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Raid notturni a Gaza: 11 palestinesi uccisi, Trump incontra il premier del Qatar per una tregua negoziata

Nella notte tra il 14 e il 15 luglio 2025, la Striscia di Gaza è stata teatro di una nuova escalation militare che ha causato la morte di almeno undici civili palestinesi, tra cui quattro bambini e tre donne, secondo fonti sanitarie locali. I bombardamenti, effettuati dalle forze israeliane, hanno colpito in particolare il quartiere di Shuja'iyya, a est di Gaza City, e la zona di Rafah, nel sud della Striscia, dove sono stati distrutti diversi edifici residenziali. Le autorità israeliane hanno dichiarato che i raid avevano come obiettivo infrastrutture operative di Hamas e della Jihad islamica, in risposta ai continui lanci di razzi verso il territorio israeliano.


Le immagini diffuse dai media locali mostrano palazzi ridotti in macerie e squadre di soccorso impegnate a scavare tra i detriti in cerca di sopravvissuti. L’attacco, secondo testimoni oculari, è avvenuto intorno alle 3 del mattino e ha colpito aree densamente popolate, aggravando ulteriormente la già critica situazione umanitaria nella Striscia. Secondo le Nazioni Unite, oltre 70.000 persone sono state costrette a lasciare le proprie abitazioni nelle ultime settimane a causa dell’intensificarsi degli scontri armati.


L’operazione militare israeliana si inserisce in una spirale di violenza che dura ormai da mesi, con scambi quotidiani di razzi e raid, e una situazione diplomatica che fatica a trovare un punto di equilibrio. Proprio in queste ore, Donald Trump – candidato repubblicano alle presidenziali statunitensi – ha incontrato a New York il primo ministro del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, nel tentativo di rilanciare una proposta di tregua mediata. Il Qatar, che mantiene stretti contatti con la leadership di Hamas, è considerato uno degli attori più influenti nei negoziati in corso.


Secondo fonti vicine al team di Trump, l’ex presidente avrebbe illustrato al premier qatariota una bozza di accordo che prevede un cessate il fuoco a tempo determinato, lo scambio di ostaggi e detenuti tra Hamas e Israele, e l’avvio di un corridoio umanitario sotto supervisione internazionale. L’obiettivo di Trump, che intende tornare sulla scena geopolitica mediorientale con un ruolo da negoziatore, sarebbe quello di rafforzare la propria immagine come leader in grado di risolvere crisi complesse, anche in vista delle prossime elezioni di novembre.


L’incontro non è stato commentato ufficialmente dalla Casa Bianca, ma secondo il quotidiano israeliano Haaretz, anche l’amministrazione Biden sarebbe stata informata dell’iniziativa. Il Dipartimento di Stato, tuttavia, ha ribadito che ogni proposta deve passare per il coordinamento multilaterale e che non si possono accettare trattative parallele che escludano i partner tradizionali del processo di pace.


Sul fronte diplomatico, anche Egitto e Giordania stanno tentando di rilanciare un percorso negoziale, mentre l’Unione Europea ha chiesto l’immediata cessazione delle ostilità. Il presidente del Consiglio Europeo Charles Michel ha dichiarato che la situazione umanitaria nella Striscia è insostenibile e che serve “una pressione internazionale coordinata per fermare l’escalation e riaprire un canale politico credibile”.


Intanto, a Gaza, la popolazione civile è allo stremo. Le strutture sanitarie operano al limite, con mancanza cronica di medicinali, energia elettrica e acqua potabile. L’ospedale Al-Shifa ha lanciato un appello urgente per ricevere aiuti internazionali, mentre il numero di feriti – soprattutto tra i più giovani – continua a crescere. Le scuole dell’UNRWA, trasformate in rifugi temporanei, ospitano ormai decine di migliaia di sfollati. La situazione peggiora ogni giorno, con la minaccia concreta di una nuova crisi umanitaria su larga scala.


Dal lato israeliano, l’allerta resta massima, con le sirene antiaeree che suonano costantemente nel sud del Paese, in particolare nelle città di Sderot e Ashkelon. L’esercito ha mobilitato nuove unità lungo il confine con Gaza e ha disposto l’evacuazione precauzionale di alcune aree a ridosso della Striscia. Il portavoce delle Forze di Difesa Israeliane ha dichiarato che l’operazione è mirata a “neutralizzare le capacità militari di Hamas”, ma ha anche ammesso che i combattimenti potrebbero durare ancora a lungo.


Nel frattempo, la comunità internazionale guarda con crescente preoccupazione a una possibile estensione del conflitto anche in Cisgiordania e nel nord di Israele, dove negli ultimi giorni si sono registrati scontri tra manifestanti palestinesi e forze di sicurezza. A Gerusalemme Est, la tensione resta altissima, con frequenti episodi di violenza nei pressi della Spianata delle Moschee.


L’incontro tra Trump e il premier del Qatar rappresenta quindi un tentativo simbolico ma potenzialmente significativo di rimettere in moto la diplomazia in un contesto dove le armi sembrano aver preso il sopravvento. Resta da capire se la proposta riuscirà a trovare spazio in uno scenario frammentato e attraversato da profonde sfiducie reciproche, in cui ogni tregua rischia di essere temporanea e fragile.

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