Spagna verso la settimana lavorativa di 37,5 ore: tra riforma storica e tensioni politiche
- piscitellidaniel
- 30 mag
- Tempo di lettura: 3 min
Il governo spagnolo ha approvato un progetto di legge che prevede la riduzione dell'orario di lavoro settimanale da 40 a 37,5 ore, mantenendo invariato il salario. La misura, proposta dalla ministra del Lavoro Yolanda Díaz, mira a migliorare la qualità della vita dei lavoratori e a promuovere una maggiore produttività. Tuttavia, la riforma ha suscitato dibattiti e opposizioni, sia all'interno del Parlamento che tra le organizzazioni imprenditoriali.
I dettagli della riforma
La proposta di legge, approvata dal Consiglio dei Ministri il 6 maggio 2025, prevede la modifica dell'articolo 34 dell'Estatuto de los Trabajadores, stabilendo una durata massima della giornata lavorativa ordinaria di 37,5 ore settimanali. La riduzione dell'orario di lavoro sarà attuata senza alcuna diminuzione del salario, garantendo così ai lavoratori lo stesso livello retributivo. La misura interesserà circa 12 milioni di lavoratori in Spagna e sarà accompagnata da un rafforzamento del controllo sull'orario di lavoro e dal diritto alla disconnessione digitale fuori dall'orario lavorativo.
Il percorso legislativo e le sfide politiche
Dopo l'approvazione da parte del governo, il progetto di legge dovrà essere esaminato e approvato dal Parlamento. Tuttavia, il percorso legislativo si preannuncia complesso, a causa delle divisioni politiche e delle opposizioni espresse da alcuni partiti, tra cui il Partito Popolare (PP), Vox e Junts per Catalunya. Questi partiti hanno manifestato preoccupazioni riguardo all'impatto della riforma sulle piccole e medie imprese e sull'economia in generale. Il governo, guidato dal premier Pedro Sánchez, dovrà quindi negoziare con le diverse forze politiche per ottenere il sostegno necessario all'approvazione della legge.
Le reazioni delle parti sociali
I sindacati spagnoli, in particolare Comisiones Obreras (CCOO) e Unión General de Trabajadores (UGT), hanno accolto positivamente la proposta di riduzione dell'orario di lavoro, sottolineando i benefici per la salute e il benessere dei lavoratori. Al contrario, le principali organizzazioni imprenditoriali, come la Confederación Española de Organizaciones Empresariales (CEOE), hanno espresso preoccupazioni riguardo all'aumento dei costi per le aziende e alla possibile perdita di competitività. La CEOE ha inoltre criticato il fatto che la riforma sia stata proposta senza un adeguato dialogo con le parti sociali.
Implicazioni per il mercato del lavoro
La riduzione dell'orario di lavoro settimanale potrebbe avere diverse implicazioni per il mercato del lavoro spagnolo. Da un lato, la misura potrebbe contribuire a migliorare l'equilibrio tra vita professionale e personale, ridurre lo stress e aumentare la produttività dei lavoratori. Dall'altro lato, le aziende potrebbero dover affrontare costi aggiuntivi per l'assunzione di nuovo personale o per l'organizzazione del lavoro in modo più efficiente. Inoltre, la riforma potrebbe influenzare le dinamiche salariali e le condizioni di lavoro, in particolare nei settori con maggiore intensità di lavoro.
Confronto con altri paesi europei
La proposta spagnola di ridurre l'orario di lavoro settimanale si inserisce in un contesto europeo in cui diversi paesi stanno sperimentando o discutendo misure simili. Ad esempio, la Francia ha una settimana lavorativa di 35 ore, mentre in Germania e nei Paesi Bassi si registrano orari medi settimanali inferiori rispetto alla Spagna. La riforma spagnola potrebbe quindi rappresentare un passo verso una maggiore armonizzazione delle condizioni di lavoro in Europa e un modello per altri paesi che intendono migliorare il benessere dei lavoratori.
Prospettive future
Se approvata dal Parlamento, la riduzione dell'orario di lavoro a 37,5 ore settimanali entrerà in vigore entro la fine del 2025. Il governo dovrà quindi monitorare attentamente l'attuazione della riforma e valutare i suoi effetti sull'economia e sul mercato del lavoro. Inoltre, sarà fondamentale garantire un adeguato supporto alle imprese, in particolare alle piccole e medie, per facilitare l'adattamento alle nuove condizioni lavorative.

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