le dinamiche di una sfida che ridisegna gli equilibri regionali
- piscitellidaniel
- 6 ott
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Le prime proiezioni diffuse dagli exit poll durante lo scrutinio per le elezioni regionali in Calabria tracciano un quadro netto e senza ambiguità: il candidato uscente del centrodestra, Roberto Occhiuto, risulta largamente in vantaggio rispetto al rivale del centrosinistra, Pasquale Tridico. Secondo i dati raccolti dal consorzio Opinio per la Rai, Occhiuto sarebbe attestato tra il 59 % e il 63 % dei voti, mentre Tridico si fermerebbe tra il 35,5 % e il 39,5 %. Queste cifre incarnano una forbice vorticosa, che consegna al primo una vittoria scontata e al secondo una sconfitta che non lascia spazio a recuperi tardivi.
Il dato assume un rilievo particolare se inserito nel contesto politico calabrese: non si tratta solo di un’affermazione del candidato, ma di un possibile consolidamento del consenso per il centrodestra in una regione storicamente travagliata da crisi economiche, marginalità infrastrutturali e problemi nella sanità. La dimensione del margine — superiore ai 20 punti percentuali secondo queste rilevazioni — suggerisce che l’elezione non si limiti a un passaggio di consegne, ma sia letta come una rivendicazione forte della governance uscente.
Il vantaggio netto di Occhiuto non nasce all’improvviso, ma sembra frutto di un lungo lavoro politico, mediatico e strategico. Nei mesi precedenti al voto, numerosi sondaggi avevano già indicato il presidente dimissionario in vetta alle intenzioni di voto, con percentuali oscillanti intorno al 53-57 %. Il distacco da Tridico, pur variando, era spesso stimato tra i 6 e i 9 punti percentuali — una distanza significativa, ma non irreversibile. In questa fase di campagna, tuttavia, si è assistito a uno spostamento continuo verso il candidato del centrodestra, sintomo che il consenso si è consolidato anche nelle fasi finali dello scontro elettorale.
La campagna elettorale delle regionali calabresi è stata caratterizzata da forti tensioni interne, rivendicazioni di immagine, attacchi giudiziari e scommesse strategiche. Occhiuto, che si era dimesso pochi mesi prima per evitare implicazioni di ineleggibilità a causa di un’inchiesta, ha puntato molto sulla coerenza del suo percorso: la scelta di ricandidarsi nonostante il contesto giudiziario è stata presentata come un atto di fermezza, capace di rafforzarne l’appeal presso una parte dell’elettorato attenta alla leadership forte e alla stabilità. Dall’altra parte, Tridico ha cercato di costruire un progetto di “campo largo”, insistendo su temi sociali, ricorso al “cambiamento” e richiami alle competenze amministrative; ma l’onda di fondo che gli exit poll rilevano indica come non sia riuscito a erodere il consenso consolidato del suo rivale.
Il peso dei voti indecisi e della partecipazione elettorale assume un’importanza cruciale in questo contesto. Se le percentuali rilevate si confermassero nei risultati ufficiali, il “turnout” o la variazione della partecipazione potrebbero essere elementi residuali per cambiare l’ordine d’arrivo, ma difficilmente determinanti per invertire l’esito. In ogni caso, il margine così ampio lascia presagire che l’elezione non sarà sospesa fino alla fine dello spoglio, ma che la traiettoria potrà dirsi scritta fin dalle prime ore delle operazioni.
Il risultato che emerge dagli exit poll rafforza una tendenza già in atto in Calabria: un rafforzamento del centrodestra come forza di governo regionale, capace di sopravvivere alle traversie politiche e giudiziarie del proprio capo. Da questo punto di vista, il voto assume un significato doppio: non solo premi una leadership, ma legittima una coalizione e le sue politiche sul terreno locale. In tale chiave, occorre interrogarsi su quanto questo risultato sarà interpretabile come un “consenso al personaggio” o come una conferma del modello di alleanze, strategie territoriali e tessuto politico che hanno sostenuto Occhiuto nel corso della legislatura.
Sul versante del centrosinistra, il distacco rilevato dagli exit poll pone questioni gravi riguardo al posizionamento strategico, al radicamento territoriale e alla capacità di comunicazione. L’idea di un “campo largo” che ricompatti forze progressiste, M5S, PD e liste civiche poteva rappresentare una carta vincente, ma apparentemente non è bastata per muovere il terreno elettorale a favore di Tridico. In regioni con vocazioni politiche forti e dinamiche consolidate, l’offerta politica deve manifestarsi come alternativa credibile non solo programmaticamente, ma in termini di progetto identitario capace di attrarre partiti, movimenti e voti non strutturati.
La dimensione simbolica del voto calabrese non si limita alla sua realtà locale. Le regionali in Calabria costituiscono un banco di prova per scenari più ampi: se il centrodestra riuscirà a tradurre questi margini in una gestione efficace del potere, l’onda elettorale potrebbe avere riflessi anche nelle prossime consultazioni regionali nazionali. Al contrario, il centrosinistra dovrà interrogarsi sulle ragioni del divario politico-culturale che spesso emerge nelle aree meridionali: disaffezione, frammentazione politica e debolezza identitaria possono fare da spartiacque tra la speranza del rinnovamento e l’esperienza consolidata del potere.
Nelle prossime ore lo spoglio reale offrirà conferme o sorprese rispetto agli exit poll. Ma la lettura iniziale appare già chiara: Occhiuto parte avanti con margini tali da lasciare poco spazio all’incertezza, e il centrosinistra dovrà affrontare una sconfitta che impone riflessione e analisi del progetto interno. Il voto calabrese, in questa fase, non è solo un passaggio amministrativo: è una verifica di leadership, coalizione e consenso profondo.

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