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Green bond, il premio regge ma il mercato guarda sempre di più alla qualità ambientale

Il mercato dei green bond continua a offrire un vantaggio di prezzo agli emittenti, ma il premio non dipende più soltanto dall’etichetta ecologica apposta sul titolo. A orientare il costo del debito è sempre di più la qualità effettiva del profilo ambientale dell’emittente, cioè la sua capacità di dimostrare, con dati e indicatori verificabili, che le risorse raccolte finanzieranno iniziative coerenti con la transizione sostenibile.

Questo è il punto centrale che emerge dallo studio della Banca d’Italia dedicato alla valutazione delle obbligazioni verdi, pubblicato a marzo 2026. L’analisi considera un ampio campione di emissioni collocate sui mercati internazionali tra il 2014 e il 2023 e conferma l’esistenza del cosiddetto greenium, vale a dire il differenziale di rendimento che consente ai titoli verdi di essere collocati a tassi inferiori rispetto alle obbligazioni convenzionali con caratteristiche comparabili.

La ricerca mostra che la sola certificazione “verde” genera, in media, un vantaggio di circa 16 punti base. Si tratta di un effetto rilevante, perché segnala che il mercato continua a riconoscere un valore autonomo alla destinazione ambientale dei proventi. Tuttavia il premio cresce quando l’emittente presenta un E-score disponibile e soprattutto elevato. In questi casi il beneficio può salire sensibilmente, perché gli investitori non si limitano a comprare un titolo etichettato come sostenibile, ma valutano la credibilità complessiva della strategia ambientale della società.

Il dato più interessante riguarda proprio questa distinzione tra label effect e performance ambientale. Il primo continua a funzionare come leva di accesso al mercato, anche per soggetti che non si collocano ai vertici delle classifiche ESG. La seconda, invece, seleziona gli emittenti migliori e consente loro di ottenere condizioni ancora più favorevoli. In altre parole, il mercato premia sia il progetto finanziato sia il profilo di chi lo propone, ma in misura diversa.

Negli ultimi anni il premio Esg si è comunque ridotto rispetto alla fase di massima espansione delle emissioni sostenibili. Pesano la maggiore diffusione di questi strumenti, la compressione degli spread e una progressiva normalizzazione dell’offerta. Ciò non significa che il vantaggio sia scomparso. Al contrario, nelle fasi di maggiore stress climatico o di più intensa attenzione al rischio ambientale, il meccanismo tende a rafforzarsi e il greenium può tornare ad ampliarsi in misura significativa.

Per imprese e investitori il messaggio è netto. La finanza sostenibile non si regge più soltanto sulla narrazione della sostenibilità, ma sulla trasparenza, sulla qualità delle informazioni ambientali e sulla coerenza tra raccolta di capitale e uso dei fondi. Il “bollino verde” continua ad avere un valore, ma oggi rende davvero di più quando è sostenuto da una reputazione ambientale solida e misurabile. Ed è qui che il mercato misurerà il valore verde.

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