Banche italiane, semestre da record: le Big Five superano 15 miliardi di utili e aumentano il credito
- piscitellidaniel
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Le grandi banche italiane continuano a macinare profitti e archiviano la prima metà del 2026 con risultati ai massimi storici. UniCredit, Intesa Sanpaolo, Monte dei Paschi di Siena, Banco Bpm e Bper hanno realizzato complessivamente 15,131 miliardi di euro di utili netti, contro i 14,593 miliardi dello stesso periodo del 2025. L'incremento è di circa 538 milioni, pari al 3,7%, e conferma la capacità del sistema bancario di mantenere un'elevata redditività anche in una fase nella quale la composizione dei ricavi sta cambiando. Il dato assume particolare rilievo se confrontato con la situazione di appena un decennio fa, quando gli istituti italiani erano impegnati soprattutto nella gestione dei crediti deteriorati e nel rafforzamento patrimoniale.
A guidare la classifica della redditività è ancora UniCredit, che ha chiuso il semestre con oltre 6 miliardi di euro di risultato netto, seguita da Intesa Sanpaolo, anch'essa protagonista di uno dei migliori periodi della propria storia. Particolarmente significativa è inoltre la crescita di Mps, che ha superato 1,1 miliardi di utile netto nei primi sei mesi, con un progresso superiore al 25% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Anche Bper ha indicato quello appena concluso come il miglior semestre della propria storia, mentre Banco Bpm continua a mostrare livelli elevati di redditività e generazione di capitale pur registrando una dinamica dell'utile meno brillante rispetto ad alcuni concorrenti.
La vera trasformazione emerge però osservando la provenienza dei ricavi. Dopo gli anni nei quali l'aumento dei tassi aveva gonfiato il margine di interesse, oggi questa componente non rappresenta più il principale motore della crescita. Gli interessi netti dei cinque maggiori gruppi risultano sostanzialmente stabili, con una variazione intorno al -0,2%, mentre aumentano soprattutto le commissioni, il risparmio gestito, il wealth management e l'attività assicurativa. Quest'ultima ha registrato una crescita superiore al 24%, contribuendo a portare l'insieme dei ricavi da servizi e commissioni a circa il 39% dei ricavi complessivi. Le banche stanno quindi diventando sempre meno dipendenti dal semplice differenziale tra interessi incassati sui prestiti e quelli riconosciuti alla raccolta.
Il semestre mostra contemporaneamente una ripresa significativa del credito all'economia reale. I cinque maggiori gruppi presentano complessivamente finanziamenti alla clientela non bancaria per circa 1.328 miliardi di euro, quasi 98 miliardi in più rispetto all'inizio dell'anno. La crescita sfiora l'8% e segnala un'espansione dell'attività verso imprese e famiglie in una fase caratterizzata da forti esigenze di investimento. Digitalizzazione, transizione energetica, infrastrutture e riorganizzazione delle catene produttive richiedono infatti quantità crescenti di capitale. UniCredit da sola ha contribuito all'incremento con oltre 42 miliardi di nuovi impieghi, confermando quanto la solidità degli istituti possa tradursi in maggiore capacità di finanziare il sistema produttivo.
I risultati arrivano mentre il settore attraversa anche una fase di profondo riassetto degli equilibri proprietari. Le operazioni e i progetti che coinvolgono Mps, Banco Bpm, Intesa Sanpaolo, Bper e altri protagonisti del mercato potrebbero ridisegnare ulteriormente la struttura bancaria nazionale. Alle spalle delle strategie di aggregazione esistono oggi bilanci molto più solidi rispetto al passato, elevati livelli di capitale e una qualità degli attivi sensibilmente migliorata. La drastica riduzione dei crediti deteriorati ha liberato risorse e capacità gestionale, consentendo agli istituti di concentrarsi maggiormente sulla crescita, sulla remunerazione degli azionisti e sull'espansione nei servizi finanziari a maggiore valore aggiunto.
La redditività elevata alimenta inevitabilmente anche il confronto sulla distribuzione della ricchezza prodotta. Da una parte gli azionisti beneficiano di dividendi e programmi di buyback sempre più consistenti; dall'altra sindacati e politica osservano con attenzione profitti che hanno raggiunto livelli senza precedenti. Il tema della tassazione degli extraprofitti continua a riemergere nel dibattito pubblico, mentre le organizzazioni dei lavoratori chiedono che una parte dei risultati venga utilizzata per occupazione, rinnovi contrattuali e valorizzazione professionale. La trasformazione digitale continua infatti a ridurre il numero delle filiali e a modificare profondamente le competenze richieste ai dipendenti.
Il quadro del primo semestre fotografa così un sistema bancario italiano molto diverso da quello delle crisi del passato. Gli utili delle Big Five superano i 15 miliardi, il credito torna a crescere e il peso delle commissioni aumenta, mentre la competizione si sposta verso gestione del risparmio, assicurazioni e consulenza. Proprio la capacità di mantenere questa redditività mentre cambiano tassi, tecnologia e struttura del mercato rappresenterà il banco di prova dei prossimi esercizi, soprattutto in presenza di un consolidamento destinato a modificare dimensioni e rapporti di forza tra i principali gruppi nazionali.


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