Italia: crescita fragile e nuove tensioni globali
- Giuseppe Politi

- 6 ore fa
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L’economia italiana entra nel 2026 con una traiettoria di crescita debole, caratterizzata da una combinazione complessa di fattori interni e pressioni esterne. Il rientro graduale dagli stimoli straordinari degli anni precedenti, unito al ripristino di una disciplina fiscale più stringente a livello europeo, impone una revisione profonda delle politiche economiche. Il PIL continua a muoversi su valori modesti, sostenuto più dall’inerzia dei servizi che da una reale accelerazione della produzione industriale.Il nodo centrale rimane la finanza pubblica. L’elevato stock di debito limita la capacità dello Stato di intervenire con politiche espansive e rende necessaria una selezione rigorosa della spesa. In questo quadro, il PNRR rappresenta ancora un’opportunità cruciale, ma la sua efficacia dipende dalla velocità di attuazione e dalla qualità degli investimenti. Il rischio concreto è che le risorse vengano assorbite senza generare un impatto strutturale sulla produttività.Sul fronte internazionale, l’Italia risente del rallentamento del commercio globale e dell’aumento della frammentazione geopolitica. Tuttavia, alcuni comparti mostrano una resilienza significativa, in particolare l’agroalimentare di fascia alta, la meccanica di precisione e il farmaceutico. La sfida dei prossimi anni sarà trasformare queste eccellenze in motori stabili di crescita, superando il tradizionale nanismo industriale e rafforzando le filiere.




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