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Moody’s declassa il rating di Stellantis a Baa2: riflettori su margini in calo, concorrenza cinese e pressioni sulla transizione elettrica

Moody’s ha annunciato l’8 maggio 2025 il declassamento del rating di credito a lungo termine di Stellantis da Baa1 a Baa2, mantenendo tuttavia l’outlook stabile. La decisione dell’agenzia di rating statunitense arriva in un momento cruciale per il quarto costruttore automobilistico mondiale, impegnato nella doppia sfida dell’elettrificazione della gamma e nella difesa della propria quota di mercato in un contesto competitivo sempre più agguerrito, segnato dall’avanzata delle case automobilistiche cinesi e dalle dinamiche post-pandemiche dell’economia globale.


La revisione al ribasso del giudizio riflette una serie di criticità segnalate da Moody’s, in primo luogo l’erosione dei margini industriali, il calo della redditività operativa e la riduzione della generazione di cassa, emersa con evidenza nei risultati finanziari relativi al secondo semestre del 2024. Secondo il report, Stellantis ha mostrato segnali di debolezza soprattutto in Nord America, mercato chiave per la redditività del gruppo, dove le vendite sono calate in doppia cifra, complice un rallentamento della domanda e una concorrenza più aggressiva. A questo si aggiunge una dinamica dei prezzi meno favorevole e l’aumento dei costi legati all’implementazione della mobilità elettrica, che continuano a pesare sul margine operativo lordo.


Il giudizio di Moody’s si basa su un’analisi approfondita dei fondamentali finanziari del gruppo, che evidenziano una capacità ancora solida di assolvere agli impegni finanziari nel breve termine, ma una minore flessibilità prospettica rispetto agli standard delle altre aziende con rating Baa1. La posizione di liquidità di Stellantis resta elevata, con circa 45 miliardi di euro disponibili in cassa, ma gli analisti dell’agenzia evidenziano un deterioramento nella qualità della generazione del free cash flow, che nel 2024 si è attestato su livelli significativamente inferiori alle previsioni di inizio anno. Il management ha attribuito la frenata a una combinazione di fattori, tra cui lo slittamento di alcuni lanci di veicoli elettrici, l’inasprimento delle condizioni finanziarie e l’instabilità geopolitica.


A pesare sul giudizio è anche l’incertezza legata all’andamento della transizione elettrica. Stellantis ha annunciato un piano da oltre 50 miliardi di euro per lo sviluppo di modelli a zero emissioni e la costruzione di gigafactory in Europa e Nord America, ma il ritmo di conversione della domanda non appare omogeneo nei vari mercati. In Europa la contrazione degli incentivi pubblici ha rallentato le vendite di EV, mentre negli Stati Uniti la concorrenza dei modelli a basso costo prodotti in Cina inizia a mordere anche nel segmento dei SUV compatti, dove Stellantis è storicamente forte con marchi come Jeep e Dodge.


Nel dettaglio, le consegne globali del gruppo sono diminuite del 9% nel 2024, con una discesa marcata nel secondo semestre. I marchi premium come Maserati hanno subito l’impatto della frenata asiatica, mentre i brand generalisti, da Fiat a Peugeot, scontano una difficoltà a posizionarsi competitivamente nel mercato elettrico rispetto a rivali come BYD, Tesla e Geely. Inoltre, le trattative sindacali in Europa e negli Stati Uniti hanno aumentato le pressioni salariali, contribuendo a comprimere ulteriormente i margini.


La reazione dei mercati è stata contenuta: il titolo Stellantis ha chiuso in lieve calo alla Borsa di Milano, dopo aver toccato minimi nella seduta precedente sulla scia dei dati trimestrali. Gli analisti si dividono: alcuni sottolineano che il downgrade riflette rischi già noti e ampiamente prezzati, altri evidenziano che l’azione di Moody’s potrebbe anticipare una revisione anche da parte di S&P e Fitch, rendendo più costoso il rifinanziamento del debito nei prossimi mesi, in particolare per le emissioni legate ai piani industriali europei.


Il gruppo ha fatto sapere in una nota ufficiale di “non condividere la valutazione di Moody’s”, ribadendo l’impegno nel percorso di trasformazione sostenibile e la fiducia nella strategia Dare Forward 2030. L’amministratore delegato Carlos Tavares ha sottolineato che il gruppo “ha superato momenti ben più complessi” e ha confermato l’obiettivo di mantenere una solida disciplina finanziaria, sostenere il dividendo e continuare a investire nella rete produttiva e nei nuovi modelli.


Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso è tornato a sollecitare un confronto diretto con Stellantis, chiedendo al gruppo di formalizzare impegni vincolanti sugli investimenti nei siti italiani e sulle produzioni future. In particolare, il governo ha chiesto rassicurazioni sulla linea produttiva di Mirafiori e sul destino dello stabilimento di Melfi, snodi centrali per l’occupazione e la tenuta del settore automotive nazionale.


Il taglio del rating da parte di Moody’s accende i riflettori sulle sfide strutturali che Stellantis dovrà affrontare nei prossimi anni, in un mercato globale segnato da transizioni tecnologiche complesse, ridefinizione degli equilibri geopolitici e una crescente esigenza di adattamento strategico ai nuovi paradigmi dell’industria automobilistica.

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