Il crollo dell’impero di Mike Lynch: HP ottiene 700 milioni e il patrimonio dell’inventore di Autonomy finisce in bancarotta
- piscitellidaniel
- 22 lug
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Mike Lynch, una delle figure simbolo dell’innovazione tecnologica britannica, ex fondatore della società Autonomy e spesso definito il “Bill Gates del Regno Unito”, è protagonista di una delle cadute più fragorose della recente storia imprenditoriale europea. A distanza di anni dall'acquisizione di Autonomy da parte di Hewlett-Packard, il contenzioso legale si è chiuso con una sentenza pesantissima per il suo patrimonio personale: l’Alta Corte di Londra ha condannato la sua successione a versare oltre 700 milioni di sterline a favore di HP, riconoscendo una frode di enorme portata nel processo di vendita dell’azienda tecnologica britannica.
L’azione giudiziaria è iniziata nel 2015, quando Hewlett-Packard, che aveva acquistato Autonomy nel 2011 per circa 11 miliardi di dollari, accusò Lynch e il suo CFO Sushovan Hussain di aver falsificato i conti aziendali, gonfiando artificialmente il valore della società. Secondo HP, la mancanza di trasparenza contabile avrebbe comportato una sopravvalutazione di Autonomy pari a diversi miliardi di dollari, portando a un’acquisizione fallimentare. Nel 2012, appena un anno dopo la fusione, HP dovette svalutare l’acquisto per un valore di 8,8 miliardi di dollari, ammettendo pubblicamente di essere stata indotta in errore da pratiche contabili scorrette.
La sentenza dell’Alta Corte, arrivata a luglio 2025, impone un risarcimento da oltre 700 milioni di sterline, una cifra che rappresenta la quasi totalità del patrimonio lasciato da Lynch alla moglie Angela Bacares. Il giudice Robert Hildyard ha accertato che i numeri di bilancio forniti da Autonomy erano deliberatamente falsificati per impressionare gli acquirenti e gonfiare i ricavi. La Corte ha stabilito che il risarcimento copre sia il danno diretto subito da HP, sia gli interessi maturati nel lungo iter giudiziario.
Il colpo giunge in un momento drammatico per la famiglia Lynch. L’imprenditore è deceduto nel giugno 2024 in seguito al naufragio del suo yacht privato “Bayesian” al largo delle coste siciliane. Insieme a lui, ha perso la vita la figlia diciottenne Hannah e altre cinque persone. La tragedia è avvenuta pochi giorni dopo che Lynch era stato assolto da un tribunale statunitense in un processo penale relativo agli stessi fatti. In quell’occasione, la corte americana non aveva ritenuto sufficienti le prove per una condanna per frode, lasciando aperta però la strada a una responsabilità civile in sede britannica.
L’impatto della decisione giudiziaria è enorme anche sul piano finanziario. Secondo le stime più recenti, il patrimonio personale di Lynch ammontava a circa 450 milioni di sterline. Gran parte di questo capitale era legato a proprietà immobiliari, partecipazioni societarie in aziende high-tech e beni di lusso. Tra questi, la celebre residenza di Loudham Hall nel Suffolk, valutata decine di milioni, e una quota significativa in Darktrace, società specializzata in cybersecurity fondata proprio da Lynch dopo l’uscita da Autonomy.
L’obbligo di versare oltre 700 milioni significa che l’intero patrimonio sarà aggredito per rispondere alla sentenza. La vedova, Angela Bacares, ha già fatto sapere attraverso i propri legali di voler presentare appello, sostenendo che il giudizio ignora l’assoluzione penale ottenuta negli Stati Uniti e che la responsabilità personale non può estendersi automaticamente al patrimonio familiare. Tuttavia, secondo gli esperti di diritto britannico, la natura civilistica del procedimento e il principio della responsabilità patrimoniale successoria rendono plausibile che la sentenza venga eseguita senza possibilità di sospensione, almeno in prima fase.
La vertenza con HP rappresenta uno dei casi più eclatanti di fusione aziendale fallita e di conseguente contenzioso per frode nel Regno Unito. La posta in gioco non è soltanto economica, ma anche reputazionale. L’episodio rischia di riscrivere l’eredità imprenditoriale di Lynch, a lungo considerato uno dei pionieri dell’intelligenza artificiale applicata al mondo del software, un antesignano della data analytics e uno dei primi a introdurre sistemi automatizzati di apprendimento nelle piattaforme documentali.
Hewlett-Packard, dal canto suo, esce rafforzata dalla decisione della Corte. Dopo anni di incertezze legate all’operazione Autonomy, la sentenza conferma che la società americana è stata effettivamente vittima di un raggiro e legittima la scelta di intraprendere una lunga e costosa battaglia legale. Il gruppo, oggi scorporato in HP Inc. e Hewlett Packard Enterprise, aveva subito pesanti conseguenze dall’affare Autonomy, con il titolo crollato in borsa e critiche da parte degli azionisti per non aver compiuto una due diligence sufficientemente rigorosa.
Un altro elemento rilevante riguarda Deloitte, che fu revisore contabile di Autonomy al momento della vendita. Già nel 2020 l’Autorità britannica per la vigilanza contabile (FRC) aveva multato la società per 15 milioni di sterline per carenze gravi nella revisione dei bilanci. La sentenza dell’Alta Corte rafforza ulteriormente l’idea che l’intero processo di acquisizione fosse viziato da una catena di responsabilità professionali e manageriali.
Il caso Lynch diventerà con tutta probabilità un punto di riferimento per il diritto societario e per le future acquisizioni tecnologiche. Le sue implicazioni spaziano dalla responsabilità dei manager e dei revisori, alla valutazione del rischio in operazioni transfrontaliere, fino alla tutela del patrimonio personale nelle successioni coinvolte in contenziosi multimiliardari. La famiglia Lynch, ora in grave difficoltà patrimoniale, dovrà affrontare mesi difficili mentre si prepara al probabile appello. Nel frattempo, il nome di Mike Lynch, già simbolo della tech economy britannica, entra nella storia come uno dei protagonisti di uno dei più clamorosi crack della finanza europea recente.

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