Nuovo scossone al MiC: si dimette il direttore generale Cinema e Audiovisivo Nicola Borrelli
- piscitellidaniel
- 3 lug
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Il Ministero della Cultura è nuovamente scosso da un’uscita di rilievo ai vertici della propria struttura amministrativa. Nicola Borrelli, direttore generale Cinema e Audiovisivo, ha presentato le sue dimissioni lasciando un vuoto significativo in un comparto strategico sia per l’identità culturale del Paese sia per l’economia nazionale. La decisione di Borrelli arriva a pochi giorni di distanza da un’altra uscita importante, quella di Chiara Sbarigia dalla presidenza di Cinecittà, delineando un momento di forte discontinuità all’interno del sistema pubblico del cinema italiano.
Nicola Borrelli era una figura centrale nella gestione delle politiche pubbliche per il cinema. In carica dal 2009, aveva accompagnato tutte le fasi cruciali della riforma del settore, dalla legge Franceschini del 2016 alla gestione dei fondi straordinari per il rilancio post-pandemico, fino agli interventi recenti legati al PNRR e alle politiche di internazionalizzazione. La sua lunga permanenza al vertice della direzione generale, durata oltre quattordici anni, ne aveva fatto uno dei più longevi funzionari pubblici nel mondo culturale italiano, nonché punto di riferimento per produttori, distributori, autori e rappresentanti delle associazioni di categoria.
Secondo fonti interne al Ministero, la scelta sarebbe maturata nelle ultime settimane a seguito di crescenti divergenze sul futuro assetto della direzione Cinema e sul riordino dei finanziamenti pubblici al settore. In particolare, la riforma del tax credit in corso di elaborazione da parte del ministro Gennaro Sangiuliano avrebbe acuito tensioni già presenti, alimentate da visioni differenti su come ribilanciare il sostegno tra cinema d’autore, produzioni industriali e audiovisivo seriale. La revisione delle percentuali di credito d’imposta, l’introduzione di nuovi criteri di valutazione e la modifica dei requisiti di accesso ai benefici fiscali hanno creato un clima di incertezza che ha coinvolto direttamente l’operato della direzione.
Borrelli lascia l’incarico in un momento particolarmente delicato anche sul fronte europeo. La Commissione UE ha infatti avviato un monitoraggio sulle forme di sostegno pubblico alla produzione audiovisiva, con l’obiettivo di garantire un equilibrio tra concorrenza e tutela dell’identità culturale. In questo contesto, l’Italia è chiamata a presentare entro il 2025 una strategia aggiornata che tenga conto degli orientamenti comunitari e delle nuove sfide poste dalla digitalizzazione e dalle piattaforme di streaming. Il ruolo della direzione generale Cinema e Audiovisivo era cruciale nella redazione di tale documento strategico.
Le dimissioni di Borrelli sono state accolte con preoccupazione dagli operatori del settore. Diversi produttori e rappresentanti di associazioni di categoria hanno espresso apprezzamento per il lavoro svolto dal direttore uscente, sottolineando come la sua competenza tecnica e la conoscenza del settore abbiano contribuito a garantire stabilità e trasparenza nei rapporti tra pubblico e privato. In particolare, viene riconosciuto a Borrelli il merito di aver rafforzato i criteri di selezione per l’accesso ai finanziamenti pubblici, introducendo elementi di valutazione qualitativa e rafforzando il ruolo delle commissioni tecniche.
Le modalità con cui verrà gestito il passaggio di consegne sono ancora da definire. Al momento, non è stato indicato un successore ufficiale, ma è probabile che venga nominato un direttore ad interim fino alla selezione di un nuovo vertice. La partita si gioca anche sul piano politico, poiché la direzione Cinema e Audiovisivo è un nodo cruciale per la gestione di oltre 600 milioni di euro all’anno tra fondi ordinari, tax credit e risorse europee. La persona che assumerà la guida dell’ufficio dovrà confrontarsi con la necessità di riformare un sistema complesso, bilanciando esigenze artistiche, interessi industriali e vincoli di bilancio.
La decisione di Borrelli si inserisce in un contesto più ampio di trasformazione del comparto audiovisivo, attraversato da profonde mutazioni. Le piattaforme digitali, l’intelligenza artificiale applicata alla produzione e distribuzione, i nuovi modelli di fruizione e il calo dell’affluenza nelle sale cinematografiche tradizionali stanno ridefinendo il perimetro stesso della politica pubblica in materia di audiovisivo. In questo scenario, il ruolo del Ministero della Cultura diventa ancora più strategico per orientare e accompagnare l’evoluzione del settore.
Da segnalare anche l’effetto domino che potrebbe derivare da queste dimissioni. Il clima all’interno della direzione Cinema e Audiovisivo è descritto da fonti interne come teso, con alcuni funzionari preoccupati per possibili riorganizzazioni e una perdita di continuità amministrativa. Inoltre, il venir meno di un interlocutore stabile rischia di rallentare l’iter dei bandi pubblici, con potenziali ricadute sui tempi di produzione e distribuzione di molti progetti già in fase avanzata.
Infine, la scelta di Borrelli ha anche una valenza simbolica. Dopo oltre un decennio di permanenza in una posizione di vertice, la sua uscita sancisce la fine di un’epoca in cui la continuità amministrativa aveva rappresentato un elemento di stabilità in un settore notoriamente soggetto a oscillazioni politiche e pressioni economiche. La sua figura era stata capace di tessere relazioni trasversali tra istituzioni, associazioni e operatori, contribuendo a costruire una visione sistemica del ruolo dell’audiovisivo nella cultura nazionale.

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