Manovra 2026: interventi fiscali, Isee, lavoro e sanità tra rimodulazioni e nuove criticità

Modifiche all’Isee, nuove entrate tributarie e revisione delle risorse sanitarie delineano l’assetto della manovra di bilancio per il 2026, con effetti diretti su famiglie, imprese e finanza pubblica.
La disciplina dell’Isee viene nuovamente rimaneggiata, ampliando le franchigie patrimoniali ma introducendo un sistema più articolato. L’esclusione dei titoli di Stato fino a 50 mila euro e l’innalzamento della soglia di esenzione della prima casa, differenziata in base alla dimensione urbana, producono un alleggerimento dell’indicatore per una parte dei nuclei familiari. Tuttavia, la scelta di mantenere criteri diversi a seconda della prestazione richiesta determina la coesistenza di più Isee, con conseguenze applicative rilevanti sul piano dell’eguaglianza sostanziale. Parallelamente aumenta il perimetro informativo, includendo criptovalute, valute estere e flussi finanziari dall’estero, rafforzando il ruolo dell’incrocio automatico dei dati da parte dell’Inps.
Sul versante tributario, alla riduzione dell’Irpef si affianca un incremento diffuso di prelievi indiretti. L’inasprimento delle accise su sigarette e gasolio, l’aumento dell’imposizione su polizze assicurative, transazioni finanziarie e profitti da criptoattività, nonché l’introduzione di un contributo sui piccoli pacchi extra Ue, delineano una strategia di compensazione del gettito che incide in modo frammentato ma capillare. Si tratta di misure che sollevano interrogativi in termini di coerenza sistematica e di impatto regressivo.
In materia di lavoro, viene stralciata la norma che avrebbe limitato la responsabilità datoriale in presenza di retribuzioni non conformi al parametro costituzionale della giusta paga. La rinuncia allo scudo conferma la centralità dell’articolo 36 della Costituzione e preserva il controllo giudiziale sull’adeguatezza salariale, anche in presenza di contratti collettivi formalmente applicati.
La sanità resta uno dei nodi più delicati. L’aumento nominale delle risorse non impedisce la riduzione della spesa in rapporto al Pil, mentre il taglio al Fondo per i farmaci innovativi per compensare lo sforamento della spesa farmaceutica accentua le tensioni tra sostenibilità finanziaria e tutela del diritto alla salute.
Rimane infine aperto il tema della sanatoria edilizia. L’ipotesi di superare definitivamente la doppia conformità e di riaprire il condono del 2003 segnala un orientamento politico che incide sui principi di legalità urbanistica e sul bilanciamento tra interesse pubblico e regolarizzazione dell’abusivismo.






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