Confindustria: rincari di petrolio e gas frenano la ripresa, il terzo trimestre parte in salita
- piscitellidaniel
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L'economia italiana affronta l'inizio del terzo trimestre in un contesto più difficile del previsto. È l'analisi contenuta nella nuova Congiuntura Flash del Centro Studi Confindustria, che individua nell'aumento dei prezzi di petrolio e gas naturale uno dei principali fattori di rallentamento della crescita. La ripresa delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente ha riportato in alto le quotazioni delle materie prime energetiche, alimentando nuove pressioni inflazionistiche e aumentando l'incertezza per famiglie e imprese. Secondo gli economisti di Confindustria, gli effetti dello shock energetico, che avevano già inciso sul prodotto interno lordo nel secondo trimestre, sono destinati a protrarsi anche nei mesi estivi, rendendo più complesso il quadro macroeconomico nazionale.
Tra gli elementi di maggiore preoccupazione figura la risalita del Brent, tornato sopra i 90 dollari al barile dopo il temporaneo calo registrato a giugno, mentre anche il prezzo del gas continua a mantenersi su livelli elevati. Alla base del nuovo rincaro vi è il perdurare delle tensioni nell'area del Golfo Persico, dove la riduzione dei transiti marittimi nello Stretto di Hormuz continua a condizionare i mercati energetici internazionali. Per un Paese come l'Italia, fortemente dipendente dalle importazioni di energia, l'aumento dei costi delle materie prime si traduce in un aggravio per il sistema produttivo, con ripercussioni sui costi di produzione, sui trasporti e sull'intera catena di approvvigionamento.
Confindustria evidenzia inoltre che il rialzo dei prezzi dell'energia rischia di mantenere l'inflazione su livelli elevati più a lungo del previsto. Anche qualora la crescita dei prezzi dovesse gradualmente rallentare, il livello raggiunto continuerebbe infatti a comprimere il potere d'acquisto delle famiglie e la competitività delle imprese. A questo si aggiunge un progressivo irrigidimento del credito bancario, favorito dalle politiche monetarie della Banca Centrale Europea, che potrebbe limitare ulteriormente consumi e investimenti. Secondo il Centro Studi, l'industria continua a perdere slancio dopo i ripetuti shock degli ultimi anni, mentre gli investimenti mostrano segnali di rallentamento. I servizi, sostenuti dal recupero del turismo internazionale, riescono a mantenersi stabili ma non evidenziano ancora una crescita sufficiente a compensare la debolezza del comparto manifatturiero.
L'analisi sottolinea anche il deterioramento del clima di fiducia. Le famiglie continuano a mostrare prudenza nelle decisioni di spesa, condizionate dall'aumento del costo della vita e dall'incertezza sull'evoluzione dello scenario internazionale. Parallelamente, molte imprese rinviano nuovi investimenti a causa dell'incremento dei costi finanziari e dell'imprevedibilità dei mercati energetici. Secondo Confindustria, questi fattori rischiano di alimentare un circolo vizioso nel quale prezzi elevati, credito più costoso e minore fiducia finiscono per rallentare ulteriormente l'attività economica, proprio mentre l'Italia cercava di consolidare la crescita dopo un periodo caratterizzato da forti turbolenze internazionali.
Lo scenario delineato dal Centro Studi non esclude un miglioramento nei prossimi mesi, ma lo subordina a una progressiva normalizzazione delle tensioni geopolitiche e a una stabilizzazione dei mercati energetici. In assenza di nuovi shock, il rallentamento dell'inflazione potrebbe favorire un recupero della fiducia e sostenere nuovamente consumi e investimenti. Per il momento, tuttavia, il sistema produttivo italiano resta esposto agli effetti dell'aumento dei costi dell'energia e alle incertezze del contesto internazionale, elementi che continuano a rappresentare i principali fattori di rischio per la crescita economica nella seconda parte dell'anno.


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