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L’Ucraina entra ufficialmente nella Corte penale internazionale: una svolta storica nella lotta per la giustizia internazionale

L’Ucraina ha formalizzato la sua adesione alla Corte penale internazionale (CPI) diventando il 125esimo Stato parte dello Statuto di Roma, il trattato che istituisce la giurisdizione permanente dell’Aia sui crimini di guerra, contro l’umanità e di genocidio. L’evento, avvenuto a L’Aia durante una cerimonia ufficiale alla presenza di alti funzionari ucraini e dei vertici della Corte, segna un passaggio cruciale per Kiev nel suo percorso verso l’integrazione nelle istituzioni giuridiche multilaterali e nella costruzione di una memoria giudiziaria degli orrori vissuti dal paese a partire dal 2014.


Dopo anni di esitazioni politiche e difficoltà legate al contesto bellico, l’ingresso dell’Ucraina nella CPI rappresenta la formalizzazione di un impegno già in atto sul piano pratico. Già nel 2015, il governo ucraino aveva riconosciuto la giurisdizione della Corte per i crimini commessi sul proprio territorio a partire dall’occupazione russa della Crimea e dall’inizio del conflitto nel Donbass. In seguito all’invasione su vasta scala da parte della Federazione Russa nel 2022, Kiev ha intensificato la cooperazione con il procuratore della CPI, Karim Khan, il quale ha più volte visitato l’Ucraina per raccogliere prove e testimonianze sulle atrocità compiute nel corso delle ostilità.


La ratifica dello Statuto di Roma consente ora all’Ucraina di partecipare a pieno titolo ai lavori dell’Assemblea degli Stati Parte della CPI e di contribuire direttamente alla nomina dei giudici e del procuratore. Sul piano interno, implica l’obbligo di adeguare la legislazione nazionale ai principi dello Statuto, prevedendo la possibilità per le corti ucraine di giudicare crimini internazionali sulla base di standard condivisi. Inoltre, Kiev sarà chiamata a cooperare con la Corte per eventuali arresti, trasferimenti e raccolta delle prove. Un passo che ha anche valore politico e simbolico: riaffermare la centralità del diritto internazionale come strumento di contrasto all’aggressione militare e alla cultura dell’impunità.


La decisione di aderire alla CPI è stata accolta con favore da molte cancellerie europee e dagli Stati Uniti, nonostante Washington stessa non sia parte dello Statuto di Roma. L’Unione europea ha dichiarato che l’adesione dell’Ucraina “rafforza l’architettura multilaterale basata su regole” e conferma la volontà del paese di inserirsi stabilmente nella comunità euroatlantica. La NATO ha espresso apprezzamento per l’impegno ucraino nella difesa dei valori della giustizia e della trasparenza internazionale.


Dal punto di vista pratico, l’ingresso nella CPI offre all’Ucraina nuovi strumenti per documentare e denunciare i crimini perpetrati da militari e funzionari russi, in un contesto in cui le indagini nazionali spesso si scontrano con limiti territoriali, risorse insufficienti e pressioni politiche. Tra i casi più emblematici seguiti dalla procura della Corte vi sono le deportazioni forzate di civili dalle regioni occupate, le torture documentate in luoghi di detenzione non ufficiali, i bombardamenti indiscriminati su aree residenziali, e l’uso di mine antiuomo in violazione del diritto umanitario.


Non meno importante è l’effetto deterrente che l’adesione potrebbe generare sul lungo periodo. Essere Stato parte della CPI significa anche impegnarsi a prevenire i crimini internazionali da parte delle proprie forze armate e a sottoporre al vaglio della giustizia eventuali abusi o eccessi. Questo potrà contribuire a rafforzare l’immagine internazionale dell’Ucraina come Stato di diritto e ad attrarre sostegno diplomatico e finanziario per la ricostruzione post-bellica.


L’ingresso nella Corte non è stato però esente da critiche interne. Alcune componenti politiche ucraine hanno sollevato dubbi circa la perdita di sovranità giurisdizionale e i rischi di strumentalizzazione politica dei processi. Altri analisti sottolineano che, affinché la CPI sia veramente efficace, è necessario che anche paesi come Russia, Cina e Stati Uniti aderiscano pienamente al suo sistema, superando le attuali asimmetrie. Al momento, la Russia, principale accusata del conflitto, ha ritirato la propria firma dallo Statuto di Roma e considera la Corte uno strumento ostile. Lo dimostra il mandato d’arresto internazionale emesso nel 2023 nei confronti di Vladimir Putin, accusato di deportazione illegale di bambini ucraini.


Il governo ucraino ha risposto a queste critiche ribadendo che la giustizia internazionale non è un ostacolo alla sovranità, ma una sua naturale estensione. Il ministro della Giustizia, Denys Maliuska, ha definito l’adesione un “dovere morale verso le vittime” e una garanzia che “nessuno sarà al di sopra della legge, né oggi né domani”.


L’ingresso dell’Ucraina nella CPI, oltre a rafforzare il fronte giuridico contro l’aggressione russa, si colloca anche in un più ampio sforzo di armonizzazione con gli standard europei in vista di una possibile futura adesione all’Unione europea. La giustizia penale internazionale diventa così una componente essenziale della strategia di lungo periodo di Kiev per ricostruire lo Stato, consolidare le istituzioni democratiche e riaffermare la propria identità come Paese sovrano e parte integrante del sistema multilaterale.

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