Produzione industriale in Italia: lieve rimbalzo a marzo (+0,1%) ma i segnali restano contrastanti
- piscitellidaniel
- 9 mag
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Nel mese di marzo 2025 la produzione industriale italiana ha registrato un modesto incremento congiunturale dello 0,1%, in lieve ripresa rispetto alla contrazione dello 0,9% osservata nel mese precedente. Su base annua, al netto degli effetti di calendario, la produzione è aumentata dell’1,8%. I dati, diffusi dall’Istat, confermano la fase di incertezza che attraversa il settore manifatturiero nazionale, sospeso tra una ripresa a singhiozzo e la pressione costante di fattori esterni che influenzano negativamente l’output.
Il dato mensile è stato accolto con cauto ottimismo dagli operatori del settore, che tuttavia continuano a segnalare un contesto caratterizzato da forte volatilità della domanda e persistenti strozzature nelle filiere produttive. L’andamento di marzo è infatti il risultato di una dinamica eterogenea tra i diversi comparti produttivi: in crescita l’energia (+3,2%) e i beni di consumo durevoli (+1,5%), mentre risultano in calo i beni strumentali (-0,4%), mentre i beni intermedi risultano stazionari.
Sul piano tendenziale, ovvero rispetto a marzo 2024, i comparti che hanno trainato la crescita sono stati quello della produzione di energia elettrica, gas e vapore (+7,5%) e quello alimentare (+3,1%). In flessione, invece, la produzione di articoli in metallo, macchinari e attrezzature, nonché quella dei mezzi di trasporto. Quest’ultimo dato è particolarmente significativo perché riflette le difficoltà strutturali di un comparto che negli ultimi mesi ha risentito in modo particolare dell’andamento incerto della domanda estera e dell’evoluzione normativa nel settore automobilistico.
L’indice di fiducia delle imprese manifatturiere, aggiornato ad aprile, ha segnato un’ulteriore flessione attestandosi a quota 91,5, in calo rispetto ai 93,2 punti del mese precedente. Il livello si conferma tra i più bassi degli ultimi 24 mesi, segnalando un clima generale di attesa e preoccupazione per le prospettive di breve e medio periodo. A incidere negativamente sono soprattutto le incertezze sul piano geopolitico e la dinamica dei costi, in particolare energetici e logistici.
L’economia italiana, come le principali economie dell’eurozona, sta risentendo delle politiche monetarie restrittive adottate dalla Banca Centrale Europea, che hanno rallentato il credito alle imprese e raffreddato gli investimenti. Al tempo stesso, la debolezza della domanda interna e la frenata di alcuni mercati chiave – come la Germania e la Cina – continuano a limitare le possibilità di espansione per molte imprese esportatrici.
I segnali di stabilizzazione provenienti dal lato dei prezzi delle materie prime non sono ancora sufficienti a generare un miglioramento strutturale dell’attività produttiva. Le imprese lamentano ancora difficoltà di approvvigionamento, in particolare nei comparti legati all’elettronica e ai semiconduttori, mentre i costi della logistica restano elevati, soprattutto per le esportazioni via mare.
A livello territoriale, l’andamento della produzione industriale riflette le differenze strutturali del tessuto produttivo italiano. Le regioni del Nord mostrano una tenuta migliore, grazie alla maggiore diversificazione settoriale e all’integrazione nei mercati internazionali, mentre le regioni del Sud continuano a registrare una crescita debole o nulla, anche a causa della minore presenza di imprese orientate all’export e di un più ridotto accesso agli strumenti di innovazione tecnologica.
Le associazioni di categoria, tra cui Confindustria e CNA, sottolineano l’urgenza di politiche industriali attive che possano sostenere il rilancio del settore manifatturiero. Tra le misure indicate vi sono incentivi agli investimenti in tecnologie avanzate, l’ampliamento del piano Transizione 5.0, il potenziamento delle infrastrutture digitali e fisiche e il rafforzamento della formazione tecnica e professionale.
Nel frattempo, le aspettative delle imprese restano prudenti. I dati relativi agli ordini indicano un rallentamento anche nel mese di aprile, con una contrazione soprattutto sul fronte estero. I margini delle aziende rimangono sotto pressione, sia per l’aumento dei costi fissi che per la difficoltà di trasferire completamente gli aumenti sui prezzi finali.
La dinamica registrata a marzo suggerisce una stabilizzazione parziale dell’attività produttiva, ma non ancora una vera ripresa. Per molti settori, in particolare quelli a maggiore intensità di capitale, le condizioni economiche generali non sono ancora tali da giustificare un’accelerazione degli investimenti. La priorità, per le imprese, resta la gestione dell’ordinario, in attesa di una fase più favorevole per il rilancio strategico delle produzioni.

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