Francia, ipotesi shock per ridurre il deficit: stop all’adeguamento delle pensioni nel 2026 e abolizione della Pasquetta
- piscitellidaniel
- 16 lug
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Il governo francese sta valutando una serie di misure drastiche per contenere il disavanzo pubblico e riportare sotto controllo i conti dello Stato. Tra le ipotesi più discusse nelle ultime ore, secondo quanto riportato da fonti vicine al Ministero dell’Economia e rilanciate da diversi media francesi e internazionali, ci sarebbero il congelamento dell’adeguamento delle pensioni all’inflazione per il 2026 e la soppressione del lunedì di Pasquetta come giornata festiva retribuita. Due proposte che, se confermate, potrebbero generare forti tensioni sociali in un Paese già scosso da anni di proteste legate alla riforma delle pensioni e al carovita.
L’ipotesi del blocco dell’indicizzazione delle pensioni all’inflazione avrebbe un impatto immediato su circa 17 milioni di pensionati, che vedrebbero erodere il loro potere d’acquisto in un contesto già segnato da prezzi elevati e aumento del costo della vita. In Francia, le pensioni vengono attualmente rivalutate ogni anno in base al tasso d’inflazione stabilito dall’INSEE, l’istituto statistico nazionale. Rinunciare a questo adeguamento significherebbe per lo Stato un risparmio stimato in oltre 4 miliardi di euro nel solo 2026.
La misura rientrerebbe in un pacchetto di tagli e contenimenti necessari per riportare il deficit pubblico sotto il 3% del PIL entro il 2027, come richiesto dalle nuove regole fiscali europee. Secondo i dati del governo, il disavanzo francese nel 2023 ha raggiunto il 5,5% del PIL, ben oltre il limite imposto dal Patto di Stabilità. Il debito pubblico ha superato i 3.100 miliardi di euro e continua a crescere, spingendo l'esecutivo a cercare soluzioni “non convenzionali” per riequilibrare i conti.
Oltre al congelamento delle pensioni, è emersa anche l’ipotesi della soppressione del lunedì di Pasquetta come giorno festivo retribuito. Si tratterebbe, secondo i sostenitori della misura, di un’azione simbolica ma dal forte impatto economico: il ritorno al lavoro per una giornata normalmente festiva genererebbe un incremento di produttività stimato in circa 1 miliardo di euro. La proposta, tuttavia, ha già incontrato la netta opposizione di diverse sigle sindacali, che denunciano un attacco ai diritti acquisiti dei lavoratori e un ulteriore arretramento delle tutele sociali.
La reazione dei partiti di opposizione non si è fatta attendere. Jean-Luc Mélenchon, leader della sinistra radicale de La France Insoumise, ha definito l’ipotesi “una provocazione inaccettabile contro i pensionati e i lavoratori francesi”, mentre Marine Le Pen del Rassemblement National ha parlato di “una nuova umiliazione per il popolo, dopo anni di sacrifici imposti dalle élite”. Anche i socialisti e i verdi hanno espresso preoccupazione per una deriva austera che rischia di colpire le fasce più deboli della popolazione.
Dall’altro lato, l’entourage del presidente Emmanuel Macron ha preferito mantenere il silenzio ufficiale, limitandosi a ricordare che “nessuna decisione è stata ancora presa” e che “tutte le opzioni restano sul tavolo”. Tuttavia, il ministro dell’Economia Bruno Le Maire, intervenendo a margine di un incontro con rappresentanti del settore bancario, ha ribadito la necessità di “una manovra strutturale per ridurre la spesa pubblica senza aumentare la pressione fiscale”. Le Maire non ha escluso “misure dolorose”, ribadendo però che saranno valutate “in modo equo e proporzionato”.
Il tema pensioni è particolarmente sensibile in Francia, dove solo lo scorso anno è stata approvata a fatica la riforma che ha innalzato l’età pensionabile da 62 a 64 anni. Quella riforma, attuata senza passaggio parlamentare ma con ricorso all’articolo 49.3 della Costituzione, aveva generato mesi di scioperi e manifestazioni in tutto il Paese. Ora, una nuova stretta sulle pensioni rischia di far esplodere nuovamente la piazza.
Anche il mondo cattolico ha espresso perplessità sull’abolizione della Pasquetta, una festività particolarmente sentita nella tradizione francese e considerata parte del patrimonio culturale e religioso del Paese. La Conferenza episcopale ha diffuso una nota in cui invita il governo a “riflettere sull’importanza simbolica delle feste religiose nella coesione sociale e nella vita comunitaria”.
Secondo un sondaggio pubblicato da Le Parisien, il 63% dei francesi sarebbe contrario al congelamento delle pensioni, mentre il 58% si opporrebbe alla soppressione della Pasquetta. Entrambe le misure riscuotono un sostegno limitato anche tra gli elettori di centro, mentre risultano particolarmente impopolari nelle regioni rurali e nei quartieri popolari delle grandi città.
L’Eliseo si trova quindi di fronte a una scelta complessa: da un lato la necessità di rispettare i vincoli europei e rassicurare i mercati internazionali, dall’altro la pressione sociale interna e l’avvicinarsi delle elezioni legislative del 2027. L’orientamento della maggioranza parlamentare, al momento, sembra diviso: mentre i macroniani più ortodossi spingono per una linea rigorista, altri esponenti centristi temono ricadute sociali ed elettorali difficilmente controllabili.

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