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Attacco russo su Kramatorsk: muore un bambino di 10 anni, mentre Zelensky si prepara a nuovi colloqui di pace a Istanbul

La guerra in Ucraina continua a mietere vittime tra i civili, con un attacco russo condotto lunedì mattina 22 luglio 2025 contro la città di Kramatorsk, nella regione orientale del Donetsk, che ha provocato la morte di un bambino di appena 10 anni e il ferimento di almeno altre cinque persone. Il bombardamento ha colpito un edificio residenziale, distruggendo diversi appartamenti e causando un incendio che ha reso necessario l’intervento dei vigili del fuoco per ore. Le squadre di soccorso hanno lavorato senza sosta per estrarre i feriti dalle macerie. L’identità del bambino è stata confermata dai funzionari locali: si tratta di un minore nato nel 2015 che abitava nel palazzo colpito con la sua famiglia.


Secondo quanto riferito dal governatore regionale di Donetsk, l’attacco è avvenuto con un missile a corto raggio lanciato dall’artiglieria russa. Le forze di Mosca, che da mesi cercano di avanzare nel Donbass, hanno intensificato gli attacchi su Kramatorsk, città che rappresenta uno dei principali snodi logistici e militari per l’esercito ucraino nel fronte orientale. La popolazione civile, tuttavia, continua a subire le conseguenze più gravi di questo conflitto che sembra non conoscere tregua. Le immagini diffuse dai media locali mostrano un edificio devastato, con i piani superiori completamente sventrati e i residenti in fuga con quel poco che sono riusciti a salvare.


Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha commentato con durezza l’accaduto, sottolineando come questo ennesimo episodio dimostri l’assoluta urgenza di porre fine alla guerra con un accordo duraturo. Zelensky ha confermato che nella giornata di domani si recherà a Istanbul, in Turchia, per un nuovo round di colloqui diplomatici incentrati sul cessate il fuoco e sull’eventuale impostazione di un piano di pace multilaterale. Il summit, che si svolgerà sotto l’egida della Turchia e con il supporto dell’ONU, vedrà la partecipazione di rappresentanti di diversi Paesi europei e mediorientali, ma al momento non è prevista la presenza di una delegazione ufficiale russa.


I negoziati di Istanbul si inseriscono in un percorso diplomatico avviato nei mesi scorsi e già passato attraverso due conferenze internazionali: quella di Ginevra e quella di Riyadh. Tuttavia, finora nessuno di questi tentativi ha portato a un risultato concreto. Il governo ucraino continua a chiedere il ritiro totale delle truppe russe dai territori occupati, in particolare dalle regioni di Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson, mentre Mosca insiste su condizioni che Kyiv considera inaccettabili, tra cui la neutralità militare dell’Ucraina e il riconoscimento dell’annessione della Crimea.


Il clima internazionale resta incandescente. A Bruxelles, il Consiglio europeo ha espresso “piena solidarietà” all’Ucraina e ha ribadito la necessità di mantenere la pressione su Mosca attraverso sanzioni mirate, che verranno ulteriormente inasprite nelle prossime settimane. Gli Stati Uniti, attraverso il portavoce del Dipartimento di Stato, hanno definito l’attacco di Kramatorsk “un crimine di guerra” e hanno promesso l’invio di nuovi sistemi di difesa antiaerea Patriot, oltre a pacchetti di assistenza umanitaria per le zone colpite.


Nel frattempo, sul terreno i combattimenti si fanno sempre più intensi. Dopo la caduta di Chasiv Yar, la Russia ha lanciato una nuova offensiva verso Sloviansk e Kramatorsk, nel tentativo di conquistare l’intero Donetsk e consolidare il corridoio terrestre tra il Donbass e la Crimea. Le forze ucraine, pur in difficoltà per la carenza di munizioni e la stanchezza dei reparti, resistono strenuamente, facendo ricorso alle difese urbane e al supporto dell’artiglieria occidentale. Secondo fonti dello Stato Maggiore ucraino, nelle ultime 24 ore si sarebbero registrati oltre 60 scontri armati lungo il fronte orientale, con pesanti perdite da entrambe le parti.


Il costo umano di questo conflitto si fa ogni giorno più alto. Secondo le stime dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, sono più di 30.000 i civili uccisi dall’inizio della guerra, con una percentuale crescente di minori. A Kramatorsk, l’uccisione del bambino ha scosso profondamente la popolazione. Le autorità locali hanno indetto una giornata di lutto cittadino e chiesto alla comunità internazionale maggiore impegno per la protezione dei civili. Il sindaco della città ha dichiarato che almeno 40.000 persone sono ancora residenti nei quartieri più esposti ai bombardamenti e ha rivolto un appello all’evacuazione volontaria delle famiglie con bambini, per ridurre il rischio di nuove stragi.


Anche sul piano umanitario la situazione è critica. I continui attacchi hanno reso difficile la distribuzione di beni essenziali, e la Croce Rossa Internazionale segnala gravi difficoltà nel raggiungere le aree più esposte, dove mancano generi alimentari, farmaci e mezzi di trasporto per gli sfollati. Le ONG presenti nella regione, come Medici Senza Frontiere e Save the Children, operano in condizioni estreme, cercando di soccorrere i feriti e mantenere attivi i pochi ospedali ancora funzionanti. Molti centri medici hanno dovuto trasferirsi nei sotterranei o in edifici scolastici adattati all’emergenza.


Mentre il conflitto si avvita in una spirale apparentemente senza uscita, l’attenzione si concentra sul vertice di Istanbul, dove si cercherà almeno di gettare le basi per una tregua temporanea. Fonti diplomatiche fanno sapere che uno dei punti all’ordine del giorno sarà la riattivazione dei corridoi umanitari e la protezione delle infrastrutture civili, ma la distanza tra le parti resta ampia. Nelle parole del presidente Zelensky, “ogni giorno senza accordo è un giorno di morte per innocenti che chiedono solo di vivere in pace”. E il volto di quel bambino ucciso a Kramatorsk è destinato a restare il simbolo dell’ennesima giornata di sangue in una guerra che continua a insanguinare il cuore dell’Europa.

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