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Mercati in calo tra attese per il CPI USA, rafforzamento dello yen e ribassi di petrolio e oro


Giovedì i principali indici azionari hanno chiuso in calo, con i titoli tecnologici particolarmente sotto pressione, mentre gli investitori hanno mantenuto un atteggiamento prudente in attesa dei dati sull’inflazione statunitense previsti per venerdì. Anche i rendimenti dei Treasury USA hanno registrato una flessione.


Tutti e tre i maggiori indici di Wall Street hanno ceduto oltre l’1%. A pesare maggiormente sull’S&P 500 sono stati i comparti finanziario e tecnologico.


Nel corso del mese il clima di fiducia è stato messo alla prova da un’ondata di vendite che ha colpito diversi settori, incluso quello del software, alimentata dai timori legati al potenziale dell’intelligenza artificiale di trasformare radicalmente alcuni comparti.


Un rapporto sull’occupazione negli Stati Uniti, pubblicato mercoledì e risultato sorprendentemente solido, ha ridimensionato le aspettative di un imminente taglio dei tassi da parte della Federal Reserve. Giovedì, inoltre, i dati hanno evidenziato che le nuove richieste di sussidi di disoccupazione sono diminuite meno del previsto nella settimana precedente.


Fino alla diffusione del report sull’occupazione, le attese che la banca centrale potesse avviare un allentamento della politica monetaria erano progressivamente aumentate.


Gli investitori hanno assimilato i dati diffusi nel corso della settimana e stanno valutando le prossime decisioni della Federal Reserve; il prossimo appuntamento cruciale è rappresentato dall’indice dei prezzi al consumo (CPI) statunitense, in uscita venerdì.


Jay Hatfield, CEO e CIO di Infrastructure Capital Advisors a New York, ha dichiarato: “La narrativa rialzista su un possibile taglio dei tassi da parte della Fed si basava in gran parte su un indebolimento del mercato del lavoro, un’ipotesi che ora è stata messa in discussione”.


Dopo la pubblicazione dei dati, i rendimenti dei Treasury hanno temporaneamente limitato le perdite. Il rendimento del titolo decennale statunitense di riferimento è sceso di 5,8 punti base al 4,125%, rispetto al 4,183% della chiusura di mercoledì, avviandosi verso il quinto ribasso nelle ultime sei sedute.


Il Dow Jones Industrial Average è sceso di 516,21 punti, ovvero dell'1,03%, a 49.605,19, l'S&P 500 è sceso di 78,52 punti, ovvero dell'1,13%, a 6.862,95 e il Nasdaq Composite è sceso di 371,24 punti, ovvero dell'1,61%, a 22.695,23.


L’indice MSCI globale ha perso 7,92 punti, pari a un calo dello 0,75%, fermandosi a 1.047,65.


In Europa, lo STOXX 600 ha terminato la seduta in flessione dello 0,5% a 618,52 punti, con la maggior parte dei principali indici regionali che hanno invertito la tendenza chiudendo in territorio negativo.


Sul mercato valutario, il dollaro è rimasto sostanzialmente stabile. L’indice del dollaro, che ne misura l’andamento rispetto a un paniere di valute tra cui euro e yen, ha registrato un lieve rialzo dello 0,01% a 96,92. L’euro ha ceduto lo 0,02% a 1,1868 dollari, mentre il biglietto verde si è indebolito dello 0,38% nei confronti dello yen, scendendo a 152,66.


Lo yen si è apprezzato, sostenuto dalla crescente convinzione degli investitori che il nuovo governo giapponese adotterà una linea di rigore fiscale e che, nel lungo periodo, i conti pubblici del Paese possano beneficiare di questa impostazione.


Sul fronte delle materie prime, il petrolio statunitense ha perso il 2,86%, attestandosi a 62,78 dollari al barile, mentre il Brent è sceso del 2,77% a 67,48 dollari al barile. Anche l’oro ha registrato un calo, con il prezzo spot in flessione del 2,49% a 4.951,99 dollari l’oncia.




Fonte: investing.com

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