Intelligenza artificiale, il supervisore diventa presidio di governance aziendale
- piscitellidaniel
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L’adozione dell’AI negli studi professionali e nelle imprese richiede una nuova funzione di controllo, capace di coniugare efficienza, protezione dei dati e responsabilità organizzativa.
La figura del supervisore dell’intelligenza artificiale nasce dall’esigenza di governare l’uso di strumenti automatizzati in attività che incidono su dati, decisioni, processi interni e servizi alle imprese. La notizia segnala che l’AI è ormai stabilmente entrata negli studi professionali e che il 65,8% dei professionisti già la utilizza, mentre aumentano gli investimenti in automazione e riorganizzazione dei servizi.
Il tema non è solo tecnologico. Il Regolamento UE 2024/1689, noto come AI Act, introduce una cornice di responsabilità regolatoria che impone a fornitori e utilizzatori professionali di sistemi di IA un livello adeguato di alfabetizzazione e consapevolezza. L’articolo 4 richiede misure idonee a garantire competenze sufficienti a chi opera con sistemi di intelligenza artificiale per conto dell’organizzazione.
Nel contesto aziendale, il supervisore dell’AI può diventare il punto di raccordo tra consulenza del lavoro, compliance, privacy e organizzazione interna. La sua funzione non dovrebbe limitarsi alla scelta dello strumento, ma estendersi alla verifica dei dati immessi, alla conservazione delle evidenze, alla tracciabilità delle decisioni assistite da algoritmi e alla distinzione tra supporto automatico e valutazione umana. Il rischio principale è l’uso inconsapevole di sistemi generativi in processi che trattano dati personali, informazioni retributive, profili professionali o elementi idonei a incidere sui diritti dei lavoratori.
La governance dell’AI richiede procedure interne, istruzioni operative e controlli periodici. Senza tali presidi, l’impresa può trovarsi esposta a contestazioni sulla qualità del dato, sulla trasparenza del processo decisionale e sulla violazione dei principi di minimizzazione e correttezza nel trattamento. Il valore della nuova figura sta quindi nella capacità di trasformare l’innovazione in un sistema ordinato di controllo umano, responsabilità e prova documentale.





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