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Ferretti, cresce l’attenzione del governo sui soci legati a Pechino: possibile valutazione del Golden Power

Il gruppo Ferretti, uno dei principali protagonisti mondiali della nautica di lusso, si trova al centro di un delicato confronto che intreccia finanza, governance societaria e sicurezza strategica. L’attenzione del governo italiano si concentra infatti sull’evoluzione dell’azionariato della società dopo l’ingresso e il rafforzamento di alcuni investitori riconducibili all’orbita cinese, una situazione che potrebbe portare Palazzo Chigi a valutare l’utilizzo dei poteri speciali previsti dalla normativa sul Golden Power, seguendo un approccio simile a quello già adottato nel caso Pirelli.


La vicenda riguarda in particolare alcuni movimenti registrati nel capitale di Ferretti negli ultimi mesi. Accanto alla presenza storica del gruppo cinese Weichai, azionista di controllo della società, sono emersi nuovi acquisti da parte di soggetti considerati vicini all’ecosistema industriale e finanziario cinese. Tra questi figurano Bank of China, che ha acquisito una quota prossima al 2%, e AdTech Advanced Technologies, società svizzera il cui fondatore ha avuto in passato rapporti professionali con Weichai Power. Altri investitori con sede a Hong Kong o collegati al mondo finanziario cinese hanno inoltre incrementato la loro presenza nel capitale mantenendosi al di sotto delle soglie che impongono specifiche comunicazioni al mercato.


Questi movimenti hanno alimentato un confronto tra gli azionisti della società. In particolare KKCG, gruppo controllato dall’imprenditore ceco Karel Komarek e secondo socio di riferimento del cantiere navale, ha formalmente segnalato al governo italiano le proprie preoccupazioni circa il rispetto delle regole in materia di Golden Power e degli obblighi di notifica previsti per le società che operano in settori ritenuti strategici.


Il tema assume una rilevanza particolare perché Ferretti non opera esclusivamente nel mercato degli yacht di lusso. Negli ultimi anni il gruppo ha sviluppato anche attività nel comparto della sicurezza e della difesa attraverso la divisione Ferretti Security & Defence, impegnata nella realizzazione di mezzi destinati a forze armate, guardie costiere e corpi dello Stato. Proprio questa presenza in un settore considerato sensibile rende potenzialmente applicabili le norme che consentono al governo di intervenire per tutelare interessi strategici nazionali.


Il Golden Power rappresenta infatti uno degli strumenti attraverso i quali l’esecutivo può imporre condizioni, limitazioni o prescrizioni a operazioni societarie che coinvolgano aziende considerate rilevanti per la sicurezza nazionale. Negli ultimi anni il ricorso a questi poteri è aumentato significativamente, soprattutto nei casi riguardanti investitori provenienti da Paesi extraeuropei e operazioni che interessano infrastrutture critiche, tecnologie avanzate, energia, telecomunicazioni e difesa.


Il precedente più citato è quello di Pirelli. Nel 2023 il governo intervenne utilizzando il Golden Power per introdurre specifiche prescrizioni nei confronti della presenza del socio cinese Sinochem, con l’obiettivo di garantire che determinate decisioni strategiche e tecnologie considerate sensibili restassero sotto adeguato controllo nazionale. Quel caso viene oggi indicato come un possibile modello di riferimento per affrontare eventuali criticità che dovessero emergere anche nel dossier Ferretti.


Dal punto di vista industriale, Ferretti rappresenta una delle eccellenze italiane più conosciute nel mondo. Il gruppo controlla marchi storici della nautica e realizza imbarcazioni di fascia alta destinate ai mercati internazionali. La società ha registrato negli ultimi anni risultati economici positivi e una crescente espansione commerciale, consolidando la propria presenza nei segmenti premium della cantieristica navale.


L’attenzione delle istituzioni non riguarda quindi esclusivamente l’assetto proprietario, ma anche la tutela del patrimonio industriale, tecnologico e occupazionale rappresentato dall’azienda. La crescente competizione geopolitica tra Occidente e Cina ha reso infatti più frequente il monitoraggio delle partecipazioni straniere in società considerate strategiche, soprattutto quando queste possiedono competenze tecnologiche avanzate o operano in comparti collegati alla sicurezza nazionale.


Per il momento non risultano decisioni definitive da parte del governo, ma il dossier continua a essere seguito con attenzione dagli uffici competenti. Le verifiche riguardano sia la struttura delle partecipazioni sia l’eventuale coordinamento tra soggetti diversi che hanno incrementato la propria presenza nel capitale della società. L’obiettivo è comprendere se sussistano le condizioni per un eventuale intervento e quali strumenti possano essere considerati più adeguati alla tutela degli interessi nazionali.


La vicenda Ferretti si inserisce in un contesto più ampio nel quale governi europei e istituzioni comunitarie stanno rafforzando i controlli sugli investimenti esteri nei settori strategici. La globalizzazione dei capitali continua a offrire opportunità di crescita e sviluppo, ma al tempo stesso impone una crescente attenzione verso la protezione delle tecnologie sensibili, delle infrastrutture critiche e delle aziende considerate essenziali per la sicurezza economica e nazionale. In questo scenario, il caso Ferretti rappresenta uno dei dossier più osservati del momento nel rapporto tra industria italiana, investitori internazionali e tutela degli interessi strategici del Paese.

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