Schlein difende Ricci: “È e resta il nostro candidato”, il Pd compatto nonostante l’avviso di garanzia
- piscitellidaniel
- 25 lug
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Elly Schlein rompe il silenzio e fa quadrato attorno a Matteo Ricci, sindaco di Pesaro e candidato del centrosinistra alle prossime elezioni regionali nelle Marche. Dopo giorni di silenzio seguiti all’avviso di garanzia ricevuto da Ricci nell’ambito di un’indagine per presunti affidamenti irregolari, la segretaria del Partito Democratico ha scelto la linea della fermezza, confermando la fiducia nel proprio candidato. “È e resta il nostro candidato”, ha dichiarato Schlein, sottolineando che il Pd è totalmente al suo fianco. Un’affermazione netta, pronunciata dopo il ritorno da una breve pausa, che ha posto fine alle speculazioni sul possibile ritiro di Ricci e sulla tenuta dell’alleanza con il Movimento 5 Stelle.
Il caso Ricci ha provocato un piccolo terremoto all’interno della coalizione del campo largo. L’avviso di garanzia ha aperto un fronte delicato nei rapporti con i Cinque Stelle, che hanno subito chiesto un chiarimento e una valutazione politica della situazione. Giuseppe Conte ha evitato dichiarazioni polemiche, ma dai vertici del Movimento è arrivata la richiesta implicita di una riflessione sulla candidatura. Tuttavia, il Pd ha risposto compatto, con numerosi dirigenti che si sono schierati al fianco di Ricci e hanno ribadito il principio della presunzione di innocenza.
Schlein, in particolare, ha scelto di esporsi in prima persona in un momento critico. La sua dichiarazione arriva dopo un confronto interno al partito e con lo stesso Ricci, che ha ribadito la propria estraneità ai fatti contestati e ha annunciato piena collaborazione con la magistratura. Ricci ha definito l’indagine “un atto dovuto” e ha sottolineato come il proprio operato sia sempre stato trasparente. Ha anche ricordato che nella sua carriera da amministratore non ci sono mai state ombre giudiziarie, e ha chiesto che la politica non si pieghi alla giustizia mediatica.
La vicenda assume un peso politico rilevante, non solo per la posta in gioco nelle Marche, ma anche per la strategia nazionale del centrosinistra. Ricci è considerato uno dei profili più solidi e radicati del Pd a livello territoriale. Il suo nome era stato scelto dopo un lungo confronto tra le forze di opposizione, e la sua candidatura aveva ricevuto l’avallo anche da esponenti civici e da altre formazioni del centro progressista. Un suo passo indietro, a questo punto della campagna, avrebbe rischiato di far saltare il fragile equilibrio costruito per contrastare la ricandidatura di Francesco Acquaroli, presidente uscente e figura di spicco di Fratelli d’Italia.
Il sostegno a Ricci non arriva solo dalla segretaria Schlein. Nelle ultime ore si sono pronunciati diversi dirigenti di peso, da Andrea Orlando a Dario Franceschini, passando per i presidenti di Regione Stefano Bonaccini ed Eugenio Giani. Tutti hanno sottolineato l’esigenza di non cedere alla pressione giudiziaria e mediatica, soprattutto in assenza di un rinvio a giudizio. Il garantismo, in questo senso, si è confermato come una linea condivisa nel gruppo dirigente del Pd, pur in un contesto di attenzione e vigilanza.
La scelta di mantenere la candidatura di Ricci rappresenta un banco di prova anche per la leadership di Elly Schlein, che si trova a gestire un partito ancora attraversato da correnti interne e tensioni tra l’anima più riformista e quella più movimentista. In questo frangente, la segretaria ha scelto la coerenza e la continuità, evitando di sacrificare Ricci per logiche di convenienza o calcolo politico. Una decisione che potrebbe rafforzare la sua posizione all’interno del partito, soprattutto tra gli amministratori locali e i dirigenti più vicini ai territori.
Restano tuttavia da verificare gli effetti della vicenda sui rapporti con gli alleati. Il Movimento 5 Stelle, che ha fatto della legalità uno dei pilastri della propria identità, potrebbe insistere per rivedere gli accordi nelle Marche. Al momento non è escluso che si apra un tavolo di confronto per valutare eventuali modifiche al programma o per introdurre un codice etico comune. Tuttavia, è evidente che la conferma della candidatura di Ricci rende più complicata una rottura, a meno di uno strappo formale che nessuna delle due parti, per ora, sembra voler compiere.
La vicenda Ricci si inserisce in un clima politico già teso, in vista delle elezioni regionali d’autunno che vedranno il voto non solo nelle Marche ma anche in Campania, Toscana e Veneto. Per il centrosinistra si tratta di una tornata elettorale decisiva, soprattutto dopo la sconfitta alle europee. La linea della fermezza adottata da Schlein potrebbe rappresentare un segnale di stabilità per l’elettorato di centrosinistra, ma potrebbe anche alimentare ulteriori polemiche se non verrà accompagnata da una strategia comunicativa efficace.
Il fronte interno al Pd, per ora, sembra reggere. Matteo Ricci ha ribadito che continuerà la campagna con ancora più determinazione, convinto di poter chiarire ogni addebito nel più breve tempo possibile. La segreteria nazionale ha fatto sapere che non ci saranno cambi di rotta, e che nei prossimi giorni partirà una nuova fase della mobilitazione sul territorio. La sfida resta aperta, ma la rotta è stata tracciata.

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