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L’eurodeputata Gualmini lascia il Pd e aderisce a Renew Europe: «Non c’è più agibilità politica»

L’eurodeputata Elisabetta Gualmini annuncia l’uscita dal Partito democratico e l’adesione al gruppo Renew Europe al Parlamento europeo, motivando la scelta con la mancanza di «agibilità politica» all’interno della formazione di provenienza. La decisione si inserisce in un quadro di tensioni e ridefinizioni identitarie che attraversano il centrosinistra italiano e che trovano un riflesso anche a Bruxelles, dove i gruppi parlamentari europei rappresentano spazi di collocazione politica spesso più ampi e articolati rispetto ai partiti nazionali. Il passaggio a Renew Europe, gruppo liberale e centrista che raccoglie forze politiche orientate a un’agenda europeista e riformista, segnala una presa di distanza rispetto alla linea attuale del Pd e apre interrogativi sugli equilibri interni alla delegazione italiana a Strasburgo.


La motivazione addotta da Gualmini richiama il tema dell’agibilità politica, concetto che rimanda alla possibilità di esprimere posizioni e di incidere concretamente nell’elaborazione delle scelte programmatiche. La parlamentare europea, già vicepresidente della Regione Emilia-Romagna e docente universitaria, ha più volte rappresentato un’area riformista e moderata del centrosinistra, sostenendo un approccio pragmatico su temi economici e sociali. L’adesione a Renew Europe appare coerente con questa impostazione, collocandola in un gruppo che sostiene l’integrazione europea, la competitività economica e le riforme strutturali. Il passaggio evidenzia come le dinamiche politiche nazionali possano avere ripercussioni anche sulla rappresentanza italiana nelle istituzioni comunitarie.


Sul piano politico, l’uscita di un’eurodeputata dal Pd rappresenta un segnale di criticità per la coesione interna del partito, in una fase in cui la definizione della linea programmatica e dell’identità politica continua a essere oggetto di confronto. La scelta di Gualmini potrebbe alimentare il dibattito sulle prospettive del centrosinistra e sul rapporto tra componente progressista e area riformista, soprattutto in vista delle prossime scadenze elettorali europee. Al Parlamento europeo, l’ingresso in Renew Europe rafforza la componente italiana del gruppo e contribuisce a ridefinire gli equilibri tra le delegazioni nazionali, con possibili riflessi sulle dinamiche di voto e sulle alleanze tematiche.


La vicenda sottolinea la fluidità delle appartenenze politiche nel contesto europeo, dove la dimensione sovranazionale offre spazi di ricollocazione rispetto ai tradizionali schemi nazionali. La scelta di aderire a Renew Europe viene presentata come un’esigenza di coerenza con il proprio percorso politico e con una visione dell’Unione orientata a riforme, integrazione e rafforzamento del mercato interno. L’uscita dal Pd segna dunque un passaggio rilevante non solo sul piano personale ma anche nel più ampio scenario del centrosinistra italiano, in un momento in cui il confronto sulle strategie e sulle alleanze continua a incidere sugli assetti politici a livello nazionale ed europeo.

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