Mykonos e Santorini introducono una tassa di sbarco da 20 euro per le crociere: la Grecia affronta l’overtourism nelle isole
- piscitellidaniel
- 2 lug
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A partire dal 2025, chi sbarca a Mykonos e Santorini da una nave da crociera dovrà pagare una tassa di 20 euro. La decisione, annunciata dal Governo greco, è parte di una più ampia strategia di contenimento del turismo di massa che negli ultimi anni ha trasformato le due isole delle Cicladi in simboli mondiali dell’overtourism. La misura si affianca ad altri provvedimenti in via di definizione, come la limitazione del numero giornaliero di crocieristi ammessi a terra e la possibile diversificazione dei flussi verso altre destinazioni elleniche.
Il ministro greco della Marina mercantile, Christos Stylianidis, ha confermato che la tassa sarà applicata a partire dall’inizio del prossimo anno e riguarderà esclusivamente i passeggeri delle navi da crociera. La somma sarà riscossa direttamente dalle compagnie crocieristiche, che la verseranno poi alle autorità locali. Secondo il piano, i fondi raccolti saranno destinati al miglioramento delle infrastrutture portuali e alla protezione ambientale, due aspetti critici in territori fragili come Mykonos e Santorini, sottoposti da tempo a una pressione turistica insostenibile.
Le due isole sono tra le mete più visitate al mondo nel segmento del turismo crocieristico. Durante l’estate 2023, si sono registrati picchi di oltre 15mila sbarchi giornalieri, con conseguenze pesanti sulla qualità della vita dei residenti, sulla gestione dei rifiuti e sull’approvvigionamento idrico. Il flusso continuo di visitatori, concentrato in poche ore, ha reso complicata la gestione della mobilità interna, ha alterato l’equilibrio economico locale e ha accentuato il processo di gentrificazione. In particolare, a Santorini, si è toccata la soglia di 800mila arrivi crocieristici in un solo anno, un numero ritenuto ormai oltre la soglia di sostenibilità.
Il Governo greco ha deciso di intervenire per salvaguardare il patrimonio ambientale e culturale delle isole e per evitare che il turismo diventi un boomerang. La tassa di sbarco si inserisce in un contesto europeo in cui altre destinazioni hanno già adottato misure simili. Venezia, ad esempio, ha introdotto una tassa giornaliera di accesso per i turisti giornalieri, mentre Amsterdam ha applicato da tempo una tassa specifica per i crocieristi. Questi strumenti mirano a ridurre il turismo mordi e fuggi, favorendo invece una fruizione più consapevole e sostenibile del territorio.
Per la Grecia, la sfida è particolarmente delicata. Il turismo rappresenta una quota rilevante del PIL nazionale – oltre il 20% – e impiega una parte significativa della forza lavoro. Le crociere, in particolare, sono state una fonte importante di entrate e di visibilità internazionale. Tuttavia, la concentrazione di arrivi in poche aree ha generato squilibri difficili da gestire. La nuova tassa è pensata anche per responsabilizzare le compagnie crocieristiche, che saranno chiamate a collaborare nella regolazione dei flussi, accettando un numero massimo di attracchi giornalieri.
Oltre alla tassa di sbarco, il piano prevede che solo due navi da crociera alla volta possano essere ammesse a Santorini e tre a Mykonos, con una soglia massima giornaliera rispettivamente di 8mila e 10mila passeggeri. L’obiettivo è scoraggiare l’afflusso simultaneo di grandi navi, evitando il sovraffollamento dei centri storici e dei siti più iconici. Le autorità greche stanno valutando l’introduzione di un sistema di prenotazione obbligatoria per le compagnie, che dovranno programmare gli sbarchi con largo anticipo e attenersi a un calendario prestabilito.
Il provvedimento ha generato reazioni contrastanti. Le associazioni ambientaliste e molti residenti locali hanno accolto favorevolmente la tassa, considerandola un passo necessario per la salvaguardia delle isole. D’altro canto, alcune associazioni del settore crocieristico hanno espresso perplessità, sottolineando il rischio di un calo della competitività delle destinazioni greche rispetto ad altri porti del Mediterraneo. Alcuni operatori turistici temono che la nuova tassa possa scoraggiare i turisti occasionali, quelli che decidono di visitare le isole come escursione di un giorno e che costituiscono una fetta importante dei consumi locali.
La Grecia intende replicare il modello anche in altre isole, sebbene con tempistiche e modalità ancora da definire. Il Governo sta monitorando la situazione anche a Corfù, Rodi e Heraklion, che registrano volumi di traffico crocieristico in forte crescita. In questi casi, però, le condizioni infrastrutturali e il tessuto economico sono differenti, e le misure dovranno essere calibrate in modo mirato.
Il caso di Mykonos e Santorini si inserisce in un dibattito globale sulla sostenibilità del turismo. Sempre più città e territori stanno introducendo misure per contenere gli effetti negativi dell’overtourism: dalle limitazioni d’accesso ai siti naturali, all’aumento delle tasse turistiche, fino alla promozione di destinazioni alternative per distribuire meglio i flussi. La pandemia ha accentuato l’urgenza di ripensare il modello turistico dominante, puntando sulla qualità dell’esperienza più che sulla quantità degli arrivi.
La Grecia, nel bilanciamento tra crescita economica e tutela del territorio, sembra avviarsi verso una fase di maggiore regolazione, in cui anche il turismo crocieristico, fino ad oggi considerato intoccabile, dovrà sottostare a regole più stringenti. La tassa di 20 euro per i crocieristi rappresenta una scelta simbolica e pratica allo stesso tempo: un primo passo verso un turismo più rispettoso dei luoghi e delle comunità che li abitano.

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