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Tifosi come capitale sociale delle società sportive, la Lega insiste sul ddl ma resta il nodo del no di Lotito

Il riconoscimento dei tifosi come parte del capitale sociale delle società sportive torna al centro del confronto politico, con la Lega che continua a sostenere un disegno di legge rimasto finora incagliato in Parlamento anche a causa di resistenze interne al mondo del calcio. La proposta mira a rafforzare il ruolo dei sostenitori nella governance dei club, introducendo meccanismi che consentano una partecipazione più strutturata e formalizzata, sul modello di alcune esperienze europee in cui le associazioni dei tifosi detengono quote o diritti specifici nelle decisioni societarie. L’obiettivo dichiarato è promuovere maggiore trasparenza, responsabilità gestionale e radicamento territoriale, in un settore che negli ultimi anni ha attraversato tensioni finanziarie e crisi reputazionali.


Il ddl si inserisce in un dibattito più ampio sulla sostenibilità economica delle società sportive professionistiche e sul rapporto tra proprietà, management e comunità di riferimento. La trasformazione del calcio e di altri sport in industrie globali ha accentuato la distanza tra club e tifoserie, alimentando richieste di maggiore coinvolgimento nelle scelte strategiche, soprattutto in presenza di passaggi di proprietà o di decisioni che incidono sull’identità storica delle squadre. Il riconoscimento dei tifosi come “capitale sociale” non implica necessariamente una partecipazione maggioritaria, ma punta a introdurre strumenti che garantiscano una voce consultiva o rappresentativa nelle fasi decisionali più rilevanti, con l’intento di rafforzare la dimensione comunitaria del club.


Il percorso parlamentare del provvedimento, tuttavia, incontra ostacoli significativi, anche per la contrarietà espressa da alcune figure di primo piano del sistema calcistico, tra cui il presidente della Lazio Claudio Lotito, che ha manifestato perplessità sull’impatto di una simile riforma sull’autonomia imprenditoriale e sulla governance societaria. Le critiche si concentrano sul rischio di interferenze nella gestione e sulla possibile introduzione di vincoli che potrebbero disincentivare investimenti privati in un settore già esposto a forti pressioni finanziarie. La Lega, dal canto suo, insiste sulla necessità di un riequilibrio tra logiche di mercato e tutela dell’interesse collettivo rappresentato dai tifosi, sostenendo che una maggiore partecipazione possa contribuire a prevenire derive speculative e a rafforzare la stabilità delle società.


La questione assume una rilevanza che va oltre il singolo disegno di legge, poiché tocca il modello di sviluppo dello sport professionistico in Italia e il rapporto tra proprietà e comunità. L’eventuale riconoscimento dei tifosi come parte integrante del capitale sociale rappresenterebbe un cambiamento significativo nella struttura giuridica e organizzativa dei club, con implicazioni su governance, trasparenza e responsabilità. Il confronto politico e istituzionale resta aperto, mentre il ddl continua a confrontarsi con resistenze e richieste di modifica in un quadro in cui l’equilibrio tra iniziativa imprenditoriale e dimensione sociale dello sport rimane uno dei nodi centrali del dibattito.

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