Musk si propone per il “Golden Dome”: la nuova frontiera dello scudo spaziale americano
- piscitellidaniel
- 17 apr
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Elon Musk si è offerto di collaborare direttamente con il governo degli Stati Uniti per costruire il cosiddetto “Golden Dome”, un nuovo scudo difensivo di ispirazione spaziale, concepito per proteggere il Paese da minacce missilistiche avanzate. Il progetto, sostenuto con forza dall’ex presidente Donald Trump, prende il nome dal sistema di difesa israeliano Iron Dome, ma ne amplia le ambizioni, puntando a uno scudo di matrice orbitale in grado di intercettare attacchi balistici, ipersonici e missili da crociera direttamente dallo spazio.
L’idea del Golden Dome nasce in seno all’Office of Strategic Initiatives, il centro decisionale creato dall’amministrazione Trump per affrontare le nuove sfide geopolitiche attraverso la tecnologia privata e militare. SpaceX, grazie alla sua posizione dominante nel settore aerospaziale, viene considerata in prima linea per guidare il progetto. L’azienda, già partner privilegiato della NASA e del Pentagono, ha sviluppato negli ultimi anni una rete satellitare capillare attraverso il sistema Starlink e ha dimostrato di poter garantire capacità di lancio rapide, economiche e affidabili con i razzi Falcon e il nuovo sistema Starship.
Musk avrebbe presentato direttamente ai vertici del Dipartimento della Difesa un piano preliminare per l’implementazione di una costellazione di satelliti difensivi, dotati di sistemi di rilevamento, comunicazione e capacità di risposta attiva contro vettori ostili. In parallelo, si starebbe studiando una rete terrestre di supporto per integrare la difesa orbitale con quella convenzionale, attraverso centri di controllo e unità mobili d’intercettazione.
Tra i soggetti coinvolti figurano anche società come Anduril Industries, specializzata in tecnologie per la sorveglianza automatizzata, e Palantir, azienda leader nell’analisi dei dati, entrambe fondate o co-finanziate da imprenditori vicini all’entourage trumpiano. Questa convergenza di interessi ha sollevato interrogativi sul ruolo crescente delle big tech nel definire le priorità della difesa americana, e su possibili conflitti d’interesse derivanti dall’intreccio tra business e politica.
Le reazioni politiche al coinvolgimento diretto di Musk non si sono fatte attendere. Alcuni esponenti del Congresso hanno espresso perplessità riguardo all’eventuale assegnazione del contratto senza una gara trasparente. Altri hanno chiesto chiarimenti sui vincoli di governance e sulla protezione della catena di approvvigionamento. Il tema è particolarmente sensibile alla luce delle tensioni con Cina e Russia, che osservano con attenzione l’evoluzione dei programmi spaziali e militari statunitensi.
Il progetto, secondo i sostenitori, potrebbe segnare una svolta epocale per la sicurezza americana, estendendo al dominio spaziale la logica della deterrenza nucleare e missilistica. L’idea di uno “scudo planetario” non è nuova: già negli anni Ottanta l’amministrazione Reagan aveva ipotizzato l’Iniziativa di Difesa Strategica, passata alla storia come “Guerre Stellari”, ma che non si concretizzò mai a causa di limiti tecnologici e costi proibitivi.
Oggi, però, il contesto è cambiato. L’abbassamento dei costi di lancio, la miniaturizzazione dei componenti, l’evoluzione dei sensori ottici e radar e l’impiego dell’intelligenza artificiale consentono di immaginare un’infrastruttura orbitale difensiva più efficiente e sostenibile. SpaceX, con oltre 5.000 satelliti già operativi e una capacità di lancio settimanale, appare l’unico soggetto privato in grado di trasformare questa visione in realtà in tempi rapidi.
In parallelo, si discute anche del ruolo delle forze armate nello sviluppo del Golden Dome. La U.S. Space Force, creata nel 2019, potrebbe assumere la supervisione tecnica e operativa del sistema, integrando le capacità della rete spaziale con quelle del Comando Strategico e dei centri di difesa balistica. Secondo indiscrezioni riportate dal Wall Street Journal, la Casa Bianca starebbe valutando la possibilità di un consorzio pubblico-privato con guida industriale, ma sotto controllo federale.
Il budget previsto per la fase iniziale del programma supererebbe i 10 miliardi di dollari in tre anni, ma le proiezioni complessive indicano una spesa potenziale di oltre 60 miliardi nel decennio, a seconda della scalabilità del sistema. Per Musk, il Golden Dome rappresenterebbe un altro tassello nella sua visione integrata tra difesa, spazio e comunicazione globale, all’interno di un modello imprenditoriale capace di fondere innovazione, profitto e geopolitica.

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