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Manovra, spunta l’ipotesi di detassazione della tredicesima: effetti e scenari per i lavoratori

Nella discussione sulla prossima legge di bilancio prende corpo un’ipotesi destinata a incidere direttamente sul reddito dei lavoratori dipendenti: la detassazione della tredicesima mensilità. Si tratta di una proposta che il governo valuta con attenzione, inserendola tra le misure possibili per sostenere il potere d’acquisto delle famiglie in un contesto ancora segnato da inflazione e rincari diffusi.


La tredicesima, introdotta in Italia negli anni Cinquanta, rappresenta una quota significativa del reddito annuale dei lavoratori. Per molti dipendenti, soprattutto del settore privato, costituisce una boccata d’ossigeno a fine anno, utilizzata per affrontare le spese natalizie, per saldare debiti accumulati o per risparmiare. Attualmente, però, essa è soggetta alla normale tassazione IRPEF e ai contributi, riducendo sensibilmente la somma netta percepita in busta paga.


La proposta di detassare parzialmente o totalmente la tredicesima nasce dalla necessità di alleggerire la pressione fiscale sul lavoro dipendente, da sempre uno dei punti deboli del sistema italiano. Secondo le prime simulazioni, un’esenzione totale potrebbe far crescere l’importo netto fino al 20-25% in più rispetto a oggi, a seconda delle fasce di reddito. Per un lavoratore con stipendio medio, si tratterebbe di diverse centinaia di euro in più a fine anno, con un impatto tangibile sulla capacità di spesa delle famiglie.


La misura, tuttavia, comporta costi elevati per le casse dello Stato. L’ammontare complessivo della tredicesima mensilità in Italia è stimato in oltre 30 miliardi di euro. Una detassazione generalizzata implicherebbe un mancato gettito significativo, che dovrebbe essere compensato da altre voci della manovra o da un aumento del deficit. Per questo motivo, l’ipotesi più concreta è quella di una detassazione parziale, limitata a determinate soglie di reddito o modulata in base a criteri progressivi.


Il dibattito politico si concentra proprio su questi aspetti. Alcuni partiti spingono per un intervento ampio, che possa avere un impatto forte e immediato sulla percezione dei cittadini. Altri sottolineano la necessità di un approccio più prudente, che privilegi le fasce di reddito medio-basse, le più colpite dall’inflazione e dall’aumento dei costi dei beni di prima necessità. La mediazione potrebbe portare a una soluzione intermedia, con un’esenzione parziale che riduca il carico fiscale senza mettere a rischio i conti pubblici.


Sul fronte sindacale, la proposta viene accolta con interesse ma anche con cautela. Le organizzazioni dei lavoratori chiedono che eventuali misure fiscali non si traducano in un indebolimento dei servizi pubblici o in tagli a welfare e pensioni. Inoltre, ricordano che la detassazione della tredicesima non può sostituire interventi strutturali sulla riduzione del cuneo fiscale e sulla crescita salariale, considerati essenziali per affrontare la perdita di potere d’acquisto accumulata negli ultimi anni.


Gli imprenditori, dal canto loro, guardano con favore a una misura che non aumenterebbe il costo del lavoro per le aziende, ma rafforzerebbe i consumi interni. Una maggiore disponibilità di reddito nelle mani dei lavoratori potrebbe infatti tradursi in una spinta alla domanda, con benefici per il commercio, l’industria e i servizi. Alcune associazioni di categoria hanno però messo in guardia contro il rischio che l’operazione si traduca in un aggravio per i conti pubblici, chiedendo al governo di individuare coperture solide e sostenibili.


Gli economisti evidenziano come la detassazione della tredicesima possa avere un effetto immediato sulla propensione al consumo, soprattutto in un periodo cruciale come quello natalizio. La misura potrebbe quindi svolgere un ruolo anticiclico, sostenendo la crescita in una fase di rallentamento economico. Al tempo stesso, però, insistono sulla necessità di accompagnarla con interventi strutturali di medio periodo, volti a ridurre la pressione fiscale in maniera permanente e a incentivare l’occupazione stabile.


Il governo è consapevole che la scelta avrà anche un peso politico. Intervenire sulla tredicesima avrebbe un impatto diretto e visibile per milioni di lavoratori, diventando un messaggio forte in vista delle prossime sfide elettorali. Tuttavia, la ricerca delle coperture rimane la questione più complessa. Le ipotesi sul tavolo spaziano da un aumento selettivo delle accise su beni non essenziali alla revisione di alcune agevolazioni fiscali, fino a un ricorso limitato all’indebitamento.


Un ulteriore nodo riguarda la tempistica. Perché la misura possa entrare in vigore già a dicembre, occorrerà approvarla entro l’autunno e renderla operativa in tempi stretti, attraverso meccanismi semplici che permettano alle aziende di calcolare correttamente le buste paga. In caso contrario, l’intervento rischierebbe di slittare all’anno successivo, perdendo gran parte della sua efficacia.


Il tema della tredicesima detassata si inserisce quindi in un quadro più ampio di discussione sulla politica fiscale italiana. Ridurre il peso delle imposte sul lavoro è una delle priorità condivise da anni, ma mai pienamente realizzata. Se la proposta dovesse concretizzarsi, rappresenterebbe un segnale di inversione di tendenza, con effetti immediati sulla vita quotidiana dei cittadini e sulla fiducia nell’azione del governo.

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