Starmer nella bufera interna al Labour: ammissione di errori e difesa di Rachel Reeves dopo la rivolta del partito
- piscitellidaniel
- 3 lug
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Keir Starmer si trova ad affrontare uno dei momenti più delicati della sua leadership nel partito Labour, a pochi giorni dalla netta vittoria elettorale che ha portato i laburisti al governo del Regno Unito con una maggioranza schiacciante. Se la fase politica nazionale lo vede in una posizione di forza senza precedenti negli ultimi decenni, sul piano interno la tensione nel partito si sta manifestando con toni accesi, dopo la nomina del nuovo governo e la gestione delle figure chiave. Il caso esploso attorno alla cancelliera dello Scacchiere Rachel Reeves ha acceso un dibattito aspro sulla direzione politica ed economica che Starmer intende imprimere al nuovo esecutivo.
Il primo banco di prova si è rivelato più complesso del previsto. Durante il fine settimana, numerose voci autorevoli all’interno del Labour hanno criticato la composizione del governo, in particolare la conferma di Reeves, ritenuta da una parte del partito troppo vicina alle posizioni dell’establishment finanziario e troppo distante dalla base tradizionale laburista. Il malcontento è emerso con forza durante una riunione a porte chiuse tra deputati appena eletti e membri storici del partito, in cui sono volati strali sull’indirizzo economico ritenuto “insufficientemente ambizioso”.
Keir Starmer, intervenendo davanti ai giornalisti alla sede di Downing Street, ha ammesso che nella formazione del nuovo esecutivo sono stati commessi degli errori di comunicazione e gestione, pur ribadendo la piena fiducia in Rachel Reeves. Ha dichiarato che il Paese “ha bisogno di stabilità e rigore”, sottolineando che la linea economica scelta è in continuità con le promesse fatte durante la campagna elettorale. L’intenzione, secondo il premier, è quella di consolidare i conti pubblici, rilanciare gli investimenti pubblici e privati, e affrontare le crisi sociali ed energetiche “con realismo e pragmatismo, non con slogan irrealistici”.
Tuttavia, i malumori nel partito non si sono placati. Alcuni parlamentari, in particolare dell’ala sinistra, hanno espresso pubblicamente il timore che il Labour stia abbandonando le sue radici socialiste per abbracciare un centrismo tecnocratico che rischia di alienare quella parte dell’elettorato che ha riconsegnato al partito la guida del Paese. Il deputato Zarah Sultana ha parlato apertamente di “occasione mancata” per imprimere un cambio di paradigma rispetto alle politiche economiche dell’austerità conservatrice, mentre John McDonnell, ex cancelliere ombra con Jeremy Corbyn, ha definito la difesa di Reeves “un atto di arroganza da parte della leadership”.
Rachel Reeves, da parte sua, ha replicato con fermezza alle critiche, affermando che la sua priorità è riportare credibilità internazionale all’economia britannica e creare le condizioni per una crescita sostenibile e inclusiva. La cancelliera ha ricordato che il Regno Unito si trova in una fase post-Brexit ancora incerta, con un debito pubblico elevato e una produttività stagnante, e che per questo motivo è necessario evitare “scelte populiste” che possano destabilizzare i mercati.
Nonostante la tempesta interna, Starmer ha ottenuto il sostegno di figure chiave del partito, tra cui Angela Rayner, nuova vicepremier, e Yvette Cooper, ministra dell’Interno, che hanno ribadito l’importanza di mantenere una linea coesa e credibile agli occhi degli elettori. Secondo fonti interne, Starmer starebbe pianificando una serie di incontri riservati con deputati critici per rassicurare la base e ricompattare il gruppo parlamentare attorno all’agenda del governo.
Un altro elemento di attrito è rappresentato dalla gestione delle nomine nel settore delle politiche sociali. Alcuni sindacati, tradizionalmente vicini al Labour, hanno espresso delusione per l’assenza di figure con una solida esperienza nel campo del welfare tra i ministri incaricati. In particolare, la nomina di Liz Kendall al ministero del Lavoro e delle Pensioni è stata vista da alcuni come un segnale di continuità con politiche passate considerate insufficienti per affrontare la povertà e le diseguaglianze.
Le tensioni arrivano in un momento in cui Starmer avrebbe voluto iniziare con slancio l’attuazione del suo programma, focalizzato su cinque priorità dichiarate: rilanciare l’economia, ridurre le liste d’attesa nel sistema sanitario, combattere la criminalità, migliorare il sistema scolastico e rafforzare la transizione ecologica. Il rischio, ora, è che le fratture interne possano rallentare l’azione dell’esecutivo e complicare il rapporto con il Parlamento, nonostante l’ampia maggioranza ottenuta alle urne.
Analisti politici e osservatori internazionali stanno monitorando con attenzione la capacità di Starmer di gestire la pressione da entrambe le ali del partito. Se da un lato è apprezzato per l’approccio razionale e ordinato alla guida del Labour, dall’altro deve affrontare un corpo parlamentare eterogeneo, composto da veterani e nuovi ingressi portatori di istanze sociali molto diverse tra loro. Alcuni osservatori sottolineano come questa fase sia cruciale per definire l’identità del nuovo governo e testare la leadership del premier in un contesto interno che potrebbe diventare sempre più difficile da controllare.

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