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Sequestro dell'Altoforno 1 dell'ex Ilva di Taranto: un nuovo capitolo nella crisi ambientale e industriale

Il 7 maggio 2025, un incendio ha colpito l'Altoforno 1 dell'ex Ilva di Taranto, generando una densa colonna di fumo nero visibile a chilometri di distanza. L'evento ha suscitato immediata preoccupazione tra i cittadini e ha portato la Procura di Taranto a disporre il sequestro probatorio dell'impianto senza facoltà d'uso.


Secondo quanto riferito da Acciaierie d'Italia, l'incendio è stato causato da un'anomalia improvvisa nel sistema di raffreddamento dell'impianto, in particolare nella tubiera n.11. Non si sono registrati feriti, ma l'episodio ha riacceso il dibattito sulla sicurezza e sull'impatto ambientale degli impianti siderurgici di Taranto.


L'Altoforno 1 era stato riacceso il 15 ottobre 2024, dopo un anno di fermo per manutenzione, durante una cerimonia presieduta dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. La riaccensione dell'impianto aveva suscitato proteste da parte di ambientalisti e cittadini, preoccupati per le implicazioni ambientali e sanitarie della ripresa delle attività a carbone. L'Arcidiocesi di Taranto aveva definito la riattivazione dell'Altoforno 1 un "ritorno al passato", sottolineando la necessità di una transizione verso tecnologie più sostenibili.


Il sequestro dell'Altoforno 1 si inserisce in un contesto più ampio di tensioni tra esigenze produttive e tutela dell'ambiente e della salute pubblica. Già nel 2012, il gip di Taranto aveva disposto il sequestro preventivo degli impianti dell'area a caldo dell'Ilva, a seguito di indagini per disastro ambientale. Nel 2024, il gip di Potenza ha emesso un nuovo decreto di sequestro degli impianti dell'area a caldo dell'ex Ilva, evidenziando l'utilizzo criminale dello stabilimento a fini di profitto in spregio agli accordi presi per ridurre l'impatto mortale delle lavorazioni.


La situazione attuale dell'ex Ilva di Taranto rimane critica, con impianti sotto sequestro e un futuro incerto per i lavoratori e la comunità locale. Le recenti manifestazioni e le prese di posizione di istituzioni religiose e civili evidenziano la crescente insoddisfazione per la gestione della crisi ambientale e industriale. La necessità di un piano di riconversione sostenibile e di interventi concreti per la tutela della salute e dell'ambiente appare sempre più urgente.

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