Il Senato Usa conferma Stephen Miran come consigliere economico di Trump al board della Fed: voto al limite, mandato breve, questioni di indipendenza e attese per le politiche monetarie
- piscitellidaniel
- 16 set
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Il Senato statunitense ha appena approvato la nomina di Stephen Miran, consigliere economico di Donald Trump alla Casa Bianca, al Board of Governors della Federal Reserve. La votazione è stata risicata, con 48 voti a favore e 47 contrari, in gran parte lungo le linee dei partiti, rendendo evidente quanto questa scelta si collochi al centro delle tensioni politiche ed economiche attuali. La nomina di Miran riempie il posto vacante lasciato da Adriana Kugler, che ha lasciato la carica in agosto. Le tempistiche sono rapide: la conferma arriva a pochi giorni da una riunione chiave della Fed sul taglio dei tassi d’interesse, evento che amplifica l’importanza del nuovo membro al board.
Miran assumerà il ruolo di Governatore della Fed per il resto del mandato residuo della precedente titolare, che scade in gennaio del prossimo anno. Questo significa che il suo mandato è breve, ma sufficientemente significativo per partecipare attivamente alle decisioni cruciali fra pochi giorni, inclusa la riunione del Federal Open Market Committee in cui si prevede che la Fed possa abbassare i tassi. L’aspettativa è che egli possa votare per un taglio più marcato rispetto a quelli considerati moderati finora, allineandosi con le richieste avanzate da Trump di politiche monetarie più espansive.
Uno degli aspetti più dibattuti della nomina riguarda il doppio ruolo che Miran manterrà: da un lato resterà presidente del Council of Economic Advisers alla Casa Bianca, dall’altro entrerà nel Board della Fed. Pur avendo dichiarato che assumerà il secondo incarico in congedo non retribuito, il fatto che non rilasci completamente il ruolo governativo ha suscitato critiche, soprattutto tra i senatori democratici, che sollevano timori sulla compatibilità con la necessaria indipendenza della banca centrale. Il Federal Reserve Act richiede che i Governatori dedichino tempo pieno al loro incarico, e i detrattori temono che un consulente strettamente vicino alla Presidenza possa compromettere l’imparzialità delle decisioni monetarie.
Nel corso dell’audizione di conferma, Miran ha cercato di rassicurare: ha affermato che, se confermato, agirà in base ai dati macroeconomici e non su pressioni politiche esterne. Ha dichiarato di intendere preservare l’indipendenza della Fed, sottolineando che le decisioni verranno prese conformemente ai parametri economici, come l’inflazione, il mercato del lavoro e la crescita. Tuttavia, le sue affermazioni passate, legate al fatto che Trump solleciti tagli dei tassi molto aggressivi, insieme alle sue posizioni in seno all’amministrazione, sollevano dubbi tra gli osservatori e gli oppositori che vedono questa nomina come un tentativo di influenzare politicamente la politica monetaria.
Il voto parlamentare ha mostrato divisioni marcate: quasi tutti i repubblicani hanno appoggiato la conferma, mentre i democratici hanno votato contro, criticando la nomina come pericolosa per l’indipendenza istituzionale. Solo una senatrice repubblicana, Lisa Murkowski dell’Alaska, si è astenuta o ha votato con l’opposizione, rompendo la disciplina di partito. Questo fa capire come, pur controllando la maggioranza, il partito repubblicano non sia completamente compatto su questioni delicate che riguardano la separazione tra politica ed economia.
Un altro elemento da considerare è la dimensione normativa e legale: la legge federale sulla Fed e regolamenti interni impongono che i Governatori si dedichino interamente ai loro doveri sul Board, che comprendono non solo decisioni sui tassi d’interesse ma anche supervisione bancaria, politiche di stabilità finanziaria, regolamentazione del settore finanziario. Il mantenimento di una posizione ufficiale alla Casa Bianca, anche in unpaid leave, solleva la questione se questo possa costituire un conflitto formale o sostanziale, oppure un precedente che cambi il modo in cui la separazione tra esecutivo e banca centrale viene gestita negli Stati Uniti.
Sul fronte economico, il momento scelto per la conferma non è casuale. La Fed è prossima a una riunione decisiva, nella quale una riduzione del tasso di riferimento è attesa, vista la persistente pressione inflazionistica ma anche i segnali di raffreddamento del mercato del lavoro. L’arrivo di Miran nel board potrebbe contribuire a far pendere la bilancia verso una posizione più favorevole ai tagli, in particolare per quella parte dell’amministrazione che chiede una spinta maggiore verso politiche monetarie espansive, con l’idea che tassi più bassi possano stimolare la crescita.
Infine, la nomina di Miran potrebbe avere ripercussioni oltre la politica monetaria: è probabile che la sua presenza al board infonda nuove pressioni sul mix di misure che la Fed adotterà, compresa la politica regolamentare, la supervisione bancaria, le previsioni macroeconomiche e la comunicazione esterna. Il modo con cui gestirà la transizione dal ruolo di consigliere della Casa Bianca a quello di Governatore, anche se temporaneo, sarà osservato con attenzione, come test per capire se e come si possa conciliare la vicinanza alla politica esecutiva con la necessità di credibilità, trasparenza e indipendenza che una banca centrale di fatto esercita nei confronti dei mercati, dei cittadini e degli investitori.

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