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Disastro Air India, le indagini confermano: fu il comandante a spegnere i motori prima dell’impatto

Le indagini sull’incidente che ha coinvolto un Airbus A320neo della compagnia Air India il 3 luglio 2025, nei pressi dell’aeroporto di Mumbai, hanno confermato uno scenario inquietante. Secondo quanto riportato dagli investigatori dell’aviazione civile indiana e dai rilievi delle autorità aeronautiche internazionali, a causare lo schianto sarebbe stata una decisione consapevole del comandante: spegnere entrambi i motori del velivolo poco prima dell’atterraggio. Un errore umano di proporzioni devastanti, che ha portato alla morte di 126 persone e ferite gravi per almeno altri 40 passeggeri, alcuni dei quali ancora in condizioni critiche.


I dati emersi dalla scatola nera del volo AI-231, partito da Delhi con destinazione Mumbai, sono stati decifrati dal team investigativo con il supporto della francese BEA (Bureau d’Enquêtes et d’Analyses), confermando che i due motori Pratt & Whitney PW1127G sono stati spenti manualmente in fase di discesa, a meno di 900 piedi dalla pista. Un’azione apparentemente inspiegabile che ha immediatamente portato alla perdita totale di spinta e al successivo stallo dell’aereo, precipitato in un’area periferica densamente abitata a pochi chilometri dal terminal di arrivo.


Il rapporto preliminare, presentato alla Direzione generale dell’aviazione civile indiana (DGCA), evidenzia come non ci siano state anomalie tecniche o segnali di emergenza precedenti alla manovra. I sistemi di bordo funzionavano regolarmente e le comunicazioni tra la cabina di pilotaggio e la torre di controllo non indicavano alcuna criticità. Secondo le ricostruzioni, il comandante, un pilota con oltre 18 anni di servizio e più di 12.000 ore di volo, avrebbe eseguito la procedura di spegnimento dei motori in modo deliberato e senza consultare il primo ufficiale, che avrebbe reagito con sgomento e tentato, senza successo, di riavviarli nei secondi successivi.


L’ipotesi di un errore procedurale dovuto a stress, stanchezza o confusione è stata vagliata, ma dai dati risulta che il comandante era pienamente cosciente e lucido, secondo quanto indicato anche dalle sue comunicazioni vocali e dalla prontezza nei comandi fino all’impatto. I media indiani riportano anche che il pilota, nei giorni precedenti, avrebbe manifestato segni di disagio psicologico, lamentando condizioni di lavoro estenuanti e conflitti interni alla compagnia. Tuttavia, al momento del decollo, non era stato segnalato alcun problema clinico ufficiale, e la certificazione medica risultava in corso di validità.


Le autorità indiane hanno avviato un’indagine parallela sulla catena di comando interna ad Air India e sulla qualità dei controlli sanitari, con particolare attenzione al sistema di monitoraggio dello stato psico-fisico degli equipaggi. La compagnia, passata negli ultimi anni sotto il controllo del gruppo Tata, si trova ora in una posizione estremamente delicata. Nonostante l’investimento in nuovi velivoli, formazione e standard internazionali, l’incidente rischia di compromettere gravemente la reputazione di uno dei simboli del trasporto aereo indiano.


Intanto l’India è in lutto. I funerali delle vittime si sono svolti nei giorni scorsi in diverse città del paese, con manifestazioni spontanee di cordoglio e proteste davanti alle sedi di Air India. Familiari e associazioni dei passeggeri hanno chiesto giustizia e trasparenza, accusando la compagnia di non aver fatto abbastanza per garantire la sicurezza dei propri voli. In Parlamento, le opposizioni hanno invocato una revisione profonda delle politiche di gestione dei vettori pubblici e privati, mentre il ministro dell’aviazione ha annunciato la sospensione immediata di tutti i voli dello stesso modello Airbus per ulteriori verifiche.


A livello internazionale, l’Organizzazione dell’Aviazione Civile Internazionale (ICAO) ha richiesto informazioni dettagliate, preoccupata dalle implicazioni del caso per la sicurezza globale. La Boeing, la Airbus e la Pratt & Whitney, direttamente o indirettamente coinvolte nella produzione del velivolo e dei motori, hanno espresso piena disponibilità a collaborare con le autorità per escludere qualsiasi responsabilità tecnica.


Il primo ufficiale, unico sopravvissuto dell’equipaggio, è attualmente ricoverato in ospedale in condizioni stabili. Le sue testimonianze saranno fondamentali per ricostruire le ultime fasi del volo. Le prime indiscrezioni indicano che avrebbe tentato di invertire la decisione del comandante, cercando di riaccendere i motori e lanciando un Mayday pochi secondi prima dell’impatto, ma il tempo a disposizione si era ormai esaurito.


Le implicazioni giuridiche e assicurative dell’evento sono enormi. I familiari delle vittime si preparano a intentare azioni legali collettive contro Air India, mentre la DGCA valuta la possibilità di rivedere le procedure di certificazione del personale e l’intero sistema di valutazione della idoneità psicologica dei piloti. L’episodio riporta al centro dell’attenzione internazionale la necessità di un rafforzamento delle tutele in volo, soprattutto in relazione alla salute mentale degli operatori dell’aviazione, tema già emerso in casi analoghi in passato.

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